App dei supermercati, risparmio o manipolazione? (Immagine generata dall'AI, Foto di Habibur Rahman da Pixabay)
App dei supermercati, CTCU: attenti al fattore “manipolazione”
Sono davvero i consumatori a trarre beneficio dalle app dei supermercati? Il risparmio è minimo, spesso si finisce per spendere di più per usufruire di sconti o accumulare punti e la privacy traballa: l’analisi critica del Centro Tutela Consumatori Utenti
Quale convenienza passa dalle app dei supermercati? Secondo uno studio tedesco, su 100 euro di spesa si risparmiano da poco meno di 1 euro a circa 2,30 euro. Le app dei supermercati indurrebbero poi a spendere di più per accumulare punti o usufruire di sconti e offerte. Senza contare il fattore trasparenza: il consumatore cede i propri dati e diventa così esposto a profilazione.
“Gli sconti legati all’utilizzo di un’app o di una carta fedeltà non sono quindi un regalo ai clienti, ma piuttosto uno scambio impari: in cambio di vantaggi minimi sul prezzo, gli utenti cedono i propri dati personali che sono preziosi”, spiega il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano.
Comprando le offerte di esercenti diversi si risparmia più che con un singolo programma fedeltà, spiega l’associazione.
App dedicate per sconti e concorsi
Le catene di supermercati spesso offrono app dedicate per smartphone che invogliano gli utenti all’acquisto con sconti, coupon, concorsi a premi. Alcune app per supermercati includono anche una funzione di pagamento (tramite QR code, codice a barre o codice numerico) per la quale, al momento della registrazione, è necessario specificare un mezzo di pagamento o gli estremi bancari. L’obiettivo chiaramente è fidelizzare i consumatori al marchio. Mentre il risparmio sembra davvero aleatorio, a guardare le analisi citate dal CTCU.
“Quale difensore dei consumatori, mi chiedo se siano davvero i consumatori a beneficiare dell’uso delle app o piuttosto le catene commerciali”, osserva Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti.
Si spende di più
Secondo un’indagine fatta con un’app di comparazione prezzi per conto della Deutsche Presse Agentur tra gennaio e marzo 2025, il risparmio effettivo ottenuto tramite gli sconti delle app è compreso tra lo 0,75% e il 2,29%, vale a dire tra 0,75 euro e 2,29 euro ogni 100 euro di spesa. Da un sondaggio dei centri di tutela consumatori tedeschi emerge poi che le app dei supermercati indurrebbero gli utenti persino a spendere di più anziché risparmiare. Il 67% degli intervistati ha dichiarato di aver già effettuato acquisti aggiuntivi per raccogliere un certo numero di punti o raggiungere importi minimi prefissati, che costituiscono la condizione per poter usufruire di offerte o sconti. Il 60% degli utenti, inoltre, ha affermato che il proprio comportamento d’acquisto è cambiato a causa dell’uso dell’app.
“Non c’è da stupirsi: i fornitori utilizzano trucchi psicologici come offerte a tempo limitato, prodotti disponibili in quantità dichiaratamente ridotte ed elementi ludici che stimolano il sistema di ricompensa del cervello – spiega il CTCU – Anche il design manipolativo delle app è studiato per indurre gli utenti a trascorrere più tempo sulle app e, alla fine, a spendere più denaro”.
Quale privacy?
I consumatori che ricorrono a una carta fedeltà o all’app dei supermercati dovrebbero poi valutare le impostazioni e le ripercussioni sulla privacy e sulla gestione dei dati personali. Le impostazioni standard sulla privacy, spiega ancora l’associazione, prevedono che l’utente riceva informazioni su offerte speciali e sconti, nonché pubblicità personalizzata, e che i dati vengano utilizzati per analisi di mercato. Significa rendere trasparenti le proprie scelte su cosa si compra, quanto spesso, quando e dove.
“Per i rivenditori è quindi facile creare un profilo d’uso, analizzare il comportamento d’acquisto e, di conseguenza, influenzarlo – un processo dal quale gli utenti possono difficilmente sottrarsi. I consumatori – conclude l’associazione – dovrebbero quindi valutare attentamente se desiderano utilizzare un’app o una carta fedeltà a queste condizioni. Chi decide comunque di aderire, al momento della registrazione farebbe bene a disattivare il consenso a singole condizioni”.

