https://pixabay.com/it/photos/acqua-goccioline-schizzi-gocciolina-4967843/ (Foto Pixabay)
Acqua più cara per gli italiani: MDC lancia l’allarme sui rincari
Secondo la Commissione Europea, servono 4 miliardi di euro all’anno per ammodernare le infrastrutture idriche e ridurre l’impatto ambientale. Ma il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) avverte: “Le famiglie non possono essere il bancomat delle politiche ambientali”.
L’acqua, risorsa vitale e sempre più strategica, torna al centro del dibattito economico e ambientale europeo.
Secondo le stime diffuse dalla Commissione Europea, saranno necessari quasi 4 miliardi di euro di investimenti all’anno da qui al 2045 per migliorare la qualità delle acque, modernizzare gli impianti di depurazione e ridurre l’impatto ambientale del sistema idrico dei Paesi membri.
In Italia, come evidenzia un’analisi di Ref Ricerche presentata alla fiera Accadueo di Bologna, coprire metà di tali investimenti comporterebbe un aumento medio delle tariffe idriche del 2,3%.
Una prospettiva che accende la protesta delle associazioni dei consumatori, già alle prese con l’aumento dei costi energetici e alimentari.
MDC: “Le famiglie non sono il bancomat delle politiche ambientali”
“Dopo gli aumenti di energia e spesa alimentare, le famiglie non possono sopportare un nuovo rincaro su un bene primario come l’acqua”, dichiara Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC).
Per l’associazione, è “inaccettabile che i costi della transizione ecologica vengano scaricati sui consumatori, spesso senza trasparenza e senza garanzie di un reale miglioramento del servizio”.
MDC teme che, sotto la spinta degli obiettivi ambientali europei, i gestori locali e le autorità possano trasferire integralmente gli oneri sugli utenti, senza una strategia di redistribuzione equa.
Un sistema idrico frammentato e diseguale
Il Movimento denuncia inoltre le forti disparità territoriali che caratterizzano il sistema idrico nazionale.
Le tariffe variano sensibilmente tra regioni e Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), con situazioni paradossali: i cittadini che pagano di più spesso ricevono i servizi peggiori, con forniture discontinue, infrastrutture obsolete e depurazione inadeguata.
Secondo MDC, la qualità del servizio idrico non può dipendere dal codice postale. Per questo, Longo sollecita un intervento delle autorità competenti “per garantire equità, trasparenza e tutela dei consumatori”.
L’obiettivo europeo e le sfide italiane
Il piano europeo punta a rendere autosufficienti dal punto di vista energetico gli impianti di depurazione e a migliorare la sostenibilità del ciclo idrico, in linea con gli obiettivi del Green Deal e della Direttiva Acque 2030.
L’Italia, tuttavia, parte da una posizione complessa: dispersione idrica ancora oltre il 40% in molte città, carenze infrastrutturali croniche e ritardi negli investimenti pubblici. Senza un piano di interventi mirati e una gestione efficiente delle risorse, avverte il MDC, il rischio è che i cittadini paghino di più senza ottenere benefici concreti in termini di qualità dell’acqua e continuità del servizio.
“Servono investimenti equi e trasparenti, non nuove bollette salate”
Per Longo, la sfida è conciliare sostenibilità ambientale e giustizia sociale:
“I cittadini non devono pagare di più per un servizio che, in molte zone del Paese, è ancora inefficiente. Gli investimenti sono necessari, ma devono essere equi, trasparenti e sostenibili nel tempo.”
Il Movimento Difesa del Cittadino chiede al Governo e alle autorità di regolazione di definire un piano nazionale dell’acqua che bilanci obiettivi ambientali e tutela economica, con controlli rigorosi sulla qualità e l’uso dei fondi.
In un contesto di inflazione ancora alta e redditi stagnanti, la parola d’ordine è chiara: acqua pubblica, sì — ma non a peso d’oro.

