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Scudo privacy Ue-Usa, la pronuncia della Corte Ue

La Corte europea ha annullato lo scudo Ue-Usa per la privacy perché non fornisce adeguata protezione ai cittadini europei in tema di tutela dei dati personali.

La decisione della Commissione europea al riguardo (2016/1250), conosciuto come Privacy Shield, «sancisce il primato delle esigenze attinenti alla sicurezza nazionale, all’interesse pubblico e al rispetto della normativa statunitense, rendendo così possibili ingerenze nei diritti fondamentali delle persone i cui dati sono trasferiti verso tale Paese terzo».

 

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Corte Ue: trasferimento dati solo con adeguato livello di protezione

Il trasferimento dei dati personali verso un paese terzo, secondo quanto disposto dal Regolamento generale sulla protezione dati in vigore in Europa, in linea di principio può avvenire solo se il paese terzo considerato garantisce a questi dati un adeguato livello di protezione.

Questo il principio che ispira la pronuncia della Corte, in realtà duplice. Perché la Corte di giustizia della Ue ha dichiarato invalida la decisione della Commissione europea sull’adeguatezza della protezione offerta dal regime dello scudo Ue-Usa per la privacy (2016/1250) e ha invece giudicato valida la decisione relativa alle clausole contrattuali tipo per il trasferimento di dati personali a incaricati del trattamento stabiliti in Paesi terzi (2010/87).

«Ai sensi del regolamento generale sulla protezione dei dati il trasferimento dei suddetti dati verso un Paese terzo può avvenire, in linea di principio, solo se il Paese terzo considerato garantisce a tali dati un adeguato livello di protezione».

L’attivismo verso Facebook

Il caso scaturisce dalla mobilitazione dell’attivista Maximillian Schrems, cittadino austriaco residente in Austria, iscritto a Facebook dal 2008 e attivo nel richiedere che sia bloccato il trasferimento dei dati personali raccolti da Facebook verso gli Stati Uniti.

I dati, come per gli altri utenti europei, sono trasferiti in tutto o in parte da Facebook Ireland verso server appartenenti a Facebook Inc., situati nel territorio degli Stati Uniti. Schrems ha presentato all’autorità irlandese di controllo una denuncia diretta, in sostanza, a far vietare tali trasferimenti, sostenendo che il diritto e le prassi degli Stati Uniti non assicurano una protezione sufficiente contro l’accesso, da parte delle pubbliche autorità, ai dati trasferiti verso il paese.

Questa denuncia è stata respinta, in particolare, sulla base del rilievo che nella sua decisione 2000/520 (cosiddetta decisione «approdo sicuro»), la Commissione aveva constatato che gli Stati Uniti garantiscono un livello adeguato di protezione. Nel 2015 la Corte, investita di una questione pregiudiziale sottopostale dall’(Alta Corte dell’Irlanda, ha dichiarato invalida tale decisione.

Dopo questa sentenza l’attivista ha riformulato la denuncia sostenendo che gli Stati Uniti non offrono una protezione sufficiente per i dati trasferiti verso il paese. Chiede dunque di sospendere o vietare, per il futuro, i trasferimenti dei suoi dati personali dall’Unione verso gli Stati Uniti, che Facebook Ireland effettua oramai sul fondamento delle clausole tipo di protezione contenute nell’allegato della decisione della Commissione europea 2010/87. Nel frattempo la Commissione ha adottato la decisione (UE) 2016/1250 sull’adeguatezza della protezione offerta dal regime dello scudo UE-USA per la privacy.

Cosa ha stabilito la Corte Ue? Con la sua sentenza odierna, la Corte stabilisce che, dall’esame della decisione 2010/87 alla luce della Carta dei diritti fondamentali non è emerso alcun elemento idoneo ad inficiarne la validità. Dichiara, invece, invalida la decisione 2016/1250 sull’adeguatezza dello scudo privacy (Privacy Shield).

Lo scudo privacy e la valutazione della Corte Ue

Nell’esame della decisione 2016/1250 (lo scudo privacy)  la Corte dice che questa decisione «sancisce il primato delle esigenze attinenti alla sicurezza nazionale, all’interesse pubblico e al rispetto della normativa statunitense, rendendo così possibili ingerenze nei diritti fondamentali delle persone i cui dati sono trasferiti verso tale Paese terzo».

Secondo la Corte, «le limitazioni della protezione dei dati personali che risultano dalla normativa interna degli Stati Uniti in materia di accesso e di utilizzo, da parte delle autorità statunitensi, di siffatti dati trasferiti dall’Unione verso tale Paese terzo, e che sono state valutate dalla Commissione nella decisione 2016/1250, non sono inquadrate in modo da rispondere a requisiti sostanzialmente equivalenti a quelli richiesti, nel diritto dell’Unione, dal principio di proporzionalità, giacché i programmi di sorveglianza fondati sulla suddetta normativa non si limitano a quanto strettamente necessario».

Non emergono insomma limiti ad alcuni programmi di sorveglianza né esistono garanzie per gli stranieri che ne possano diventare oggetto. La Corte aggiunge poi che la normativa, pur se prevede requisiti che devono essere rispettati dalle autorità statunitensi nell’attuare i programmi di sorveglianza considerati, non conferisce agli interessati diritti nei confronti delle autorità statunitensi azionabili dinanzi ai giudici.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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