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Covid-19 e obesità

Con l’epidemia da Covid-19 è emersa la fragilità della sanità italiana, spezzettata in diversi sistemi sanitari, con le Regioni che hanno avuto capacità diverse di fronteggiare l’emergenza. Tutto questo ha un impatto sulle garanzie di cura per i cittadini. Il Rapporto OsservaSalute 2019 punta i riflettori sulla risposta della sanità italiana alla pandemia ed evidenzia «la fragilità del decentramento in sanità» che ha messo a rischio l’uguaglianza dei cittadini.

I problemi del Servizio sanitario nazionale

Il Servizio sanitario nazionale è stato penalizzato negli anni da riduzioni di spesa pubblica, spesso diventati riduzione dei servizi sanitari offerti ai cittadini, e dalla carenza di medici e infermieri, che negli anni sono diminuiti.

Alla vigilia della pandemia il sottofinanziamento della sanità e la creazione di fatto di sistemi sanitari regionali diversi «ha determinato conseguenze per i cittadini, che non hanno potuto avere le stesse garanzie di cura».

OsservaSalute è curato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che opera nell’ambito di Vihtaly, spin off dell’Università Cattolica, presso il campus di Roma.

I dati economici dicono che «dal 2010 al 2018 la spesa sanitaria pubblica è aumentata di un modesto 0,2% medio annuo, molto meno dell’incremento del PIL che è stato dell’1,2%. Al rallentamento della componente pubblica delle risorse finanziarie ha fatto seguito una crescita più sostenuta della spesa privata delle famiglie, pari al 2,5%. Nel 2018, la spesa sanitaria complessiva, pubblica e privata sostenuta dalle famiglie, ammontava a circa 153 miliardi di euro, dei quali 115 miliardi di competenza pubblica e circa 38 miliardi a carico delle famiglie».

«La crisi drammatica determinata da Covid-19 ha improvvisamente messo a nudo fino in fondo la debolezza del nostro sistema sanitario e la poca lungimiranza della politica nel voler trattare il SSN come un’entità essenzialmente economica alla ricerca dell’efficienza e dei risparmi, trascurando il fatto che la salute della popolazione non è un mero ‘fringe benefit’, ma un investimento con alti rendimenti, sia sociali sia economici», ha detto il Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica.

 

 

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Le regioni e la risposta al Covid

Tagli, riduzioni, regionalizzazioni dei servizi hanno un impatto sulla gestione di emergenze sanitarie come l’epidemia da Covid-19, il cui tratto dominante, in Italia, è stato di disomogeneità nella gestione dei contagiati sul territorio.

Ci sono state tante differenze nella gestione dei contagiati fra le Regioni, molte già messe in luce nelle cronache.

Il Veneto ha la quota più bassa di persone ospedalizzate e quella più alta di persone positive in isolamento domiciliare (all’inizio della pandemia circa il 70% dei contagiati, nell’ultimo periodo oltre il 90%) ed è la regione che ha fatto il numero maggiore di tamponi in rapporto alla popolazione.

Lombardia e Piemonte, invece, hanno percentuali di ospedalizzazione molto più alte, che nella prima metà di marzo ha oscillato fra il 70 e l’80% per poi scendere.

Ci sono differenze regionali anche nel tasso di letalità, che in Lombardia raggiunge il 18%, in Veneto un massimo del 10%, mentre Emilia-Romagna, Marche e Liguria sono le altre Regioni con la letalità più elevata, compresa tra il 14-16%.

«Non è chiara la spiegazione di questo dato, verosimilmente – dice OsservaSalute – si è verificata una sottostima del numero di contagiati (il denominatore del rapporto con il quale si misura la letalità). Questa circostanza richiama la scarsa qualità del monitoraggio effettuato da alcune Regioni».

Cittadini senza uguali garanzie di cura

Questo assetto sanitario non è stato utile ad affrontare l’epidemia.

«L’esperienza vissuta ha dimostrato che il decentramento della sanità, oltre a mettere a rischio l’uguaglianza dei cittadini rispetto alla salute, non si è dimostrato efficace nel fronteggiare la pandemia – ha detto il Direttore scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane Alessandro Solipaca – Le Regioni non hanno avuto le stesse performance, di conseguenza i cittadini non hanno potuto avere le stesse garanzie di cura. Il livello territoriale dell’assistenza si è rivelato in molti casi inefficace, le strategie per il monitoraggio della crisi e dei contagi particolarmente disomogenee, spesso imprecise e tardive nel comunicare le informazioni».

Influenza e vaccino, dati in calo per gli over 65

Il vaccino per l’influenza, dice l’Osservatorio, sarà «un tassello cruciale nella gestione di eventuali ondate di coronavirus in autunno, perché potrà contribuire a discernere tra influenza e sindrome Covid-19».

Ma i dati sulla vaccinazione degli over 65 sono ancora bassi. La copertura vaccinale antinfluenzale nella popolazione generale si attesta, nella stagione 2018-2019, al 15,8%, con lievi differenze regionali. Negli ultra 65enni, la copertura antinfluenzale non raggiunge in nessuna Regione neppure i valori considerati minimi dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, che individua nel valore di 75% l’obiettivo minimo perseguibile e nel valore di 95% l’obiettivo ottimale negli ultra 65enni e nei gruppi a rischio.

Il valore più alto di vaccinazione fra gli over 65 c’è in Basilicata (66,6%), seguita da Umbria (64,8%), Molise (61,7%) e Campania (60,3%), mentre le percentuali minori si sono registrate nella PA di Bolzano (38,3%), in Valle d’Aosta (45,2%) e in Sardegna (46,5%).

In dieci anni, anzi, la vaccinazione degli anziani è diminuita. Dalla stagione 2008-2009 a quella 2018-2019 nella copertura vaccinale degli ultra 65enni, si è osservata una diminuzione, a livello nazionale, del 19,8%. Anche se il valore nazionale mostra un leggero aumento (+0,8%) nelle ultime due stagioni (2017-2018/2018-2019).

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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