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L'OMS afferma che il CBD non crea dipendenza

Sempre più persone si avvicinano al mondo del CBD, acronimo di cannabidiolo cioè un metabolita della canapa sativa, per via delle molte proprietà benefiche sul nostro organismo che questa sostanza è in grado di assicurare. Può avere un effetto analgesico e antinfiammatorio, visto che è in grado di ridurre la percezione del dolore, inoltre agisce come ansiolitico contrastando i sintomi associati al disturbo post traumatico da stress e al disturbo ossessivo compulsivo. Ha proprietà antiemetiche, anticonvulsivanti ed è noto per i suoi effetti calmanti oltre che per la capacità di favorire il ripristino del ciclo circadiano (sonno-veglia).

Tra i prodotti che stanno lentamente entrando a far parte della nostra routine quotidiana, perché garantiscono una veloce e sicura iniezione di benessere, c’è senza dubbio l’olio di CBD. Come si assume? Il metodo più diffuso è quello sublinguale: si fanno scendere poche gocce sotto la lingua per poi attendere qualche minuto affinché vi sia l’assorbimento da parte delle pareti del cavo orale.

Nonostante un muro di diffidenza spesso difficile da scalfire, adesso le cose a livello globale stanno cambiando anche perché si sta diffondendo una consapevolezza diversa relativamente agli effetti e alle caratteristiche del CBD. Che non ha effetti psicoattivi o psicotropi, diversamente da quanto avviene invece con il THC (il tetraidrocannabinolo).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha diffuso una sintesi del rapporto prodotto durante un incontro sul tema della legalità del CBD. Il documento è consultabile online ed è stato presentato da un comitato di esperti, che si sono interrogati sul tema della dipendenza. E’ emerso come il CBD non sia affatto pericoloso e anzi possieda un interessante potenziale da un punto di vista medico. Si afferma nello specifico all’interno del rapporto come questa sostanza offra benefici importanti alla salute, senza mettere a repentaglio in alcun modo la salute pubblica. Viene anche precisato, proprio per restare in tema di dipendenze, come non vi sia la possibilità di svilupparne una diversamente da quanto avviene invece nei confronti del THC.

Il CBD per il trattamento di alcune malattie

La ricerca si interroga, forte delle prime conferme ricevute, anche sulla capacità del CBD di risultare efficace nel trattamento di alcune malattie come l’epilessia (sia nei bambini che negli animali). Inoltre, sono emerse prime e incoraggianti prove relative al fatto che il CBD possa essere in grado di influire positivamente nel trattamento di patologie gravi come Parkinson, Alzheimer e non solo. Il CBD è già legale in molti Paesi del mondo, dunque la strada non è più in salita come sembrava solo pochi anni fa.

E’ stato osservato, peraltro, sempre all’interno del documento come in molti casi certe reazioni avverse possano essere state causate dalle interazioni farmacologiche tra CBD e altri medicinali presi dal paziente. E’ chiaro che quella che riguarda il CBD è una discussione particolarmente interessante, destinata a sfociare nel breve periodo in sempre nuovi aggiornamenti. Al centro della ricerca viene sempre messo il benessere delle persone, anche se – sarà utile precisarlo – il CBD può essere utilizzato con successo anche per migliorare le condizioni degli animali, specialmente nel caso in cui stiano soffrendo una condizione negativa o abbiano una patologia dolorosa.

 

Fonte https://www.royalqueenseeds.it/blog-un-nuovo-studio-delloms-mostra-che-il-cbd-non-e-pericoloso-o-assuefativo-n771

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