Dazi statunitensi, quale impatto sui prezzi? L'analisi dei Consumatori (foto Pixabay)
Dazi statunitensi, quale impatto sui prezzi? L’analisi dei Consumatori
Anche le associazioni dei consumatori sono intervenute oggi sulle misure introdotte da Trump, analizzando le possibili conseguenze sui prezzi anche in Italia
“I dazi varati dagli Stati Uniti verso i prodotti Ue potrebbero determinare, a regime, un incremento dei prezzi al dettaglio in Italia, con una stangata fino a 4,2 miliardi di euro sulla spesa delle famiglie”: così il Codacons, che ha elaborato oggi delle proiezioni sui possibili effetti delle misure introdotte da Trump.
“I dazi sono una tassa sulle merci in arrivo da un paese straniero: significa che se un’azienda americana importa un prodotto dall’Italia per poi rivenderlo, da ora in poi dovrà pagare al fisco statunitense una tassa del 20% sul suo valore. La misura è stata annunciata ieri sera alle 22 italiane dal presidente Usa Trump. Il Regno Unito pagherà dazi del 10%; il Giappone del 24% e la Cina del 34% (che però si sommano ai dazi del 20% già attivi, con il risultato che i dazi sulle merci cinesi saranno del 54%)”. (Fonte: RaiNews)
Anche le associazioni dei consumatori sono intervenute oggi sulla questione, analizzando le possibili conseguenze dei dazi statunitensi sui prezzi.
“Le minori esportazioni delle imprese italiane ed europee verso l’America, se non bilanciate da un incremento dell’export verso Paesi terzi, determinerebbero una riduzione dei profitti per miliardi di euro, che costringerebbe i produttori ad aumentare i prezzi sui propri mercati di attività per compensare le perdite – spiega il Codacons –. Se alcuni comparti, come quello del lusso, risentiranno meno dei dazi in virtù della scarsa elasticità della domanda rispetto ai prezzi, altri settori, dall’automotive all’alimentare, subiranno un colpo durissimo”.
Secondo il Codacons, ipotizzando a regime un effetto sul tasso generale di inflazione italiano del +0,3% come conseguenza non solo delle misure protezionistiche varate dagli Usa, ma anche dei controdazi dell’Ue verso i prodotti importati dagli Stati Uniti, la spesa delle famiglie italiane, a parità di consumi, aumenterebbe di 2,55 miliardi di euro all’anno. Ma se l’effetto sull’inflazione fosse più alto, ad esempio del +0,5%, la stangata arriverebbe a complessivi 4,23 miliardi di euro.
Dazi, Adoc: danno altissimo per i consumatori
Sulla questione interviene anche ADOC: “siamo fortemente preoccupati per le pesanti conseguenze che tali dazi potrebbero avere sulla nostra economia, sulle piccole e medie imprese e in particolare sul settore agroalimentare, con un’impennata dei prezzi sui prodotti simbolo come formaggi, prosciutti, olio d’oliva, pasta e vino. L’aumento dei prezzi potrebbe far schizzare l’inflazione, incidere sul costo del denaro e dei mutui, e avere un impatto negativo sul PIL e sui posti di lavoro, già fortemente messi a dura prova”.
“A rischio anche l’intensificarsi dell'”italian sounding”, la diffusione di prodotti che imitano quelli italiani, danneggiando ulteriormente la salute dei consumatori e le imprese nazionali – avverte l’associazione -. In questo contesto, è fondamentale che l’Italia e l’UE agiscano con determinazione per tutelare i propri interessi, sostenendo la filiera nazionale e promuovendo il Made in Italy”.

Federconsumatori: forte impatto sulle produzioni italiane
Secondo l’analisi di Federconsumatori “è certo che questi dazi avranno un forte impatto sulle produzioni italiane, oltre che nei comparti della meccanica e della farmaceutica, in tanta parte delle manifatture made in Italy e sui nostri eccellenti prodotti agroalimentari, DOP, IGP, STG, come vini e formaggi, molto apprezzati ed esportati oltreoceano, e questo si potrebbe riverberare negativamente sull’occupazione”.
“Ma si temono ripercussioni anche sul fronte dei prezzi, poiché da un lato le aziende potrebbero tentare di scaricare sul mercato interno i minori margini di guadagno all’esterno, dall’altro i probabili controdazi europei sui prodotti Usa importati ne aumenteranno i prezzi al consumo. Nel complesso – conclude l’associazione – si stima un impatto negativo sul Pil italiano di 6 o 7 decimi. – Sono dinamiche che si innestano in un contesto in cui le famiglie sono già costrette a crescenti rinunce e sacrifici, che aumenteranno ancora disparità, disuguaglianze e povertà”.
UNC: nessun rischio inflazione da dazi di Trump
L’Unione Nazionale Consumatori invita alla prudenza e a non creare allarmismi.
“La guerra sui dazi è iniziata nel momento stesso in cui Trump li ha messi, quindi sarà inevitabile una risposta, speriamo unitaria, dell’Europa, ma non si deve mirare a una escalation, ma solo a contromisure efficaci che costringano e inducano Trump a una trattativa e a togliere le sue misure protezionistiche”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“In ogni caso, rispetto ai consumatori – prosegue Dona – sia chiaro che i dazi di Trump danneggeranno quelli americani, costretti a comperare i prodotti europei a prezzi maggiorati, non, almeno direttamente, quelli italiani, che paradossalmente subiranno dei rincari dai prossimi dazi europei, che faranno salire i prezzi dei prodotti americani venduti in Italia”.
“Questo sempre che non si creino inutili allarmismi, perché spesso basta parlare di aumenti per dare scuse agli speculatori per arrotondare i prezzi. Le aspettative di inflazione, insomma, creano inflazione. Ecco perché invitiamo tutti alla prudenza e ad evitare improvvisazioni. I dazi non fanno bene a nessun Paese, nemmeno agli Stati Uniti. Non ci sono mai vincitori. Dalle guerre commerciali a uscire sempre perdenti sono i consumatori, che finiscono per pagare prezzi più elevati”, conclude Dona.

