Caregiver familiari, Garante disabili Campania: “Serve legge nazionale organica, inclusiva, equa” (Foto di PublicDomainPictures da Pixabay)
Caregiver familiari, Garante disabili Campania: “Serve legge nazionale organica, inclusiva, equa”
Quello dei caregiver familiari è un ruolo “troppo trascurato”. Torna la richiesta di una legge nazionale organica ed equa che riconosca i diritti di chi presta assistenza ai familiari non autosufficienti
È un ruolo troppo trascurato quello dei caregiver familiari, le persone che assistono e si prendono cura di un familiare malato, disabile o non autosufficiente. “Serve una legge nazionale organica, inclusiva ed equa”, ha ribadito nei giorni scorsi il Garante regionale delle persone con disabilità della Campania Paolo Colombo.
«Occorre una legge nazionale che finalmente riconosca diritti, tutele e risorse per circa otto milioni e mezzo di persone, perché ad oggi c’è una situazione molto frammentata con alcune Regioni che hanno emanato normative non sempre omogenee», afferma Colombo, che prosegue: «Dunque, tra le sei proposte di legge presentate, occorre fare una sintesi garantendo le risorse adeguate a questa figura indispensabile che spesso e volentieri si fa carico di compiti che lo Stato non riesce ad assicurare».
Da più parti arriva la richiesta di una legge nazionale che riconosca la figura del caregiver in senso ampio e anche oltre il vincolo di convivenza, che ne definisca i diritti e le tutele. Lo ha richiesto ad esempio, qualche giorno fa, Cittadinanzattiva in audizione alla Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati.
Diverse le questioni cruciali per tutelare i caregiver, persone che al di fuori dell’ambito professionale e a titolo gratuito si occupano dell’assistenza a un familiare non autosufficiente. In Italia sono sempre di più, anche molto giovani, e spesso costretti ad abbandonare il lavoro per dedicarsi alla cura di un genitore o di un figlio che altrimenti non potrebbe vivere. Da un’indagine svolta da Cittadinanzattiva lo scorso anno è emerso che oltre la metà dei caregiver è stata costretta ad abbandonare gli studi o ridurre l’orario di lavoro: una conseguenza quasi scontata se si pensa che più di due su tre (34,7%) dedicano alla cura del familiare oltre 20 ore a settimana.
Nella legge da emanare sono diversi gli aspetti fondamentali. Una riguarda un’ampia definizione di caregiver familiare e quindi il fatto che la convivenza non rappresenti un vincolo per il riconoscimento della figura e dei suoi diritti.
“Se si dovesse limitare il riconoscimento del ruolo dei caregiver ai soli conviventi, rimarrebbero escluse le tante persone figlie/figli, sorelle/fratelli, nipoti, amici, che di fatto assistono i propri cari”, spiega una nota del Garante disabili della Campania.
Un altro fattore che potrebbe alleviare la responsabilità che pesa sulla singola persona è quello di riconoscere il ruolo di caregiver a più di una persona per lo stesso familiare, purché venga individuato il caregiver principale.
Fra le richieste avanzate, serve la massima semplificazione nelle procedure per il riconoscimento presso l’INPS dello status di caregiver informale e la previsione di misure di conciliazione vita-lavoro nonché il riconoscimento di contributi figurativi ai fini pensionistici.
Particolare attenzione viene richiesta per i giovani. Nella definizione di una legge statale “si raccomanda particolare attenzione all’introduzione e al riconoscimento di diritti specifici per caregiver giovani e giovanissimi. In aggiunta a quelli già previsti (quale il diritto alla frequenza di corsi universitari da remoto) si propone l’aggiunta di nuovi diritti, come l’attribuzione di crediti formativi per chi svolge questo ruolo di “cura” o la validazione del ruolo di caregiving familiare ai fini del riconoscimento del servizio civile”.

