Intelligenza artificiale, Unicef: i bambini di oggi, nativi dell’AI
In occasione del Safer Internet Day l’Unicef punta l’attenzione sull’intelligenza artificiale e sul suo rapporto con i minori di oggi, nativi dell’AI. Ci sono rischi, divari di competenze e necessità di saper riconoscere e usare la tecnologia senza farsi travolgere
Intelligenza artificiale, Unicef: bambini nativi dell’AI, rischi e opportunità (Foto Ron Lach per Pexels)
Siamo di fronte a un cambiamento epocale: bambine, bambini di oggi sono i primi veri “nativi dell’intelligenza artificiale”. Per loro, l’intelligenza artificiale non è una novità futuristica, ma una presenza silenziosa e costante che modella il modo in cui studiano, giocano, ricevono informazioni e comunicano. L’AI è esperienza quotidiana e fa parte dell’ambiente circostante. Da questo assunto parte l’Unicef che, in occasione del Safer Internet Day di oggi, accende i riflettori sull’intelligenza artificiale, sul rapporto della tecnologia con i minori, sull’educazione digitale necessaria per navigare in modo sicuro fra gli strumenti digitali e insieme all’intelligenza artificiale.
Intelligenza artificiale e minori, qualche dato e molti gap
L’Unicef ricorda che, fra gli studenti di 10 anni, più di uno su cinque (in 26 paesi su 32) non è in grado di distinguere se un sito web sia affidabile o meno. Dedica la giornata al tema “Smart tech, safe choises: exploring the safe and responsible use of AI” (Tecnologia intelligente, scelte sicure: esplorare l’uso sicuro e responsabile dell’IA) perché “la tecnologia, se usata con attenzione e ponderazione, può essere di supporto ai bambini”.
In Italia, fra i bambini e gli adolescenti fra i 9 e i 16 anni una percentuale che si aggira intorno al 10% evidenzia forti lacune digitali. Secondo l’Unicef “il 9,5% non possiede competenze nel cambiare le impostazioni della privacy; il 9,2% non possiede competenze nello scegliere le migliori parole chiave per ricerche; l’11,9% non possiede competenze nel rimuovere persone dalla lista dei contatti; il 18,9% non possiede competenze nel creare contenuti (musica o video)”. Certamente la forbice di età è ampia: molta educazione, esperienza e scuola passano dai 9 ai 16 anni. Però i dati illuminano un contesto in cui ci sono differenze e divari di esperienze e competenze fra i minori.
L’Unicef cita poi un sondaggio internazionale su un campione di oltre 61 mila partecipanti: “il 18% ritiene di avere familiarità con i sistemi di IA, il 22% in maniera moderata, il 25% parzialmente e il 35% quasi per nulla”. Su oltre 57 mila partecipanti, il 45% sente di avere le skill necessarie per lavorare con l’IA, il 20% ritiene di non averle e il 35% non si sente sicuro nell’usarle.
Gli abusi: i deepfake sessuali
L’intelligenza artificiale è poi al centro di truffe e pericoli concreti. Fra i più allarmanti il rapido aumento del volume di deepfake sessuali, immagini sessualizzate generate dall’intelligenza artificiale, che coinvolgono minori e bambini. Sono a tutti gli effetti un abuso sessuale su minorenni. Si tratta di una minaccia crescente: in uno studio condotto da UNICEF, ECPAT e INTERPOL in 11 paesi, almeno 1,2 milioni di bambini hanno rivelato che le loro immagini sono state manipolate in deepfake sessualmente espliciti nell’ultimo anno. In alcuni paesi è l’equivalente di un bambino su 25.
Competenze digitali fondamentali
“In un mondo in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente nella vita quotidiana di bambini e adolescenti, è fondamentale accompagnarli nello sviluppo di competenze digitali, spirito critico e consapevolezza – ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’Unicef Italia – I dati ci dicono che troppi bambini faticano ancora a riconoscere fonti affidabili e a orientarsi online in modo sicuro. Per questo è necessario un impegno condiviso tra famiglie, scuole, istituzioni e aziende per costruire ambienti digitali che tutelino i diritti dei bambini e ne promuovano il benessere, oggi e in futuro, garantendo il loro ascolto e loro partecipazione”.

Consigli pratici per genitori e caregivers
L’Unicef Italia ha diffuso poi i 9 consigli pratici per genitori e caregivers nell’era dell’Intelligenza Artificiale .
È un insieme di indicazioni e spunti per confrontarsi con gli strumenti di intelligenza artificiale senza demonizzarli, ma riconoscendo opportunità e rischi. Si parte dalla considerazione che pur non usandola direttamente, bambine e bambini entrano spesso in contatto con l’intelligenza artificiale a casa o ne sentono parlare a scuola e nei media. Meglio dunque approfittare della curiosità per parlare in modo semplice di cos’è l’AI e di come funziona. Tenere a mente i rischi e dunque facilitarne un uso mirato. È fondamentale prendere esempi dalla vita quotidiana, da esempi concreti come gli smart speaker o i dispositivi di domotica, provando insieme chatbot o assistenti vocali per comprendere cosa fa l’AI e quali sono i suoi limiti.
Imparare insieme significa anche riconoscere i segnali di allerta.
“L’intelligenza artificiale – spiega l’Unicef – potrebbe diventare una confidente su emozioni e stati d’animo, raccogliendo richieste di supporto emotivo e sostituendosi alla relazione con le persone di fiducia. Se vi ritrovate in questo scenario, approcciate la questione in modo diretto ma gentile, provando insieme a definire regole, limiti e momenti di verifica per mantenere nel tempo un uso sano delle applicazioni preferite da vostra figlia e vostro figlio”.
Gli adolescenti spesso fanno ricorso all’AI come strumento di aiuto e conforto. Secondo Save the Children, oltre quattro adolescenti su dieci affermano di aver chiesto aiuto a strumenti di intelligenza artificiale in momenti in cui si sentivano soli, ansiosi o tristi. E il 42,8% lo ha fatto per chiedere consigli su scelte importanti che coinvolgono scuola, lavoro, sentimenti.
