olivi rovinati da xylella

Xylella: la Cgue boccia il comportamento dell'Italia

L’Italia non ha attuato le misure che doveva per impedire la diffusione del batterio Xylella Fastidiosa, che provoca la morte degli olivi. Non ha immediatamente rimosso le piante infette nella fascia di 20 km fra la zona infetta e quella cuscinetto, nella scadenza prevista dalla Commissione europea. E non ha garantito il monitoraggio della Xylella effettuato al momento opportuno nella zona cuscinetto.

È la pronuncia che arriva oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, che interviene nella querelle fra Italia e Commissione europea e, con un primo inadempimento, dice che «alla scadenza del termine fissato dalla Commissione, vale a dire il 14 settembre 2017, l’Italia aveva omesso di rispettare due degli obblighi ad essa incombenti in forza della decisione della Commissione».

 

albero di olivo

Xylella: cenni storici

La storia della Xylella affonda le radici in anni recenti. Come ricorda la Corte, si parla di un batterio che provoca la morte per disseccamento delle piante. È stato osservato per la prima volta in Europa nel 2013 su piante di olivo in Puglia. I dati scientifici hanno evidenziato che la diffusione della Xylella dipende essenzialmente da alcuni insetti che possono spostarsi di circa 100 metri nel corso di soli 12 giorni, agendo, così, come vettori del batterio.

Nel 2015 la Commissione europea ha imposto agli Stati misure di eradicazione della Xylella consistenti nel rimuovere immediatamente non solo le piante infette (in particolare gli olivi), ma anche tutte le piante ospiti, anche quelle che non presentavano sintomi d’infezione, situate in un raggio di 100 metri attorno a quelle contagiate, e ciò non solo nella zona infetta ma anche nella zona limitrofa, detta «cuscinetto». Decisione ritenuta valida dalla Cgue nel 2016.

 

grafico xylella
Misure di contenimento Xylella. Fonte: Cgue

 

La diffusione del batterio e le misure di contenimento

Ma sempre nel 2016 la Xylella si era già diffusa in alcune parti della Puglia e l’eradicazione non era possibile. Perciò, spiega ancora la Cgue, la Commissione ha modificato la propria decisione prevedendo, eccezionalmente, per i territori infetti in modo stabile, misure di contenimento.

Le misure di contenimento, volte a impedire la diffusione della Xylella, comprendono il monitoraggio del territorio interessato nonché l’abbattimento immediato delle sole piante infette situate, in particolare, in una fascia della zona infetta avente una larghezza di 20 km calcolati a partire dal «bordo» esterno della medesima zona, quindi una fascia limitrofa alla zona cuscinetto, che attraversa le province di Brindisi e di Taranto da Est ad Ovest.

Nel 2018 la Commissione ha fatto ricorso contro l’Italia ritenendo che non fosse intervenuta immediatamente per impedire la diffusione della Xylella, e che per questo il batterio si fosse ampiamente diffuso in Puglia estendendosi, oltre a Lecce, anche alle province di Brindisi e Taranto.

 

La sentenza della Corte di giustizia della Ue

Oggi la Corte ha dichiarato che alla scadenza del termine fissato dalla Commissione, il 14 settembre 2017, l’Italia aveva omesso di rispettare due degli obblighi che doveva.

In primo luogo, «l’Italia non ha proceduto immediatamente alla rimozione, nella zona di contenimento, almeno di tutte le piante infette nella fascia di 20 km della zona infetta confinante con la zona cuscinetto».

Al settembre 2017, spiega la Corte, su un totale di 886 piante infette censite, 191 (vale a dire, circa il 22%) non erano ancora state rimosse nella fascia di 20 km. La successiva rimozione c’è stata solo molti mesi dopo la constatazione dell’infezione di queste piante. In particolare, la Corte sottolinea che «il termine «immediatamente» contenuto nella decisione della Commissione è inconciliabile con un periodo di più settimane o addirittura di più mesi».

L’Italia doveva insomma adottare misure di emergenza più rapide, anche tenendo conto degli ostacoli amministrativi e giuridici con cui si è giustificata.

In secondo luogo, la Corte constata che «l’Italia non ha garantito, nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della Xylella mediante ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l’anno».

L’Italia ha realizzato la sua ispezione per l’anno 2016 tra l’agosto 2016 ed il maggio 2017. La Corte spiega che, anche supponendo che la Xylella possa essere individuata durante tutto l’anno (la Commissione non è di questo parere) «resta il fatto che l’Italia non ha terminato l’ispezione annuale prima dell’inizio della primavera, stagione di volo dell’insetto vettore della Xylella, al fine di consentire la rimozione in tempo utile delle piante infette».

La Corte ha invece respinto la domanda della Commissione che voleva far constatare un costante e generale inadempimento da parte dell’Italia dell’obbligo di impedire la diffusione della Xylella.

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