Formica di fuoco, la Commissione invita l’Italia a gestire le specie invasive (Foto Pixabay)

La formica di fuoco mette l’Italia a rischio infrazione europea per il rilevamento in Sicilia, non notificato in modo tempestivo all’Europa. Oggi infatti la Commissione europea ha deciso di inviare all’Italia un parere motivato per “la mancata adozione di misure volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione della formica di fuoco (Solenopsis invicta), come previsto dal regolamento sulle specie esotiche invasive” (IAS, regolamento (UE) n. 1143/2014).

Le specie esotiche invasive, spiega Bruxelles, sono una delle principali cause di perdita di biodiversità in Europa e nel mondo. Il regolamento sulle specie esotiche invasive mira a prevenire, ridurre e mitigare gli effetti negativi delle specie esotiche invasive sulla biodiversità e sugli ecosistemi, nonché sulla salute umana e sulla sicurezza, puntando nel contempo a limitare i conseguenti danni sociali ed economici in Europa.

La formica di fuoco in Sicilia

La Commissione europea spiega che, in contrasto col regolamento, dopo l’accertamento della presenza della formica di fuoco in Sicilia, l’Italia “non ha notificato senza indugio alla Commissione e agli altri Stati membri il suo rilevamento precoce. Inoltre le autorità italiane non hanno nemmeno comunicato alla Commissione le misure di eradicazione adottate entro 3 mesi dalla notifica di rilevamento precoce”.

Dopo una lettera di costituzione in mora che era stata inviata nel novembre dello scorso anno, Bruxelles contesta all’Italia di non aver adottato nessuna misura di eradicazione per molto tempo dopo il ritrovamento della formica di fuoco e di non aver adottato tutte le necessarie misure per prevenire la diffusione accidentale della specie.

“Inoltre, l’Italia non ha attuato in modo efficace il sistema di sorveglianza delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale e non ha dato seguito a vari rilievi espressi nella lettera di costituzione in mora”, spiega ancora la Commissione. Dopo il parere motivato, l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere e adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

La scoperta della formica di fuoco

La cronaca è di un paio di anni fa, quando si è scoperto ufficialmente che era sbarcata anche in Italia una formica rossa di origine sudamericana, la Solenopsis invicta, nota appunto come “formica di fuoco” per le punture dolorose che può infliggere e che possono causare anche gravi reazioni allergiche. La formica di fuoco è originaria del Sud America ed è considerata una delle specie più invasive al mondo.

A denunciare il suo arrivo in Sicilia è stata una ricerca, pubblicata su Current Biology due anni fa,  che ha identificato 88 formicai sparsi oltre cinque ettari vicino alla città di Siracusa.

Secondo lo studio, metà delle aree urbane in Europa avrebbero condizioni ambientali adatte all’insediamento della formica di fuoco e “il riscaldamento climatico previsto con le tendenze attuali favorirà l’espansione di questa formica invasiva”.

Lo studio ha documentato la presenza di questa specie nell’inverno 2022/2023 in Sicilia, vicino a Siracusa.

“Gli abitanti del posto – si legge nello studio – ci hanno informato di frequenti punture di formiche nell’area almeno dal 2019, suggerendo una presenza prolungata di S. invicta coerente con l’ampia area invasa e l’elevato numero di nidi maturi. Non è chiaro come la specie abbia raggiunto questo sito, ma negli ultimi anni non sembrano essere stati realizzati grandi progetti di paesaggistica o piantumazione ed è altamente improbabile che rappresenti il ​​primo punto di arrivo e l’unico luogo nell’area. La vicinanza di uno dei principali porti mercantili dell’isola, il porto di Augusta (circa 13 km a nord), potrebbe essere rilevante per la sua introduzione”.

I ricercatori hanno concluso che nelle attuali condizioni ambientali, la formica di fuoco potrebbe stabilirsi in circa il 7% della regione di studio. “Sorprendentemente, metà delle aree urbane sono state riconosciute come idonee – scrivono i ricercatori – Ciò è preoccupante perché le aree urbane più idonee sono città costiere del Mediterraneo, con un’elevata presenza di porti marittimi, il che favorisce potenzialmente la diffusione della specie”.

“Sforzi coordinati per la diagnosi precoce e l’azione nella regione sono fondamentali per gestire con successo questa nuova minaccia – proseguono i ricercatori – La citizen science può svolgere un ruolo chiave nella rilevazione di S. invicta , considerando che si incontra frequentemente nelle aree urbane e periurbane, e a causa delle sue dolorose punture in grado di causare shock anafilattici e dei caratteristici grandi tumuli di nidificazione”. Considerato il crescente numero su scala europea e mondiale, la ricerca conclude che “l’istituzione di strategie efficaci di rilevazione per le specie di formiche aliene appare particolarmente importante”.

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