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L'impatto della pandemia sulla sanità, fra debiti e rinuncia alle cure

Rinuncia alle cure e debiti per spese mediche, l’impatto della pandemia sulla sanità

Tre milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi per difficoltà economiche causate dal lockdown e dalla pandemia, oltre due milioni hanno chiesto un prestito per accedere alla sanità privata. Oltre 30 milioni di pazienti si sono visti cancellare o rimandare cure mediche. Due mesi di attesa anche per oncologia

La rinuncia alle cure è una delle conseguenze più diffuse, e più devastanti, dell’impatto del coronavirus sulla sanità. Visite saltate, cure mediche rimandate per mesi, rinunce spontanee per paura o per carenza di soldi.

Fra marzo e dicembre 2020 sono ben tre milioni gli italiani che hanno rinunciato a curarsi per difficoltà economiche causate dal lockdown e dal Covid, denuncia un’indagine di Facile.it. Oltre due milioni hanno chiesto un prestito per rivolgersi alla sanità privata.

Oltre 32 milioni di italiani si sono visti rimandare o cancellare cure mediche, per un tempo di rinvio che in media è stato di 53 giorni. Ma ci sono state attese lunghissime anche per visite che non possono essere rimandate. In oncologia visite ed esami sono slittati di 63 giorni, oltre due mesi.

 

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L’impatto della pandemia sulla sanità

 

L’impatto della pandemia sulla sanità

A fotografare la rinuncia alle cure durante la pandemia dati vengono è l’indagine fatta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione nazionale rappresentativo della popolazione (mille interviste circa fatte a gennaio di quest’anno).

La pandemia ha avuto un impatto forte sulla sanità in termini di visite rimandate o annullate. Queste hanno riguardato la cifra di 32,8 milioni di italiani che si sono visti rimandare, se non annullare, visite, esami o operazioni in programma nel 2020. Poco meno di 28 milioni, pari a oltre il 73% di chi aveva un appuntamento in una struttura sanitaria, ha subito uno o più rinvii mentre 13 milioni di cittadini, più di un paziente su tre (34,3%), hanno dovuto fare i conti con l’annullamento.

I disservizi hanno riguardato tutte le specialità, con punte particolarmente forti per gastroenterologia e urologia, dove ha subito ritardi o annullamenti di visite, esami ed operazioni oltre l’81% e oltre il 75% dei pazienti. Ritardi e annullamenti hanno riguardato anche patologie molto gravi che non possono aspettare: oltre il 61% dei pazienti cardiologici, il 47,2% di quelli oncologici.

In media visite ed esami sono stati rinviati di 53 giorni, quasi due mesi, ma nel 68% dei casi l’appuntamento è stato rimandato sine die.

In oncologia le visite sono slittate addirittura di 63 giorni; di 72 giorni per la cardiologia; di 81 giorni per la ginecologia.

La rinuncia alle cure

La rinuncia alle cure è stata il frutto anche di una decisione personale. Oltre il 68% delle persone ha deciso di rinunciare a prenotare o fare visite, esami specialistici e operazioni. In gran parte dei casi (oltre il 71%) la ragione principale è stata la paura di infettarsi in una struttura medica, nel 19,7% i pazienti erano scoraggiati dalle lunghissime attese.

Ma oltre il 20% degli intervistati sono stati costretti alla rinuncia alle cure per ragioni economiche. Per circa tre milioni di persone, le difficoltà economiche sono conseguenza proprio del lockdown e della pandemia.

 

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Lo spostamento verso la sanità privata

Ritardi, cancellazioni e stress complessivo del sistema sanitario hanno riguardato sia le strutture pubbliche sia quelle private, ma hanno anche avuto come conseguenza uno spostamento dei pazienti verso la sanità privata.

Fra chi ha subito un rinvio o un annullamento, dice l’indagine, il 30,2% degli intervistati ha poi scelto di svolgere il controllo in struttura privata, il 31% in struttura pubblica, ma soprattutto, per il 38,8% l’esame è stato annullato senza alcuna riprogrammazione.

«Questa situazione ha spinto molti italiani ad abbandonare la sanità pubblica in favore di quella privata: secondo l’indagine circa 7 milioni di cittadini, a seguito del rinvio o annullamento, hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o più visite».

Il costo della sanità privata

Questo ha aumentato il peso finanziario sui pazienti. Chi si è rivolto a strutture private ha speso in media 292 euro per singola visita, esame o operazione.

Per pagarsi la sanità privata, oltre sette su dieci hanno usato i propri risparmi. E se c’è stato chi ha rinunciato alle cure, c’è anche chi è stato costretto a indebitarsi per pagare visite ed esami privati.

Circa 2,2 milioni di pazienti (pari al 9,1% di chi è ricorso alla sanità privata) hanno dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie – di più al Sud e nelle Isole dove si arriva all’11,9%.

Dall’esame di oltre 125 mila domande di finanziamento chieste per spese mediche, emerge infine che nel 2020 l’importo medio dei prestiti personali per spese mediche è stato di 6.145 euro, da restituire in 53 rate (circa 4 anni e mezzo).

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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