Oblio oncologico, più facile l’accesso alle politiche attive del lavoro
Adottato il decreto del Ministro del Lavoro che attua la legge sull’oblio oncologico. L’obiettivo è assicurare parità di opportunità nell’inserimento e nella permanenza a lavoro delle persone guarite da patologia oncologica
Oblio oncologico e politiche attive del lavoro (Foto Pixabay)
Più facile l’accesso alle politiche attive del lavoro per chi ha superato il tumore. È stato infatti adottato il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro della Salute, n. 4/2026, di attuazione della legge n. 193/2023 sull’oblio oncologico. Il decreto, adottato dopo il confronto con le associazioni dei pazienti, vuole assicurare a chi ha affrontato una patologia oncologica una parità di opportunità nell’inserimento e nella permanenza al lavoro, nella fruizione dei servizi e nella riqualificazione dei percorsi di carriera e retributivi.
“Con questo decreto compiamo un passo che tocca la vita concreta delle persone – ha detto la ministra del Lavoro Marina Calderone – rendere pienamente operative le tutele previste dalla legge sull’oblio oncologico significa affermare con chiarezza che la guarigione deve coincidere con un nuovo inizio, libero da paure, pregiudizi e barriere ingiustificate. Il provvedimento garantisce strumenti reali per accompagnare il rientro al lavoro, sostenere la crescita professionale e valorizzare le competenze di ciascuno”.
Le politiche del lavoro per chi è guarito
Il decreto punta sulle competenze attraverso le politiche attive del lavoro. In pratica assimila tutte le persone guarite da patologie oncologiche ai soggetti in condizione di fragilità ricompresi tra i beneficiari del Programma GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), del Fondo Nuove Competenze, dell’Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro nel caso sia integrato il requisito economico e tra coloro per cui possono essere attivati gli “accomodamenti ragionevoli” definiti dalle leggi n. 18/2009 e n. 104/1992, di recepimento della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Il decreto specifica che “sono considerate “persone guarite da patologie oncologiche”, sia i soggetti dichiarati guariti dal cancro sia i soggetti che, pur in assenza di evidenza attuale di malattia, sono sottoposti a trattamenti prolungati (trattamenti adiuvanti o di follow up); condizione che non consente di ritenere malati i soggetti ma non permette ancora di essere dichiarati guariti”.
I destinatari sono considerati soggetti in condizione di fragilità e, in quanto tali, sono ricompresi tra i beneficiari di una serie di misure di politica attiva del lavoro:
- Programma nazionale per la garanzia di occupabilità dei lavoratori (Programma GOL) destinato anche a “lavoratori fragili o vulnerabili indipendentemente dalla presenza di un sostegno al reddito”, ai quali è riservato uno specifico percorso di servizi denominato “Percorso 4 Lavoro ed inclusione”;
- Fondo Nuove Competenze;
- Assegno di Inclusione (ADI);
- Supporto per la formazione e il lavoro;
- Accomodamenti ragionevoli per garantire un lavoro dignitoso, inclusivo e compatibile con la loro salute, per cui i datori di lavoro sono tenuti ad adottare misure che permettano ai lavoratori di rientrare o permanere nel posto di lavoro, conciliare le esigenze di cura con l’attività lavorativa ed evitare discriminazioni.
Il diritto all’oblio oncologico
La legge sull’oblio oncologico contiene disposizioni per la parità di trattamento, la non discriminazione e la garanzia del diritto all’oblio delle persone guarite da patologie oncologiche.
Il diritto all’oblio oncologico è “il diritto delle persone guarite da una patologia oncologica di non fornire informazioni né subire indagini in merito alla propria pregressa condizione patologica”.
Tutela gli ex pazienti da possibili discriminazioni a lavoro, in campo assicurativo e finanziario, e prevede il divieto di richiedere informazioni su una pregressa patologia oncologica dopo 10 anni dal termine dei trattamenti, in assenza di recidiva di malattia in questo periodo, limite ridotto a 5 anni in caso di pazienti in cui la diagnosi sia antecedente ai 21 anni. Di questi giorni anche il provvedimento con cui l’Ivass ha stabilito che le assicurazioni dovranno aggiornare la normativa contrattuale e riconoscere l’oblio oncologico.
