Prigionieri di coscienza, Amnesty chiede il rilascio immediato
Prigionieri di coscienza, Amnesty chiede il rilascio immediato
Amnesty international ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato dei prigionieri di coscienza. Col Covid-19 le carceri sono luoghi ancora più pericolosi in cui la prevenzione è impossibile
I prigionieri di coscienza continuano a rimanere in carcere in condizioni sempre più pericolose. Imprigionati solo per le loro idee, per la loro difesa dei diritti umani o per le loro campagne, spesso in condizioni di salute già precarie e ora ancora più a rischio per la pandemia. Il Covid-19 rende le prigioni ancora più pericolose e insostenibili. Amnesty Internazional ha chiesto dunque il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri di coscienza nel mondo.
Prigionieri di coscienza, carcere e Covid-19
C’è Nasrin Sotoudeh, condannata al carcere in Iran per il suo pacifico lavoro in difesa dei diritti umani e la pubblica opposizione alla pena di morte. C’è Patrick George Zaki, in stato di detenzione in Egitto da febbraio. Ci sono ricercatori, professori universitari, studenti, donne e attiviste che si trovano in carcere per le loro idee e per le loro battaglie pacifiche. E il carcere è ancora più disumano durante una pandemia.
«In un momento nel quale il Covid-19 si sta diffondendo nel mondo, le prigioni sono luoghi ancora più pericolosi ed è più importante che mai che i governi proteggano i detenuti, anche attraverso il rilascio di coloro che sono in carcere solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti», ha detto Sauro Scarpelli, vicedirettore delle campagne di Amnesty International.
«I prigionieri di coscienza non hanno commesso alcun reato eppure continuano a restare dietro le sbarre in condizioni sempre più pericolose – prosegue Scarpelli – Il sovraffollamento e la mancanza di servizi igienico-sanitari in molti centri di detenzione del mondo rende impossibile l’adozione di misure di protezione dalla pandemia, come la distanza fisica e il lavaggio regolare delle mani. L’ingiustificata detenzione mette queste persone ancora più in pericolo».

Diritti umani e futuro post Covid-19
Costruire un futuro giusto dopo la pandemia significa dunque non derogare al rispetto dei diritti umani. L’associazione si concentrerà su 150 prigionieri di coscienza nel mondo, su un totale stimato in migliaia di casi.
«La detenzione ingiustificata di chiunque durante una pandemia globale è un atto crudele e gravemente irresponsabile – dice Scarpelli – I diritti umani per tutti devono essere al centro della risposta al Covid-19 e la bussola dei nostri tentativi di costruire un futuro giusto e di tolleranza nel periodo post-pandemia, in cui ogni persona possa esprimere liberamente e pacificamente le sue opinioni».
Tra le storie emblematiche scelte da Amnesty International c’è quella di Rubén González, sindacalista del Venezuela arrestato il 29 novembre 2018 dopo aver manifestato in modo pacifico per chiedere migliori condizioni di lavoro nell’azienda mineraria di stato in cui era assunto. González, racconta Amnesty, è stato processato da un tribunale militare, in violazione del suo diritto a un processo equo, e condannato a cinque anni e nove mesi di carcere per aggressione a un funzionario militare. Un processo politico senza prove credibili. Il carcere aggrava il pericolo perché il sindacalista soffre di ipertensione e insufficienza renale ed è dunque soggetto a rischio di contagio da Covid-19.
Un altro volto dell’azione di Amnesty è Nasrin Sotoudeh, avvocata dell’Iran arrestata il 13 giugno 2018, condannata a 38 anni e sei mesi di carcere e a 148 frustate al termine di due processi gravemente irregolari. Ai sensi della legge iraniana sul cumulo di condanne, il periodo effettivo di carcere da scontare è di 17 anni. «Le accuse contro di lei sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di morte», ricorda Amnesty.

