Isole minori, Legambiente e CNR-II: la transizione ecologica avanza a fatica (Foto Pixabay)
Isole minori, Legambiente e CNR-II: la transizione ecologica avanza a fatica
Legambiente e CNR-IIA presentano il rapporto “Isole Sostenibili 2025” che fotografa lo stato delle isole minori italiane, scrigno di biodiversità, nelle quali la transizione ecologica avanza “col freno a mano tirato”. Le criticità: perdite idriche, depurazione, gestione dei rifiuti
Le isole minori italiane sono “un patrimonio ambientale, culturale e sociale unico”, ad alta biodiversità con habitat marini e terrestri unici. E sono ecosistemi fragili, che da un lato esibiscono un ricco patrimonio paesaggistico, ambientale e culturale, dall’altro vivono problemi legati allo spopolamento e a una stagionalità che alterna inverni con una pochi residenti – e problemi nei servizi quali scuola, sanità e trasporti – ed estati con una forte presenza turistica.
Sulle isole minori si sofferma il rapporto Isole Sostenibili 2025, frutto del lavoro dell’Osservatorio Isole Sostenibili. Il rapporto è stato presentato oggi a Napoli da Legambiente e Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR (CNR-IIA) nell’ambito della fiera Green Med Expo & Symposium. Prende in considerazione la realtà rappresentata da 26 piccole isole abitate in Italia, amministrate da 33 Comuni che ospitano più di 188 mila abitanti residenti (sulla base di dati 2023 di fonti nazionali ed europee).
La sostenibilità fragile delle piccole isole
Il percorso verso la sostenibilità delle piccole isole ha luci e ombre.
“La transizione ecologica delle isole minori avanza con il freno a mano tirato”, è il giudizio complessivo del report. L’indice complessivo di sostenibilità, che tiene conto di vari indicatori (consumo di suolo, uso dell’energia, gestione dei rifiuti, risorse idriche e sistemi di depurazione, mobilità, presenza di aree naturali protette) nel 2025 si attesta al 46,8%, appena l’1,3% in più rispetto al 2024. Tra le isole minori più virtuose l’Isola di San Pietro (indice del 62%, +8% rispetto al 2024), seguita dall’Isola di Capri (61%, -1%), Sant’Antioco (57%, -3%) e le Isole Tremiti (55% come nel 2024).
«Le isole minori italiane sono scrigni di biodiversità e cultura, ma anche territori fragili, esposti agli effetti della crisi climatica e al rischio di spopolamento – ha detto Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – Questa consapevolezza ha guidato il lavoro che portiamo avanti dal 2018 con il nostro Osservatorio Isole Sostenibili, nato per colmare la scarsa attenzione, in termine di dati e politiche dedicate, nei confronti di questi territori unici, che hanno tutte le carte per essere laboratori avanzati di transizione ecologica. Ma per farlo serve una strategia nazionale coraggiosa, concreta e continuativa, che possa adattarsi alle specificità insulari. La transizione energetica – oggi ostacolata da ritardi normativi, vincoli ambientali e carenze infrastrutturali – insieme alla tutela del patrimonio naturale, devono diventare il cuore di un nuovo modello di sviluppo. Per garantire un futuro sostenibile e di qualità a questi territori e alle comunità che li abitano».
Le criticità delle isole minori
Un segnale incoraggiante viene dall’aumento del fotovoltaico, che tra il 2021 e il 2023, ha visto crescere la potenza installata del +116% (dati Terna e Legambiente), superando in media il 50% del target fissato dal DM 2017, con casi virtuosi come Ustica (+153%) e Ventotene (+93%).
Numerose rimangono però le criticità nelle isole minori. Nel 2023, spiega Legambiente, solo 7 delle 26 isole analizzate sono interconnesse alla rete elettrica nazionale, con le altre 19 dipendenti ancora da costosi e inquinanti gruppi elettrogeni a gasolio (fonte Terna).
Non decolla la raccolta differenziata che nel 2023 si attesta al 58%, un incremento di appena il 2% rispetto all’anno precedente, ancora sotto l’obiettivo europeo del 65% (dati ISPRA), nonostante alcune isole come Ustica (93%) e Favignana (85%) si distinguano in positivo.
Altro tallone d’Achille è il consumo di suolo: tra il 2022 e il 2023 ha raggiunto 7,8 ettari, pari a circa 11 campi da calcio (fonte ISPRA).
Gravi anche le carenze nella gestione idrica: tra il 2020 e il 2022, secondo ISTAT, le perdite d’acqua sono salite al 42,3% rispetto al 40,6% di sette anni fa, con picchi drammatici a Ventotene (77% di dispersione), Capraia (69%), Pantelleria (67%) e le Pelagie (58%). In aggiunta, il 22,5% della popolazione delle isole non è ancora servito da rete fognaria, con situazioni particolarmente critiche a Salina (solo il 2% servito), Ischia (28%) e Pantelleria (45%).
La mobilità risulta dominata dall’uso individuale dell’auto e da una presenza marginale del trasporto pubblico. Secondo i dati ACI, sono 186.399 i veicoli privati circolanti, a fronte di circa 188.000 residenti (99 ogni 100 abitanti), mentre gli autobus pubblici sono appena 398, pari a 0,2 ogni 100 abitanti. Per di più il parco auto è obsoleto: in media il 61% dei veicoli è di classe Euro 4 o inferiore, con punte del 73% a Pantelleria e 72% nelle Pelagie e a Salina.
Per Legambiente e CNR-IIA serve un Piano nazionale dedicato alla transizione ecologica insulare, integrato e strutturato, basato su quattro pilastri: transizione energetica, gestione sostenibile delle risorse naturali, innovazione e digitalizzazione, turismo sostenibile.

