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Milano, piazza Duomo

Milano, 6 marzo anno 2020. Un venerdì sera diverso dagli altri sta per iniziare. Siamo in piena emergenza Coronavirus e, si sa, tutti siamo chiamati a fare qualche sacrificio per il bene comune della salute pubblica. Niente aperitivo ai Navigli, niente cena fuori, niente raduno con gli amici alle Colonne di San Lorenzo o in Brera. Si sta in casa, sul divano a scrollare i social alla ricerca di aggiornamenti su quella che, allo stato attuale, è la più grave crisi sanitaria dei tempi moderni.

La fuga della notizia

I contagi aumentano, i decessi anche e il Governo è a lavoro incessantemente per studiare misure più stringenti per contenere l’epidemia.

La domanda è quindi quanto si stringeranno le maglie per evitare nuove positività.

La risposta arriva inaspettata alle 20.34 e rimbalza velocemente dai social (neanche a dirlo), alle testate dei giornali italiani e stranieri: tutta la Lombardia sarà “zona rossa”.

È solo una “voce di corridoio”, una possibilità di cui ancora non c’è certezza alcuna perché il Decreto, che verrà ufficialmente firmato solo nel cuore della notte, è ancora in bozza. Ma tanto basta a scatenare il panico tra i tanti “fuori sede” che risiedono in Lombardia (così come nelle altre regioni e province rientranti nell’area di contenimento).

 

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La fuga dal virus nella notte di venerdì 6 marzo

Si salvi chi può

È una corsa contro il tempo: bisogna fare la valigia, prenotare un biglietto (treno, autobus o aereo non importa), affrettarsi a raggiugere la stazione e saltare sul primo mezzo di trasporto disponibile che porti tutti in salvo.

Nel fuggifuggi generale, cadono tutte le misure precauzionali: stipati nei vagoni della metro e poi uno accanto all’altro in treno per raggiungere la terra natia e scappare da quello che sembra configurarsi come un incubo a cui bisogna assolutamente sottrarsi.

Scappare verso città e paesi non ancora raggiunti dall’epidemia, tra le braccia di amici e parenti non ancora contagiati. Non ancora, appunto.

Una fuga di notizie pericolosa, come pericoloso è il virus del Covid-19 e gli spostamenti di persone provenienti dalle aeree più colpite.

Chi è il colpevole?

E ora è caccia ai responsabili: chi è stata la “rana dalla bocca larga” che ha divulgato ante tempo la bozza del Decreto?

Sul caso si muove anche il Codacons, che ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma.

“Chiediamo alla magistratura di accertare chi ha diffuso agli organi di stampa la bozza di decreto, generando il caos tra i cittadini e portando a spostamenti di massa in treno, pullman e auto dal Nord al Sud Italia, indagando i responsabili per il reato di concorso in epidemia e disponendo nei loro confronti la misura dell’arresto in carcere” – afferma il presidente Carlo Rienzi.

L’art. 428 del Codice penale afferma infatti che “Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo”, ed è evidente che l’aver diffuso con largo anticipo le misure contenute nel decreto e relative ai limiti per chi risiede nelle zone rosse ha generato un pericolo sanitario imminente e concreto, spingendo molti utenti a recarsi alle stazioni ferroviarie o dei pullman e affrontare spostamenti lungo la penisola con conseguente incremento del rischio di contagi.

“Se anche una sola persona partita da Milano o da zone rosse sarà causa di contagio in altre aree d’Italia, i colpevoli rischiano pene severissime fino all’ergastolo, e chiediamo di verificare se vi siano funzionari pubblici, anche di alto livello, tra i responsabili della diffusione di documenti riservati – aggiunge Rienzi – Riteniamo inoltre sbagliata la scelta di molte testate di pubblicare online la bozza del decreto, perché il diritto alla salute è prevalente rispetto quello all’informazione, contrariamente a quanto sostenuto ieri sera in diretta dalla conduttrice del tg di La7 che, per la gravità delle sue affermazioni, andrebbe sospesa dalla rete”.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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