Adolescenti, il 41,8% ha chiesto conforto all’intelligenza artificiale (Foto di Mircea Iancu da Pixabay)

Adolescenti fra iperconnessione, isolamento e disuguaglianze sociali. Vivono in una dimensione “onlife”, in cui non ci sono barriere fra mondo fisico e virtuale. E si rivolgono all’Intelligenza artificiale che dà loro un conforto emotivo. Il 41,8% degli adolescenti ha infatti usato strumenti di intelligenza artificiale per cercare aiuto quando si sentiva solo, triste o ansioso. Una percentuale simile, oltre il 42%, chiede all’IA consigli su scelte importanti da fare (relazioni, sentimenti, scuola, lavoro).

La fotografia di ragazzi e ragazze fra i 15 e i 19 anni in Italia restituisce l’immagine di “adolescenti onlife, da una parte consapevoli delle difficoltà della fase che attraversano e alla ricerca di nuove strade e spazi di condivisione, dall’altra a rischio di isolamento”.

A scattarla è Save the Children nell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Senza filtri”, che analizza anche il rapporto fra gli adolescenti e l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale nella vita degli adolescenti

Questa è ormai parte integrante della quotidianità degli adolescenti: il 92,5% la utilizza, contro il 46,7% degli adulti, e quasi un ragazzo su tre la consulta quasi ogni giorno. I chatbot come Chat GPT, Claude e Dixit sono gli strumenti più diffusi, seguiti da traduttori automatici e assistenti vocali.

Gli adolescenti fanno ricorso all’IA soprattutto per studio, scrittura e ricerca di informazioni. Ma anche per supporto emotivo: apprezzano che sia sempre disponibile e non giudichi, tanto che una parte significativa preferisce confrontarsi con uno strumento digitale piuttosto che con una persona reale.

“Questi dati – spiega Save the Children – mostrano come l’IA stia assumendo un ruolo crescente anche nel supporto emotivo, sottolineando l’urgenza di garantire benessere psicologico, spazi di socialità e un dialogo intergenerazionale per guidare percorsi educativi e politiche dedicate agli adolescenti”.

Come stanno gli adolescenti?

Ma come stanno gli adolescenti? L’indagine evidenzia che meno della metà dei giovani intervistati, solo il 49,6%, dichiara di avere un buon livello di benessere psicologico. Molto forte è il divario di genere: solo il 34% delle ragazze mostra un buon equilibrio psicologico, contro il 66% dei ragazzi (è la più ampia differenza di genere trovata nei paesi europei).

Quasi uno su dieci si è isolato volontariamente per problemi psicologici, e il 12% ha fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione nell’ultimo anno, con una percentuale più alta fra le ragazze (16,3%).

La vita onlife degli adolescenti

Smartphone al fianco, stare senza rende nervosi il 27% dei giovanissimi. Quasi quattro su dieci guardano il cellulare anche in presenza di amici e parenti, più di uno su 8 è iperconnesso, ovvero manifesta un profilo problematico nell’uso di internet: trascorre troppo tempo online, riceve richiami dai genitori per l’uso eccessivo di internet, prova sentimenti negativi quando non è in grado di connettersi, ha sacrificato ore di sonno o trascurato i compiti e gli amici per rimanere online.

Un impressionante 47,1% è stato/a vittima di cyberbullismo, un dato in aumento dal 2018, quando le vittime erano il 31,1%.

Le relazioni degli adolescenti oggi si sviluppano in un contesto sempre più digitale, tra amicizie solide e rischi legati alla rete. Nonostante l’uso massiccio di strumenti online, la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze resta soddisfatta dei propri legami: più di 8 su 10 esprimono apprezzamento per il rapporto con gli amici, e oltre il 77% per quello con i genitori. Ma ci sono diverse vulnerabilità nella vita onlife:

  • Il 13% degli adolescenti mostra un uso problematico di internet (iperconnessione).
  • Il 38% pratica il “phubbing”, controllando spesso il cellulare anche in presenza di amici o familiari. “Phubbing” è la fusione delle parole inglesi “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare): è quando si trascura l’interlocutore fisico, quello che si ha davanti, per consultare spesso, in modo più o meno compulsivo, il cellulare o un altro dispositivo interattivo.
  • Il 27% si sente nervoso quando non ha il telefono a portata di mano.
  • Il 47,1% dei 15-19enni è stato/a vittima di cyberbullismo, con un aumento di 16 punti percentuali rispetto al 2018; quasi il 20% dei 14-19enni ha subito episodi offensivi più volte in un mese.
  • Tra gli studenti stranieri, la quota di vittime ripetute di atti intimidatori è più alta (26,8%) rispetto ai coetanei italiani (20,4%).
  • Relazioni intime e sessualità passano online: il 30% ha praticato ghosting; il 37% dei 15-19enni visita siti porno per adulti (54,5% ragazzi, 19,1% ragazze); l’8,2% usa app di incontri.

La vita off-line

E la vita fuori dalla rete, off line? Con segni di privazione culturale e sociale importanti. Un adolescente su due non ha mai visitato mostre o musei nel 2024 (oltre il 60% nel Mezzogiorno); il 21,2% non è mai andato al cinema; il 46,2% non legge libri al di là di quelli scolastici.

Il 18,1% non fa nessuna attività fisica, percentuale che sale al 29,2% nel Mezzogiorno.

Meno della metà (47,6%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni ha fatto una gita o una vacanza di almeno una notte, in Italia o all’estero, rispetto all’81% dei giovani spagnoli e il 90% degli olandesi.

«L’Atlante fotografa le tante, diverse, adolescenze vissute in Italia da una generazione che è stata duramente segnata dall’emergenza Covid, in termini di uso problematico di internet e di rischi di isolamento, ma che oggi cerca con forza nuovi spazi di protagonismo – ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice del Polo Ricerche di Save the Children – Le disuguaglianze economiche, educative e sociali si fanno più pesanti proprio in questa fase cruciale della crescita, rischiando di compromettere il futuro. È necessario colmare questi divari e garantire a tutti gli adolescenti l’opportunità di studiare, viaggiare, fare sport, sperimentarsi, come loro stessi ci chiedono a gran voce».

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