Vendite al dettaglio: ad aprile più 0,7% mensile e più 3,7% annuale. Consumatori: effetto Pasqua (Foto Pixabay)

Vendite al dettaglio: ad aprile più 0,7% mensile e più 3,7% annuale. Consumatori: effetto Pasqua

Ad aprile le vendite al dettaglio aumentano del 3,7% in valore e dell’1,9% in volume su base tendenziale. Aumentano le vendite degli alimentari: più 8,6% in valore e più 5,4% in volume, trainate dalla Pasqua. I beni non alimentari sono invece in calo. Consumatori: illusione ottica

Ad aprile la Pasqua traina le vendite alimentari. Secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, ad aprile le vendite al dettaglio segnano una variazione congiunturale positiva in valore (+0,7%) e in volume (+0,5%). Sono in aumento sia le vendite dei beni alimentari (+1,3% in valore e +0,9% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (rispettivamente +0,2% e +0,3%).

Nel confronto annuale, le vendite al dettaglio aumentano del 3,7% in valore e dell’1,9% in volume. In particolare, su base tendenziale le vendite dei beni alimentari sono in sostenuto aumento in valore (+8,6%) e in volume (+5,4%) mentre le vendite dei beni non alimentari sono in diminuzione (-0,4% in valore e -0,8% in volume).

Fra i beni non alimentari, poi, l’andamento su base annuale è di un generalizzato calo. Gli aumenti maggiori riguardano i Prodotti di profumeria, cura della persona (+3,4%) e Foto ottica e pellicole, supporti magnetici, strumenti musicali (+3,2%) mentre i cali più consistenti si osservano per le Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-3,9%) e Giochi, giocattoli, sport e campeggio (-3,5%). Sono in calo anche le vendite al dettaglio relative a Elettrodomestici, radio e tv (-2%), Mobili, articoli tessili e arredamento (-1,3%), Cartoleria, libri, giornali e riviste (-0,8%).

Sempre nel confronto con aprile dello scorso anno, il valore delle vendite al dettaglio aumenta per la grande distribuzione (+6,8%) e per le imprese operanti su piccole superfici (+0,9%) mentre diminuisce per le vendite al di fuori dei negozi (-0,1%) e il commercio elettronico (-0,7%).

Commenta l’Istat: “Ad aprile 2025, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in crescita in valore e in volume per entrambi i settori merceologici. Su base tendenziale si registra un notevole aumento, il più alto in valore da giugno 2023. La crescita riguarda esclusivamente il settore alimentare, trainato dagli acquisti pasquali avvenuti quest’anno ad aprile, diversamente dal 2024 in cui tale festività ebbe luogo a fine marzo”.

Effetto Pasqua sulle vendite al dettaglio, illusione ottica

Le vendite al dettaglio risentono ad aprile dell’effetto Pasqua e del traino rappresentato dalla festa per le vendite di alimentari, sottolineano le associazioni dei consumatori.

«Effetto Pasqua! – commenta il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – I dati apparentemente positivi sono solo un miraggio dovuto alla diversa collocazione della Pasqua, caduta quest’anno nel mese di aprile, diversamente dal 2024 quando fu a marzo. La dimostrazione è che su base annua le vendite alimentari decollano, con un balzo incredibile dell’8,6%, mentre quelle non alimentari addirittura scendono, -0,4% in valore e -0,8% in volume».

Per capire il reale andamento del commercio al dettaglio, conclude l’associazione, bisognerà aspettare i prossimi mesi.

Così anche per il Codacons: “Il forte rialzo delle vendite al dettaglio registrato ad aprile è frutto di una illusione ottica dovuta all’effetto Pasqua”.

Sostiene il presidente Carlo Rienzi: «Sul fronte del commercio c’è purtroppo poco da gioire. A causa dei rincari dei prezzi che stanno interessando il comparto alimentare, le vendite nei primi mesi dell’anno registrano volumi negativi, a dimostrazione di come le famiglie continuino a ridurre i consumi e tagliare la spesa».

L’andamento delle vendite è poi diverso se non si considera il dato pasquale.

Spiega il presidente Assoutenti Gabriele Melluso: «Tralasciando le festività di Pasqua, sul fronte dei beni alimentari il trend continua ad essere negativo. Nei primi 4 mesi dell’anno si assiste infatti ad una riduzione dei volumi del -1,2% equivalente, al netto dell’inflazione, ad un taglio di spesa per l’acquisto di cibi e bevande da -110 euro all’anno per un nucleo con due figli. Si compra di meno ma si spende di più, considerando che nello stesso periodo il valore delle vendite alimentari sale del +1,4% rispetto allo stesso periodo del 2024».

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