Vendite al dettaglio, Consumatori: dati disastrosi, tracollo dei consumi (Foto Pixabay)

Consumi in crisi in Italia. La flessione riguarda anche le vendite dei beni alimentari e, fra rincari dell’inflazione e tensioni sui prezzi delle materie prime, il risultato è un calo delle vendite che preoccupa sempre di più le associazioni dei consumatori. Per molte famiglie è tempo di tagli, di cambiamenti nelle abitudini di spesa e di rinunce. Anche sugli alimentari. I dati sulle vendite al dettaglio diffusi oggi dall’Istat fotografano la frenata delle vendite nel comparto alimentare: rispetto a marzo dello scorso anno, meno 4,2% in valore e meno 6,7% in volume. Le vendite in valore diminuiscono complessivamente dello 0,5% su febbraio e del 2,8% su base annua.

Meno 208 euro di spesa per cibi e bevande

«Sul fronte dei beni alimentari il trend peggiora – afferma il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso – Sul mese precedente a marzo le vendite alimentari calano in valore del -0,5%, e in volume del -0,9%, mentre su base annua, anche per effetto della Pasqua, la riduzione è del -4,2% in valore e -6,7% in volume. Nei primi 3 mesi dell’anno le vendite alimentari fanno registrare una flessione in volume del -3,3% equivalente, al netto dell’inflazione, ad un taglio di spesa da -208 euro annui a famiglia sugli acquisti di cibi e bevande. A pesare su tale situazione è la crisi delle materie prime che sta portando a sensibili rialzi dei prezzi per prodotti alimentari di largo consumo, beni che registrano in alcuni casi una inflazione a due cifre che costringe i consumatori a cambiare abitudini e ridurre gli acquisti».

Il Codacons parla di un vero e proprio “tracollo su base tendenziale. “Al netto dell’effetto Pasqua, che quest’anno è caduta ad aprile, le vendite registrano segno negativo in tutti i comparti, sia in volume che in valore”, afferma l’associazione.

«I numeri dell’Istat attestano ancora una volta l’impatto dell’inflazione sulle spese degli italiani – spiega il presidente Carlo Rienzi – La nuova fiammata dei prezzi al dettaglio registrata nell’ultimo periodo, infatti, porta le famiglie a tagliare i consumi e dirottare gli acquisti verso esercizi commerciali come i discount che garantiscono maggiori risparmi. Un segnale preoccupante che il governo farebbe bene ad intercettare, studiando misure utili a sostenere i consumi delle famiglie che continuano a non ripartire».

UNC: su vendite dati disastrosi, non si salva nessuno

Sulle vendite al dettaglio i dati sono disastrosi, commenta a sua volta l’Unione Nazionale Consumatori.

«Non si salva nessuno! Non c’è un solo dato positivo, né congiunturale né tendenziale, né in valore né in volume – afferma il presidente Massimiliano Dona – Un crollo che non si spiega con la collocazione diversa della Pasqua, che giustifica solo la caduta delle vendite alimentari su base annua, non certo quella rispetto a febbraio 2025 e men che meno chiarisce il crac delle vendite non alimentari. In un solo mese, rispetto a febbraio, gli italiani fanno una cura dimagrante da 7 chili in 7 giorni, mangiando in quantità lo 0,9% in meno di cibo. Una dieta a dir poco pericolosa che indica la difficoltà delle famiglie di arrivare a fine mese».

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