Rincari, spesa per gli alimentari in forte riduzione. UNC: rialzi ingiustificati

Rincari, spesa per gli alimentari in forte riduzione. UNC: rialzi ingiustificati (foto Pixabay)

La spesa delle famiglie italiane per gli alimentari è in forte riduzione (-3,7% nel 2022; -8,7% nel 4° 2022 dal 1° 2021), in controtendenza rispetto a molte altre voci di spesa: è quanto emerge da uno studio di Confindustria.

Nel 2022, secondo l’analisi, i consumi delle famiglie italiane sono cresciuti del +4,6%. In calo a fine anno (-1,7%), hanno ricominciato a espandersi nel 1° trimestre 2023 (+0,5%), sebbene siano ancora sotto il livello pre-Covid (-1,2%). Un dato aggregato positivo che  nasconde, però, dinamiche diverse per le varie categorie di beni e i servizi.

Alimentari, nel 2023 i consumi risentiranno ancora delle tensioni sui prezzi

In particolare, la spesa per i beni è salita meno del totale (+2,4% nel 2022; dati di contabilità nazionale trimestrale). In crescita i semidurevoli (+12,3%), per esempio abbigliamento e vestiario. Invece, una dinamica fiacca caratterizza i beni durevoli (+0,5%), che però erano già risaliti molto l’anno precedente (ad esempio arredamento, elettrodomestici). E soprattutto i non durevoli, rimasti quasi piatti nel 2022 (+0,3%), anche perché la spesa aveva sofferto meno durante la pandemia (-2,8% nel 2020, -11,3% i consumi totali) ed era già tornata ai valori pre-Covid nel 2021.

Tra i beni non durevoli, la spesa delle famiglie italiane per gli alimentari, come detto, è in forte riduzione. “Ciò – analizza lo studio – ha fatto da zavorra alla risalita dei consumi totali, visto anche il peso della spesa alimentare pari al 14% (secondo solo alla spesa per abitazione, acqua ed energia, 23%)”.

I dati sulle vendite al dettaglio di beni alimentari confermano, quindi, la debolezza della domanda nel 2022 (-4,3%) e mostrano uno stallo nel 1° trimestre 2023 (+0,1%). Diverse le dinamiche della spesa per i servizi, che nel 2022 è cresciuta del +8,8%, sebbene si trovi ancora sotto i valori pre-Covid (-3,9%).

Quali prospettive, quindi, per il 2023? Secondo lo studio di Confindustria, i consumi alimentari risentiranno ancora delle tensioni sui prezzi. È probabile che anche la spesa in servizi rallenti, man mano che svaniscono gli effetti del “recupero” dei livelli pre-pandemici (e si esaurisce l’extra-risparmio). Infine, il rialzo dei tassi di interesse potrebbe indebolire nei prossimi mesi la dinamica dei consumi, specie di beni durevoli, più sensibili al costo del credito (ad esempio le automobili).

UNC: dati preoccupanti

Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, si tratta di “dati preoccupanti e allarmanti, che confermano quanto andiamo denunciando da oltre un anno: gli italiani sono a dieta forzata a causa dell’inflazione alle stelle che, dopo i beni energetici, ha colpito soprattutto gli alimentari, con rialzi lunari oramai del tutto ingiustificati“.

“Una situazione che sta avendo ripercussioni anche sulla crescita, considerato che i consumi rappresentano il 60% del Pil e che, se gli italiani non acquistano, i commercianti non vendono e le imprese non producono”, conclude Dona.

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