Cop28, accordo per un futuro senza fossili. Ambientalisti: un passo avanti, ma con dei limiti

Cop28, accordo per un futuro senza fossili. Ambientalisti: un passo avanti, ma con dei limiti (Foto di Markus Distelrath da Pixabay)

La Cop28 ha approvato il Global Stocktake, il bilancio degli impegni, che include le azioni volte a ridurre le emissioni di gas serra. L’intesa è volta ad “avviare una “transizione dai combustibili fossili” al fine di raggiungere l’obiettivo di emissioni zero nel 2050″ (RaiNews).

Un accordo definito “storico”: “per la prima volta in assoluto” nella storia delle Cop “abbiamo scritto combustibili fossili nel testo”, ha dichiarato – si legge su RaiNews – il presidente della ventottesima edizione della Conferenza, Sultan al Jaber.

Accordo Cop28, Legambiente: primo timido passo avanti

L’accordo della Cop28 sancisce per la prima volta l’uscita dalle fonti fossili, in modo da raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, con un’accelerazione dagli anni di qui al 2030, triplicando le rinnovabili e raddoppiando l’efficienza energetica”, afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

“La scelta di prevedere una “transition away” graduale per la fuoriuscita da gas, petrolio e carbone – prosegue Ciafani –  rappresenta un timido passo avanti su cui, però, ora i Paesi devono dimostrare azioni decise, senza più tentennamenti o inspiegabili rinvii, perché il tempo incalza e la crisi climatica avanza ad un ritmo sempre più veloce. Ben venga l’impegno a triplicare le rinnovabili e a raddoppiare l’efficienza energetica”.

Sono tre i talloni d’Achille dell’accordo, secondo Legambiente, “legati al ricorso alle tecnologie d’abbattimento di emissioni di anidride carbonica e all’utilizzo di fonti fossili come combustibili di transizione per garantire la sicurezza energetica. È inoltre mancato un serio impegno per la finanza climatica, indispensabile per aiutare i paesi più poveri e vulnerabili ad accelerare la fuoriuscita dalle fossili”.

 

Cop28 accordo verso un futuro senza fossili
Foto Pixabay

 

“Ora l’Europa e l’Italia – afferma Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – dovranno impegnarsi affinché si acceleri questa uscita dai combustibili fossili, raggiungendo almeno il 50% di rinnovabili e almeno il 20% di efficienza energetico, per ridurre le emissioni del 65% entro il 2030, e così facendo arrivare alla fuoriuscita del gas fossile entro il 2035 (per raggiungere il 100% da rinnovabili nel settore elettrico) e dal petrolio nel 2040, e quindi raggiungere la neutralità climatica prima del 2050”.

Kyoto Club: alla Cop28 ruolo marginale dell’Italia

Anche per Kyoto Club, la Conferenza sul clima ha registrato “un altro passo significativo nella strategia di decarbonizzazione globale”.

“L’Italia, ha giocato però un ruolo del tutto marginale alla conferenza – ha dichiarato Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club. – Il nostro governo, condizionato dal mito dell’hub del gas, fa correre forti rischi al paese per gli stranded costs per le infrastrutture che non si potranno utilizzare. Incertezza anche sul percorso delle rinnovabili, anche se il fotovoltaico si sta riprendendo con 4,8 GW nel 2023 cinque volte di più rispetto alla media 2013-2021. Siamo poi molto indietro sulla mobilità elettrica con una quota del 4% delle vendite a fronte di altri paesi europei che viaggiano sul 20-30% del mercato. E soprattutto manca la necessaria attenzione alla reindustrializzazione green, che avvantaggerebbe in particolare il Sud”.

ActionAid: percorso accidentato verso un futuro senza fossili

“Mentre il testo manda un segnale che l’industria fossile ha i giorni contati, i Paesi più ricchi hanno chiaramente rifiutato di offrire nuovi finanziamenti per aiutare i Paesi in via di sviluppo a rendere questi obiettivi una realtà raggiungibile. I Paesi ricchi vogliono avere la botte piena e la moglie ubriaca, ma dovrebbero ricordare che non esistono obiettivi climatici gratuiti – ha affermato Teresa Anderson, responsabile globale di ActionAid per la giustizia climatica. – Questo testo significa che i Paesi a basso reddito, già indebitati a causa dei costi dei disastri climatici, potrebbero essere costretti a fare scelte impossibili tra sicurezza economica e azione per il clima”.

“Il testo presenta molte scappatoie e offre diversi regali ai cosiddetti “greenwashers”, che mistificano la reale uscita dai fossili con tecnologie “verdi”, inserendo la cattura e lo stoccaggio del carbonio, i cosiddetti combustibili di transizione, l’energia nucleare e i mercati del carbonio. Complessivamente, traccia una strada accidentata verso un futuro senza fossili”, conclude Anderson.


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