Cop30, il vertice sul clima si è chiuso con grandi vuoti e pochi impegni (Foto Pixabay)

È poco quello che arriva dalla Cop30, la Conferenza delle parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si è chiusa sabato 22 novembre in Brasile senza indicare un percorso per l’uscita dai combustibili fossili e senza impegni concreti sulla deforestazione.

Come spiega il WWF, “a Belém, i paesi non hanno trovato un accordo sulle roadmap per abbandonare i combustibili fossili e porre fine alla deforestazione nel testo ufficiale, ma la Presidenza le ha annunciate come iniziative che un gruppo di paesi comincerà a perseguire. I paesi riuniti alla COP30 hanno approvato una serie di azioni modeste, tra cui la decisione di attuare un meccanismo di transizione equo”.

Nell’accordo finale, sintetizza il Post, i paesi si sono impegnati “a triplicare i fondi destinati ai paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, ma non viene menzionata alcuna tabella di marcia per eliminare i combustibili fossili, che sono la causa principale delle emissioni inquinanti e del riscaldamento globale”. Manca poi il riferimento a un piano concreto per eliminare la deforestazione. Si stabilisce invece di portare a 120 miliardi di dollari all’anno i finanziamenti per i paesi più esposti alla crisi climatica (contro i 300 miliardi di dollari stabiliti l’anno scorso alla Cop29) ma entro il 2035.

Un po’ poco, per quella che era stata presentata come Cop della verità e che aveva come sfondo proprio l’Amazzonia.

Alla chiusura della plenaria della Cop30 ha detto il Segretario Esecutivo delle Nazioni Unite per i Cambiamenti Climatici, Simon Stiell: “Sapevamo che questa COP si sarebbe svolta in acque politicamente tempestose. Negazionismo, divisioni e geopolitica hanno inferto duri colpi alla cooperazione internazionale quest’anno. Ma, amici, la COP30 ha dimostrato che la cooperazione sul clima è viva e vegeta, mantenendo l’umanità nella lotta per un pianeta vivibile, con la ferma determinazione di mantenere a portata di mano l’aumento di temperatura di 1,5 °C. Non sto dicendo che stiamo vincendo la battaglia sul clima. Ma siamo innegabilmente ancora in gioco e stiamo combattendo”.

Legambiente: accordo inadeguato

Una valutazione critica arriva da Legambiente, che sottolinea come l’accordo sia inadeguato a contrastare l’emergenza climatica. L’associazione critica l’assenza di vera leadership da parte dell’Europa.

“L’accordo di Belem, siglato alla COP30, – ha detto Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente – è inadeguato a contrastare l’emergenza climatica così come è preoccupante il grave passo indietro compiuto sul phase-out dei combustibili fossili. L’Europa ha perso un grande occasione per dimostrare la sua leadership nell’azione climatica globale”.

Per Ciafani, inoltre, “i leader mondiali si sono limitati al minimo indispensabile per evitare il fallimento, a partire proprio dall’Europa che non ha avuto il coraggio e la forza di spingere la Cina a mettersi insieme alla testa di una Coalizione degli ambiziosi, cruciale per costruire un ponte tra Paesi industrializzati, emergenti ed in via di sviluppo, soprattutto in un momento storico in cui sono sempre più crescenti le tensioni geopolitiche e i conflitti”.

Sull’Accordo raggiunto a Belem Legambiente considera inadeguato l’impegno finanziario dei Paesi sviluppati a sostegno delle politiche di adattamento nei Paesi più poveri e vulnerabili. “Solo un impegno generico a triplicare risorse entro il 2035, senza una chiara base di riferimento che rischia nei fatti solo di raddoppiare gli attuali impegni entro il 2030”.

WWF: grandi promesse non sono diventate azioni significative

Esce poco dalla Cop30 perché, come spiega il WWF, i negoziatori non sono riusciti a concordare alcun riferimento diretto alla transizione dai combustibili fossili nei testi formali. “Allo stesso modo, mentre più di 90 paesi hanno sostenuto un piano di attuazione per arrestare e invertire la deforestazione entro il 2030, a Belém è mancata una più ampia volontà politica per garantire questo obiettivo, nonostante la foresta amazzonica facesse da sfondo al vertice – spiega il WWF – In risposta, la presidenza della COP ha annunciato che il Brasile guiderà le discussioni internazionali sulle tabelle di marcia come iniziative presidenziali -la presidenza brasiliana durerà sino alla prossima COP- iniziative che saranno presentate alla COP31 il prossimo anno”.

Sostiene Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del WWF Italia: “Al termine della COP30, la realtà è chiara: titoli altisonanti e grandi promesse non si sono tradotti in azioni significative. La cosiddetta ‘COP della verità’ non ha fornito né una tabella di marcia né soluzioni concrete per le sfide urgenti che dobbiamo affrontare. Il documento finale è debole e privo di sostanza a causa dei giochi delle forze contrarie all’ambizione climatica e alla sua attuazione. La crisi climatica è provocata principalmente da due fattori, i combustibili fossili, responsabili di oltre il 75% delle emissioni climalteranti, e la deforestazione: sono proprio i due elementi che mancano dal documento finale. Segno che la lentezza non è provocata dai trattati e dalle sedi multilaterali, ma la mancanza di volontà politica da parte dei paesi e la subalternità di molti alle manovre delle lobby fossili. ”

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