violenza sulle donne

violenza sulle donne, i dati Istat

Il Coronavirus ha accresciuto il rischio di violenza sulle donne. Le misure di isolamento necessarie per contenere il contagio hanno obbligato alla convivenza con i propri aguzzini e limitato considerevolmente le possibilità di chiedere aiuto.

Nonostante le difficoltà imposte della pandemia, la lotta alla violenza non si è fermata. Il numero 1522 anti violenza e stalking, i centri antiviolenza e le case rifugio sono sempre rimasti attivi, nel rispetto delle prescrizioni igienico-sanitarie previste. Le Istituzioni hanno rafforzato gli interventi di contrasto e prevenzione.

Violenza in aumento con il lockdown

I dati diffusi oggi dall’Istat raccontano il fenomeno della violenza sulle donne durante il periodo cruciale dell’epidemia nel nostro Paese.

L’Istituto nazionale di statistica afferma che durante il lockdown, nel periodo tra il 1 marzo e il 16 aprile, sono state 5.031 le telefonate al 1522, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. Le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%).

Il 45,3% delle vittime ha paura per la propria incolumità o di morire; il 72,8% non denuncia il reato subito. Nel 93,4% dei casi la violenza si consuma tra le mura domestiche, nel 64,1% si riportano anche casi di violenza assistita.

In 4 casi su 10 si chiama per violenza e stalking

Si chiama al 1522 per chiedere aiuto in caso di violenza e/o stalking, per segnalare casi di violenza ed emergenza (2.013 chiamate, pari al 40% delle chiamate valide tra il 1° marzo e il 16 aprile 2020), per chiedere informazioni sul servizio stesso (1.423, il 28,3%), per avere informazioni sui centri antiviolenza (654, il 13%). È elevato anche il numero di coloro che si rivolgono al servizio per chiedere assistenza di tipo sociale o psicologica, pari al 17,1% (con 858 casi).

Al numero verde antiviolenza si rivolgono anche persone che non trovano un ascolto adeguato alle diverse richieste di sostegno. Questa tipologia di telefonate è cresciuta in proporzione di più nel periodo 1°marzo – 16 aprile 2020 rispetto agli anni precedenti (+7,8 punti percentuali), probabilmente come effetto della stessa campagna televisiva.

Molte richieste d’aiuto ma non si denuncia

Il numero verde ha rappresentato nel tempo un servizio a cui si sono rivolte sia le vittime sia altri utenti, come operatori e servizi, che chiamano per consulenze e informazioni, o le reti parentali e amicali, che supportano le vittime attraverso questo canale.

Rispetto allo stesso periodo del 2019, dal 1° marzo al 16 aprile 2020 hanno fatto più ricorso al 1522 anche i Centri Antiviolenza (25 casi contro i 7 del periodo precedente) e le Forze dell’Ordine (34 chiamate rispetto alle 30 del periodo precedente). Le vittime, pari al 40% di chi ha chiamato sono sposate, segno che la richiesta di aiuto proviene da un tipo di violenza di coppia.

Dal racconto che le vittime fanno alle operatrici del 1522 emerge che la maggior parte di esse non denuncia la violenza subita, proprio perché consumata per lo più all’interno di contesti familiari. Mettendo a confronto il periodo 1°marzo–16 aprile del 2019 e del 2020 si osserva inoltre un calo della quota di vittime che denunciano, dal 74,8% (947 casi) al 72,8% (1.466).

La violenza sulle donne avviene in casa

La casa è dunque uno dei luoghi in cui più di frequente avviene la violenza: 93,4% dei casi nel 2020. Nella maggior parte dei casi la violenza non appare un episodio sporadico ma attiene a comportamenti reiterati nel tempo: il 74,6% dichiara che la violenza dura da anni (72,6% nello stesso periodo del 2019), il 18,6% afferma che dura da mesi.

Le vittime che concludono la telefonata confessano di vivere in uno stato di disagio: il 45,3% dichiara di avere paura di morire e per la propria incolumità.

Il 56% delle richieste di aiuto arriva da parte di vittime con figli e il 33,7% da parte di vittime con figli minori. Il 64,1% delle vittime con figli dichiara casi di violenza a cui hanno assistito minori e/o casi di violenza subita da minori.

Violenza sulle donne, i dati Istat
Violenza sulle donne, i dati Istat

Iniziativa europea

I numeri raccontati dall’Istat sono comuni a molti altri paesi membri dell’Unione europea.

In Francia, la violenza domestica è aumentata del 32% in una sola settimana di lockdown e a Parigi la percentuale ha raggiunto il 36%. Il segretario di Stato francese per l’Eguaglianza di genere ha sottolineato che la situazione è diventata davvero difficile, considerando anche il fatto che le vittime spesso non possono chiedere aiuto perchè segregate in casa con i chi abusa di loro.

Situazione ben diversa in Ungheria che ha sfruttato la pandemia per adottare una risoluzione straordinaria con la quale si rigetta la Convenzione di Istanbul affermando che si tratta di un trattato che non vuole eliminare la violenza ma la famiglia.

Preoccupati da tanta disparità di comportamenti davanti allo stesso drammatico fenomeno, 123 europarlamentari hanno presentato una lettera alla Commissione europea per chiedere l’impegno a fare tutto il possibile perchè si adottino tutte le misure necessarie per contrastare il fenomeno della violenza domestica in tutti gli Stati membri, spingendoli a ratificare la Convenzione di Istanbul e tutelare con tutte le azioni e gli sforzi possibili possibili i diritti fondamentali dei nostri cittadini.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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