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Décolleté Louboutin contraffatte online, Avvocato generale Ue: Amazon non è direttamente responsabile (fonte immagine: https://eu.christianlouboutin.com/es_en/the-icons/icons/)

Louboutin contraffatte, Avvocato Ue: Amazon non è direttamente responsabile

Il caso è quello della vendita su Amazon di scarpe décolleté Louboutin contraffatte. Il ricorso, anzi due, è della Louboutin, che denuncia la vendita online delle famose scarpe con la suola rossa, fatta senza il suo consenso da Amazon. Quanto è responsabile Amazon? La conclusione dell’avvocato generale della Corte di giustizia Ue

Il caso è quello della vendita su Amazon di scarpe décolleté Louboutin contraffatte. Il ricorso, anzi due, è della Louboutin, che denuncia la vendita online delle famose scarpe con la suola rossa, fatta da Amazon senza il suo consenso. Quanto è responsabile Amazon? È questa in sintesi la pronuncia che si attende dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.

L’interpretazione data dall’Avvocato generale (le cui conclusioni propongono una soluzione giuridica: ora è compito della Corte decidere) è che Amazon non può essere ritenuto direttamente responsabile per le violazioni dei diritti dei titolari dei marchi che si verificano sulla sua piattaforma in ragione di offerte di terzi.

L’uso di un segno contraffatto sul mercato online (la suola rossa)

Secondo l’avvocato generale, la specificità del modo di operare di Amazon non permette di concludere che sia stato usato un segno ai sensi del diritto dell’Unione – le cause riunione di Louboutin riguardano l’utilizzo di un segno contraffatto su un mercato online. E il segno in questione è la suola esterna rossa delle scarpe décolleté.

«Sebbene includa nella sua offerta una serie di servizi che vanno dalla pubblicazione di offerte di vendita alla spedizione di prodotti, tale intermediario Internet non può essere ritenuto direttamente responsabile per le violazioni dei diritti dei titolari dei marchi che si verificano sulla sua piattaforma in ragione di offerte di terzi». Questa la conclusione dell’avvocato generale.

Il caso Louboutin vs Amazon

Amazon è allo stesso tempo distributore e operatore di mercato online e, in questa veste, pubblica sul sito di vendite online sia annunci di prodotti propri sia annunci di venditori terzi. Offre inoltre ai venditori terzi servizi complementari di stoccaggio e spedizione dei prodotti pubblicati sulla sua piattaforma, informando i potenziali acquirenti che si occuperà di queste attività.

Christian Louboutin è stilista francese di calzature i cui prodotti più noti sono le decolleté da donna a tacchi alti. La suola esterna rossa, che le ha rese famose, è registrata come marchio dell’Unione europea e come marchio Benelux.

Il siti web di Amazon contengono regolarmente annunci pubblicitari di scarpe con la suola rossa. Sono prodotti, spiega Louboutin che ha presentato ricorso, alla cui messa in circolazione l’azienda non aveva dato il suo consenso. Con due ricorsi presentati in Lussemburgo e in Belgio contro Amazon, Louboutin sostiene che la piattaforma avrebbe usato un segno identico al marchio di cui è titolare (la suola rossa delle scarpe) per prodotti o servizi identici a quelli per i quali il marchio è registrato, e insiste in particolare sul fatto che le pubblicità controverse sono parte integrante della comunicazione commerciale di Amazon.

Data la modalità ibrida di funzionamento di Amazon, la domanda posta alla Corte è se il gestore della piattaforma possa essere considerato direttamente responsabile della violazione dei diritti di titolari di un marchio sulla sua piattaforma.

La conclusione dell’avvocato generale

Nelle sue conclusioni, spiega una nota stampa, l’Avvocato generale Maciej Szpunar fornisce precisazioni relative al concetto di «uso» del marchio da parte di un intermediario che opera su Internet, che a suo avviso dovrebbe essere applicato adottando la percezione di un utente della piattaforma in questione. A questo proposito, ricorda che dalla giurisprudenza della Corte emerge chiaramente che l’atto di utilizzo da parte di un intermediario di Internet presuppone, «quanto meno, che quest’ultimo faccia uso del segno nell’ambito della propria comunicazione commerciale».

L’Avvocato generale ritiene che questa condizione sia soddisfatta quando il destinatario di questa comunicazione stabilisce un legame particolare tra l’intermediario e il segno in questione, e aggiunge che tale condizione deve essere analizzata dal punto di vista dell’utente della piattaforma, per poter valutare se il segno in questione gli appare integrato in detta comunicazione commerciale.

La domanda riguarda la responsabilità diretta di Amazon, gestore della piattaforma di vendita online, dove questo abbia fatto uso di un segno identico a un marchio.

Pur affermando che «le offerte di venditori terzi e quelle di Amazon sono presentate in modo uniforme e includono, tutte, il logo di Amazon, l’Avvocato generale rileva che nelle inserzioni è sempre specificato se i prodotti sono venduti da venditori terzi o direttamente da Amazon».

Da qui l’interpretazione dell’avvocato generale

«Pertanto, il semplice fatto che le inserzioni di Amazon e quelle dei venditori terzi coesistano non può comportare che un utente di Internet normalmente informato e ragionevolmente attento possa percepire i segni visualizzati nelle inserzioni dei venditori terzi come parte integrante della comunicazione commerciale di Amazon. Lo stesso vale per i servizi complementari di assistenza, stoccaggio e spedizione di prodotti con un segno identico a un marchio, per i quali Amazon ha anche contribuito attivamente alla preparazione e alla pubblicazione delle offerte di vendita. L’Avvocato generale ritiene che, in tali circostanze, il gestore di una piattaforma online come Amazon non utilizzi un segno».


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