Infanzia, l’allarme di CESVI: cresce la povertà relazionale
Settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia. Nord e Sud sempre più distanti nei servizi di sostegno alle famiglie. Emilia-Romagna in testa, Campania, Sicilia e Puglia tra le regioni più fragili.
Non è soltanto la povertà economica a minacciare il benessere dei bambini italiani. A preoccupare sempre di più è anche la cosiddetta “povertà relazionale”, ovvero la mancanza di legami significativi, adulti di riferimento e spazi sicuri in cui crescere. È questo il quadro emerso dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, presentato a Roma dalla Fondazione CESVI.
Secondo il rapporto, l’instabilità economica, l’inflazione e la disoccupazione stanno aumentando la vulnerabilità delle famiglie, con effetti diretti sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minori. In questo contesto, l’assenza di reti sociali e comunitarie solide espone bambini e ragazzi a maggiori rischi di isolamento, disagio e maltrattamento.
L’Italia a due velocità
L’analisi evidenzia una netta frattura territoriale tra Nord e Sud del Paese. Nelle regioni settentrionali, dove il sistema dei servizi è più sviluppato e il tessuto sociale risulta più coeso, si registrano condizioni generalmente migliori. Al contrario, nelle aree caratterizzate da fragilità economiche e minore disponibilità di servizi di supporto persistono livelli di rischio più elevati.
Particolarmente significativo il dato relativo ai servizi di sostegno alla genitorialità. In Italia raggiungono complessivamente oltre 144 mila utenti, ma la loro diffusione è fortemente disomogenea: nel Nord si contano 741 utenti ogni 100 mila abitanti target, mentre nel Mezzogiorno il dato scende a 271. Una differenza che fotografa le difficoltà delle famiglie meridionali nell’accedere a strumenti di prevenzione e accompagnamento.
“Generazione sola”: il peso delle relazioni
Il focus dell’edizione 2026, intitolato “Generazione sola”, approfondisce il legame tra povertà relazionale e maltrattamento infantile. Attraverso incontri con bambini tra i 9 e i 12 anni, CESVI ha rilevato come il benessere dei minori dipenda in larga misura dalla qualità delle relazioni familiari, scolastiche e sociali.
Conflitti tra i genitori, difficoltà economiche, assenza di tempo da dedicare ai figli e fragilità nei rapporti con i coetanei possono generare insicurezza, tristezza e senso di abbandono. Anche fenomeni come bullismo, body shaming, razzismo e omofobia incidono profondamente sulla crescita dei ragazzi, soprattutto quando mancano adulti capaci di intercettare il disagio e intervenire tempestivamente.
La classifica delle regioni
Nella graduatoria elaborata da CESVI, l’Emilia-Romagna si conferma la regione con la migliore capacità complessiva di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia. Seguono Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Sul versante opposto si collocano Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, che continuano a presentare le maggiori criticità sia in termini di fattori di rischio sia di dotazione dei servizi.
L’indagine, basata su 65 indicatori statistici, misura sei dimensioni fondamentali del benessere: cura di sé e degli altri, salute, sicurezza, istruzione, lavoro e accesso a risorse e servizi. I risultati mostrano come le regioni più deboli soffrano di problemi strutturali persistenti che richiedono interventi mirati e investimenti di lungo periodo.
Investire nella prevenzione
Per CESVI il contrasto al maltrattamento infantile non può essere affrontato con una logica emergenziale. Occorre invece rafforzare le cosiddette “antenne sociali” – pediatri, insegnanti, operatori sociali e sanitari – capaci di individuare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno.
La tutela dell’infanzia, sottolinea il rapporto, passa dalla qualità delle relazioni e dalla capacità delle comunità di costruire ambienti inclusivi e protettivi. Perché ogni bambino possa crescere in sicurezza non bastano risorse economiche: servono legami, ascolto e una rete di adulti pronta a non lasciarlo mai solo.
