La crisi non riguarda solo i carburanti. Presto si sentirà sul carrello della spesa (Foto Pixabay)

I prezzi dei carburanti sono in calo da una settimana. Ma l’incertezza sull’andamento dei negoziati in Medio Oriente continua ad alimentare previsioni fosche sulle conseguenze economiche della crisi e su quanto pesante sarà l’impatto sui prezzi, non solo di quelli energetici ma anche di quelli alimentari. La FAO nei giorni scorsi ha lanciato un allarme concreto: con il blocco dello Stretto di Hormuz è a rischio la sicurezza alimentare mondiale. I prezzi dei fertilizzanti sono già esplosi, se la crisi non rientrerà da maggio gli agricoltori dovranno decidere se cambiare le scelte di semina. Mentre i consumatori guardano al carrello della spesa. E le previsioni non sono buone: i prezzi del cibo subiranno un’impennata nei prossimi mesi, analizza un approfondimento del Fatto Alimentare, in un’intervista con l’economista Andrea Di Stefano.

Carburanti in calo, non abbastanza

Sul versante dei carburanti, l’andamento delle quotazioni petrolifere internazionali segue – spiega Staffetta quotidiana – l’incerta evoluzione degli scenari geopolitiche e le posizioni del presidente Usa e oggi vanno giù. Mentre i prezzi medi del carburanti alla pompa sono in calo, oggi come da una settimana. Questa mattina, 15 aprile, i prezzi medi nazionali dei carburanti alla pompa risultano in discesa rispetto a ieri: benzina self service sulla rete stradale a 1,776 euro/litro; gasolio a 2,144 euro/litro.

“Dal picco dell’8 aprile i prezzi sono scesi di un centesimo e mezzo sulla benzina e di quattro sul gasolio”, spiega Staffetta. Il Gpl è a 0,795 euro/litro, il metano a 1,584 euro/kg (invariato). In autostrada, la benzina self è a 1,810 euro e il diesel a 2,176 euro, il Gpl a 0,895 euro e il metano a 1,592 euro (invariato).

Per l’Unione Nazionale Consumatori il calo dei prezzi dei carburanti è insufficiente, considerata la riduzione delle quotazioni petrolifere. “In valore assoluto – afferma il presidente UNC Massimiliano Dona – il gasolio più caro si vende in autostrada (2,176 euro al litro), poi a Bolzano (2,171) e in Friuli (2,160). Per la benzina vincono sempre le autostrade con 1,810 euro al litro, poi Bolzano  (1,807) e il Molise (1,801)”.

Crisi, allarme sulle materie strategiche e sull’inflazione reale

Il ciclo dell’inflazione energetica non si può considerare concluso, aggiunge Codici, che lancia un allarme sulle materie strategiche. “Il sistema resta esposto non solo al petrolio, ma a un insieme di materie prime strategiche che transitano nello Stretto di Hormuz e che incidono direttamente sull’inflazione reale”.

Codici evidenzia che “il rischio inflattivo non riguarda esclusivamente petrolio e carburanti, ma un’intera filiera di materie prime strategiche che transitano nello Stretto di Hormuz. Le materie prime diverse dal petrolio contribuiscono oggi fino a un terzo dell’inflazione complessiva, configurando una componente inflattiva diffusa, indiretta e particolarmente persistente”.

L’impatto sull’inflazione dipenderà poi dai tempi dei negoziati e di eventuali accordi. Se i negoziati riprendono senza un accordo immediato, l’inflazione potrebbe attestarsi fra l’1,6% e il 2%, con un impatto compreso fra 500 e 800 euro sulle famiglie. In caso di accordo o tregua stabile, si fermerebbe in un range compreso fra 1,3% e 1,6% con un impatto sulle famiglie di 350-600 euro annui. In caso invece di peggioramento della crisi, l’inflazione salirebbe al 2,2%-2,8% e fino a 3% reale con un impatto economiche sulle famiglie di 900-1.300 euro annui e fino a 1500 euro e un effetto domino su alimentari, industria, logistica.

La guerra farà impennare i prezzi del cibo

I consumatori guardano poi ai prezzi degli alimentari. E in questo caso il carrello della spesa è destinato a esplodere, spiega senza giri di parole il Fatto Alimentare. Con “un rincaro dei prodotti alimentari a due cifre”. La testata ha intervistato l’economista Andrea Di Stefano, che spiega la dinamica dei rialzi destinati a riversarsi sui mercati nei prossimi mesi. E da qui al carrello della spesa. Entrano in gioco i costi dell’energia, il rincaro dei prezzi dei fertilizzanti che passano dallo stretto di Hormuz, le materie prime trattate come “commodity” e l’incertezza sulla stessa “conta dei danni” degli impianti danneggiati in Medio Oriente.

Ormai le materie prime, anche alimentari, sono trattate come commodity – ha detto Di Stefano – e quindi i listini, come avviene per il petrolio, sono influenzati dalla speculazione che fissa prezzi elevati in previsione. Questo accade anche se in Europa i fertilizzanti non mancano: le aziende agricole hanno già trattato i terreni o dispongono di scorte, ma acquistare oggi è diventato carissimo”.

“Siamo di fronte a una dissociazione totale tra realtà e finanza – prosegue Di Stefano al Fatto Alimentare – Le aziende agricole hanno già i magazzini pieni o i terreni trattati, ma il sistema dei futures impone prezzi stellari in previsione di una carenza che in Europa, per questa stagione, non esiste. È una tassa sull’incertezza che pagano gli agricoltori subito e i consumatori tra pochi mesi al supermercato”.

La crisi sarà trasversale e tutti i prodotti ne risentiranno.

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