Prezzi alimentari, quella voce che continua a rincarare
Le associazioni dei consumatori analizzano l’inflazione di gennaio e sottolineano i rincari sulle voci relative al turismo e sui prezzi alimentari
Prezzi alimentari, quella voce che continua a rincarare (Foto Pixabay)
È sui prezzi alimentari e sulle voci relative al turismo che si sofferma la reazione delle associazioni dei consumatori davanti ai dati sull’inflazione di gennaio.
L’indice generale è a più 1% ma ci sono forti differenze per alcune voci specifiche. Naturalmente, i prezzi dei beni alimentari pesano molto sui bilanci delle famiglie, mentre la voce relativa ai listini turistici risente probabilmente dei giochi olimpici Milano Cortina e di andamenti che si preciseranno meglio nelle prossime rilevazioni dell’inflazione, quelle di febbraio.
Olimpiadi invernali e listini turistici al rialzo
Così ad esempio il Codacons, per il quale “l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali ha spinto al rialzo a gennaio i listini di tutto il comparto turistico italiano, al punto che nel settore i prezzi crescono di oltre il triplo rispetto al tasso medio nazionale di inflazione”.
Alloggi e ristorazione segnano infatti più 3,5% su base annua. I voli nazionali, analizza l’associazione, rincarano del +6,9% su anno, le strutture ricettive del +3,8%, ristoranti e bar del +3,5%, le pizzerie del +4,1%, le tariffe delle manifestazioni sportive aumentano del +8,1%. Rispetto al mese precedente i pacchetti vacanza nazionali si impennano del +4,9%.
“Numeri – spiega il Codacons – che dimostrano da un lato come l’andamento dell’inflazione nel nostro Paese sia molto diversificato, con i prezzi che in alcuni comparti registrano una sostenuta accelerazione, dall’altro come l’avvicinarsi dei giochi olimpici partiti ufficialmente a febbraio abbia determinato effetti diretti sui listini dei settori legati al turismo e allo sport, un fenomeno che risulterà ancora più accentuato a febbraio, nel pieno delle Olimpiadi invernali”.
I rincari dei beni alimentari proseguono
Ci sono poi i prezzi dei beni alimentari, in aumento del 2,4% su base annua per ricadute stimate in una maggiore spesa di 222 euro per una famiglia con due figli.
Fra i prodotti alimentari che aumentano, segnala Assoutenti, ci sono a gennaio rincari del +8,8% per le uova, +6,7% per la carne con punte del +8,8% per la carne bovina, +4,5% i formaggi. Tensioni sulle verdure e gli agrumi: i limoni rincarano del +7,6%, i peperoni segnano +6,6%, le zucchine +4,6%.
Prosegue la crescita astronomica del cacao (+20,5%) che traina i prodotti a base di cioccolato, che aumentano in media del +8,5%. Segna ancora +15,9% il caffè.
Per il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso “sul fronte degli alimentari continuano ad arrivare segnali negativi, e il trend al rialzo degli ultimi anni non sembra invertire la rotta, costringendo sempre più le famiglie a ridurre gli acquisti e modificare profondamente le proprie abitudini di spesa, come certificato dall’Istat nei numeri sul commercio al dettaglio”.
La questione del pane fresco
Anche l’Unione Nazionale Consumatori sottolinea il rincaro dei prodotti alimentari. Le ripercussioni sono di 222 euro l’anno per una famiglia con due figli solo per i beni alimentari, 238 euro in più per l’intero carrello della spesa. L’associazione segnala poi che dalle comunicazioni dell’Istat sparisce l’indicazione della spesa relativa al pane fresco, che finisce ricompresa insieme al pane confezionato.
Così spiega il presidente UNC Massimiliano Dona: “È inaccettabile che il pane fresco sparisca dalle comunicazioni dell’Istat e finisca insieme al pane confezionato, ossia al pancarrè, nella voce pane e prodotti da forno. Non è solo il cibo più importante della storia dell’uomo ma è stato usato anche come unità di misura del valore, il suo prezzo ha determinato rivoluzioni. È assurdo che l’Istat, per via delle nuova classificazione, non ci dica mensilmente se aumenta di prezzo oppure no”.
“Chiediamo, quindi, che il livello di pubblicazione degli indici non si fermi ai 392 segmenti di consumo – prosegue Dona – ma scenda fino ai 531 aggregati di prodotto, che comprenderebbero il pane fresco, dati che oggi sono invece disponibili solo per chi ne fa richiesta, temiamo a pagamento tramite il contact center. È un diritto di tutti sapere regolarmente se il prezzo del pane quotidiano è salito oppure no”.
