Consultori, oggi compiono 50 anni. I medici: rilanciarli (Foto MART PRODUCTION per Pexels)

I consultori compiono 50 anni. Ma questo presidio di salute pubblica non deve essere dato per scontato. Su 2900 strutture previste in Italia, oggi ne sono attive poco più di 1200. Come denuncia la Cgil, che ha fatto partire una campagna per la difesa e il rilancio dei consultori, “la Legge prevede un consultorio familiare ogni 20mila abitanti, ma oggi sono uno ogni 32mila (- 40%), la maggior parte dei quali non dispone di tutte le professionalità previste: psicologhe/i, ginecologhe/i, ostetriche, assistenti sociali, mediatrici e mediatori culturali”.

50 anni fa la legge sui consultori

I consultori nascono con la legge sui consultori familiari (legge 29 luglio 1975, n. 405); la legge sul Servizio Sanitario Nazionale arriva tre anni dopo, nel 1978.

I consultori nascono per rispondere ai bisogni della società: assistenza psicologica e sociale per maternità e paternità responsabili, problemi della coppia, della famiglia anche in ordine ai minori, tutela della salute della donna, divulgazione delle informazioni idonee a promuovere o a prevenire la gravidanza.

E oggi, in occasione dei 50 anni dei consultori, da medici e società civile arriva il riconoscimento della loro importanza e una mobilitazione, spiega Federconsumatori, per “riaffermare il loro ruolo centrale nella tutela della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi di tutte le persone, in particolare delle donne e delle giovani generazioni”.

Medici: rilanciare la funzione dei consultori

I medici chiedono di rilanciare la loro funzione di prevenzione per la salute.

Spiega in una nota Ludovico Abbaticchio, Presidente Nazionale Sindacato Medici Italiani( SMI): “Nel giorno in cui si celebra il cinquantesimo anniversario dall’istituzione dei consultori familiari in Italia, avvenuta con la legge 405 del 1975, questi centri, nonostante le difficoltà e i pochi finanziamenti,  rappresentano nel nostro Paese un punto di riferimento essenziale per la salute e il benessere delle donne in ogni fase della vita e offrono una vasta gamma di servizi, garantendo un’assistenza integrata e di prossimità. Oggi occorre rigenerare  la loro presenza  e la loro funzione socio sanitaria, di prevenzione per la salute su tutto il territorio”.

I consultori familiari dovrebbero operare in rete con l’assistenza primaria, e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede un loro potenziamento.

“I nuovi bisogni di salute indotti dai cambiamenti demografici e sociali, rendono i consultori familiari – prosegue Abbaticchio – servizi ancora più necessari; per queste ragioni occorre una forte azione per difenderli, per potenziarli e garantirli in ogni territorio, superando le profonde diseguaglianze esistenti a livello territoriale. Governo ed enti locali devono mettere i consultori nelle condizioni di funzionare, assicurando le risorse e il personale necessario”.

Federconsumatori: rafforzare i consultori pubblici

Anche Federconsumatori ribadisce il ruolo dei consultori come presìdi fondamentali di salute pubblica, informazione, supporto psicologico e accesso ai servizi.

“Purtroppo, oggi il loro ruolo e la loro operatività sono sempre più messi in discussione e ostacolati da tagli, carenze di personale e derive ideologiche che ne svuotano la funzione – afferma l’associazione – La Legge prevede un consultorio familiare ogni 20mila abitanti: oggi ci troviamo nettamente al di sotto di tale standard, con uno ogni 32mila. In queste strutture, spesso, mancano le professionalità previste: psicologhe/i, ginecologhe/i, ostetriche, assistenti sociali, mediatrici e mediatori culturali”. Federconsumatori ricorda poi il dato allarmante sulla diffusione crescente dell’obiezione di coscienza, che oggi coinvolge, secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute, oltre il 63% dei ginecologi (con picchi superiori all’80% in alcune Regioni) e compromette l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza.

È inaccettabile che nel 2025 si debba ancora lottare per l’accesso a diritti fondamentali, sacrosanti, riconosciuti e, mai fu più il caso di dirlo, vitali. Per questo – conclude Federconsumatori – chiediamo al Governo e al Ministero della Salute di stanziare le risorse necessarie a rafforzare i consultori pubblici: smantellarli significherebbe colpire al cuore la sanità territoriale, negare diritti fondamentali, azzerare il supporto alle donne e ai soggetti più vulnerabili. A tutti quelli che non possono pagare di tasca propria costose cure e visite. Chiediamo agli organi competenti, inoltre, di vigilare sulla effettiva possibilità di ricorrere all’IDV nei consultori stessi, assicurando la presenza di medici non obiettori e assumendo ogni misura opportuna per garantire l’esercizio di questo diritto”.

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