82,7 anni. A tanto è stimata la speranza di vita alla nascita nel nostro Paese che si colloca al terzo posto della classifica Ocse, subito dietro Svizzera e Giappone. Buone prospettive di longevità che sono in parte sostenute dai buoni risultati offerti dal Servizio Sanitario Nazionale in termini di qualità delle prestazioni. Il tutto a fronte di una spesa media annua pro capite di 3.012 euro, inferiore sia alla media Ocse (3.322 euro) sia a quella di singoli paesi come Francia (4.118 euro) e Germania (4.495 euro).
Sembrerebbe quindi che il Ssn italiano riesca a coniugare allo stesso tempo efficienza ed efficacia. Ma, nella realtà dei fatti, ciò non è vero fino in fondo. L’Osservatorio di Cittadinanzattiva sul federalismo sanitario, di cui sono stati presentati i dati relativi al Rapporto 2013 questa mattina presso il Ministero della Salute, evidenziano gli effetti prodotti dalla regionalizzazione sanitaria sui diritti dei cittadini.
La prima nota negativa è relativa al tasso medio annuo di crescita della spesa sanitaria pro capite: se tra il 2000 e il 2009 a livello Ocse il tasso era del 4,1%, tra il 2009 e il 2011 è sceso allo 0,2%. L’inversione di tendenza si nota con più evidenza in Italia dove il tasso medio di crescita annuo della spesa sanitaria è al -0,4%. La regionalizzazione del servizio sanitario ha prodotto sostanziali differenze all’interno del Paese. Così, mentre a Bolzano si spendono 2.274 euro pro capite in sanità pubblica, in Campania si arriva a poco più della metà (1.711 euro). Anche per la spesa sanitaria privata i dati seguono un trend analogo con le regioni del Nord su livelli più elevati rispetto a quelli delle regioni del Centro e del Sud.
Al di là delle differenziazioni regionali, nel complesso la sanità italiana ha rimesso sostanzialmente a posto i suoi conti. Dichiara infatti Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato, “grazie soprattutto ai sacrifici fatti dalle famiglie e dai cittadini in termini di aumenti di ticket, Irap e Irpef, i conti sembrano essere tornati in regola”. Si calcola che le entrate del servizio sanitario nazionale per tali modalità di compartecipazione siano state superiori ai 2,9 miliardi di euro. “Adesso però”, continua Aceti, “bisogna dare priorità alle questioni relative ai Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) in termini di accessibilità e accesso”.
Il calo degli investimenti si affianca infatti a quello dei livelli di prestazioni garantite dalla sanità pubblica che sono inferiori del 73% rispetto a quelli tedeschi e del 64% rispetto a quelli olandesi. Il Patto per la Salute, in questi giorni in discussione in Parlamento, dovrebbe partire da un confronto con le organizzazioni di cittadini e pazienti affinché tenga conto anche di priorità finora trascurate. “Innanzitutto, una riduzione del ticket in modo che il gettito non superi i 2 miliardi. Poi una revisione dei meccanismi che regolano i piani di rientro per quelle regioni ancora in rosso e prevedere nuovi criteri di valutazione delle performance delle Regioni, in particolare con riferimento alla capacità di garantire i Lea”, conclude Aceti.
Dai vertici di Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso, Segretario generale dell’Associazione” sottolinea che “occorre rinsaldare il legame di fiducia con i cittadini rendendoli partecipi di tutto ciò che li riguarda da vicino. Bisogna cercare con loro un confronto e un coinvolgimento diretto nella definizione degli standard qualitativi dei servizi di assistenza sanitaria. Infine, e c’è da sperare che il Governo intenda farlo, è necessaria una riforma del terzo settore che dia più importanza al mondo civico”.
di Elena Leoparco

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