Nevediversa, Legambiente: in Italia salgono a 265 gli impianti dismessi ad alta quota

Nevediversa, Legambiente: in Italia salgono a 265 gli impianti dismessi ad alta quota (foto Pixabay)

Dalle Alpi agli Appennini nevica sempre meno. Nella Penisola sono 265 le strutture legate agli sci non più funzionanti: un dato raddoppiato rispetto al 2020, quando ne erano stati censiti 132. A fare il punto della situazione è Legambiente, che oggi ha presentato il nuovo dossier Nevediversa 2025Una nuova montagna è possibile?, con il censimento aggiornato degli impianti legati agli sci tra chiusi, semichiusi e quelli che faticano a restare aperti.

Nevediversa, alcuni dati sugli impianti sciistici in Italia

Secondo l’analisi dell’associazione ambientalista, Piemonte, Lombardia, Abruzzo e Veneto sono le regioni ad oggi con più strutture dismesse. Aumentano anche i bacini di innevamento artificiale: 165 quelli mappati ad oggi in Italia tramite le immagini satellitari, per una superficie totale pari a 1.896.317 mq circa. Il Trentino-Alto Adige è la regione con più bacini censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di mq, ben 871.832.

Le strutture temporaneamente chiuse sono 112, mentre sono 128 quelle un “po’ aperte, un po’ chiuse”. Salgono a 218 gli impianti sottoposti ad “accanimenti terapeutici”, distribuiti in 36 comprensori, e più che raddoppiati rispetto al 2020 quando ne erano stati censiti 103. Resta invariato, invece, il numero degli impianti smantellati e riusati, rispetto all’anno precedente, attestandosi a 31; salgono a 80 gli edifici fatiscenti censiti e sono 15 le storie di brutti progetti segnalati nel report.

“Quanto sta accadendo ad alta quota è solo la punta di un iceberg – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – la crisi climatica sta avanzando a ritmi preoccupanti, la fusione dei ghiacciai da un lato, la diminuzione delle nevicate, ma anche la chiusura di diversi impianti insieme a quelli che faticano spesso a restare aperti, dall’altro, sono facce della stessa medaglia su cui va aperta una importante riflessione che deve essere accompagnata da interventi concreti. Si continua ad alimentare la pratica dell’innevamento artificiale, che comporta consistenti consumi di acqua e di energia, senza invece mettere in campo una chiara strategia di adattamento e mitigazione alla crisi climatica. È da qui che bisogna partire, se si vuole arrivare ad una migliore gestione del territorio”.

Salgono i costi della settimana bianca

Negli ultimi anni, gli impianti di neve artificiale sono diventati una spesa costante e cruciale per la sopravvivenza dei comprensori e per garantire la settimana bianca. Tra gli esempi simbolo citati da Legambiente nel report ci sono Veneto, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia.

A metà febbraio – scrive l’associazione ambientalista nel report Nevediversa – si è registrata una spesa di 2 milioni di euro per l’innevamento artificiale nelle aree montane del Bellunese, dall’inizio della stagione. Nel caso del Sestriere, in Piemonte, in quattro anni la cifra spesa ha superato i 10 milioni di €. Per innevare i 125 chilometri di piste del Friuli-Venezia Giulia, il costo stagionale si aggira intorno ai 5.300.000 euro. Oltre alla spesa in conto capitale.

Dall’altro lato salgono in Italia i costi della settimana bianca. Una famiglia di tre persone, stando alle ultime stime, quest’anno spenderà in media 186 euro al giorno solo per accedere agli impianti di risalita e alle piste. Secondo i dati Federturismo riportati da Legambiente, aumenta anche il costo di hotel (+5,1%), delle scuole di sci (+6,9%), i servizi di ristorazione (+8,1%). In sintesi, per una settimana bianca, un adulto spende in media 1.453 euro, mentre un nucleo familiare composto da due genitori e un figlio affronta una spesa di circa 3.720 euro.

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