Allarme plastica, quei numeri che fanno paura (Foto Catherine Sheila per Pexels)

La plastica è ovunque. Nel suolo, nell’acqua, nell’aria e nel cibo. Viviamo in una bolla di plastica che si riproduce all’infinito. Fino a 22 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica entrano nell’ambiente marino e altrettanti nell’ambiente terrestre ogni anno, in gran parte plastica monouso, denuncia oggi il WWF. La plastica riciclata a livello mondiale è inferiore al 10%. “Una contaminazione globale, diffusa e persistente di ogni ambiente naturale (mari, fiumi, laghi, terra e aria)”, dice il WWF in un recente report, “tanto che l’inquinamento da plastica in Natura ha superato il “limite planetario” (Planetary boundary), oltre il quale non c’è più la sicurezza che gli ecosistemi garantiscano condizioni favorevoli alla vita”.

Allarme plastica, le cifre dell’emergenza ambientale

Non è certo abusato il termine “allarme” applicato alla diffusione e all’inquinamento da plastica, argomento evidenziato oggi per la Giornata mondiale dell’ambiente. Nel suo nuovo report “Plastica: dalla natura alle persone. È ora di agire”  il WWF chiede al governo di andare oltre il riciclo dei soli imballaggi e di estendere la raccolta differenziata a tutti i prodotti in plastica di largo consumo, nell’ottica dell’economia circolare.

C’è un’infografica del WWF che mette insieme una serie di numeri impietosi. La plastica presente sulla Terra pesa qualcosa come 8 miliardi di tonnellate, il doppio del peso totale di tutti gli animali terrestri e marini messi insieme. Ogni anno vengono prodotte 390 milioni di tonnellate di plastica. Sugli oceani galleggiano già 170 mila miliardi di frammenti di plastica. 1557 specie marine e terrestri hanno ingerito plastica e pure gli esseri umani sono messi male: ogni giorno possiamo assumere fino a 100 mila microplastiche da cibo, aria e acqua.

La plastica fa danni in ogni fase del suo ciclo di vita, dalla produzione all’utilizzo fino allo smaltimento. Una gestione efficace e che coinvolga tutti – istituzioni, aziende e cittadini – è dunque fondamentale. In tutto questo, l’Italia non si comporta bene. Secondo il WWF è fra i peggiori Paesi inquinatori che si affacciano sul Mediterraneo, “contribuendo all’inquinamento soprattutto in qualità di secondo più grande produttore di rifiuti plastici in Europa”.

 

Infografica Plastica, La plastica in numeri, Fonte WWF

 

Che fine fa la plastica non riciclabile?

Che fine fanno i prodotti in plastica che non possono essere riciclati perché non sono imballaggi, come previsto dalla normativa vigente? Spiega il WWF: “Sedie e arredamenti in plastica, penne e pennarelli, spazzolini, giocattoli, pettini, spugne e spugnette, bacinelle e ciotole, gonfiabili e palloni, utensili da cucina e guanti, scarpe e ciabatte… siamo circondati da prodotti che, una volta che smettiamo di utilizzare perché rotti o obsoleti, non possono essere riciclati perché la regolamentazione attuale non lo prevede e quindi finiscono in discarica o a recupero energetico. Per fare un esempio, in Italia ogni anno gettiamo 4mila tonnellate di plastica solo con il consumo degli spazzolini da denti. Un quantitativo importante di plastica che oggi non viene riciclato e non contribuisce a creare nuovi oggetti”.

Con una sedia da giardino riciclata, spiega il WWF, si potrebbe ottenere fino a 2,8 kg di plastica riciclata, come riciclare 93 flaconi dello shampoo.

“È evidente che se aumentassimo il riciclo rendendolo più efficiente e riciclando più tipologie di prodotti oltre agli imballaggi, potremmo dare vita a molte più cose con la plastica riciclata, risparmiando molta più materia prima e molte più emissioni di CO2”.

Più plastica che pesci in mare, il rischio

Se non si inverte la rotta nella gestione della plastica, entro il 2050 la quantità totale di plastica prodotto potrebbe triplicare e “12 miliardi di tonnellate di plastica potrebbero finire negli ambienti naturali – denuncia il WWF – Se accadrà, tra 30 anni nel mare ci potrebbero essere più plastiche che pesci”.

Contro l’inquinamento da plastica, bisogna agire dunque su prevenzione, riuso e riciclo.

È necessario, spiega il WWF, “ ridurre la produzione e l’uso della plastica non necessaria e dannosa, incentivare il riutilizzo e la riparazione dei prodotti in plastica puntando sull’innovazione, ed è altrettanto importante estendere la raccolta differenziata a tutti i settori produttivi di largo consumo, oltre agli imballaggi, per incrementare le tipologie di oggetti che vanno al riciclo”.

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