Disinformazione, il Codice di condotta Ue entra nel regolamento sui servizi digitali (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Il Codice di condotta contro la disinformazione entra nel Digital Services Act, il regolamento europeo sui servizi digitali. La Commissione europea e il Comitato europeo per i servizi digitali hanno infatti approvato l’integrazione del codice volontario di buone pratiche sulla disinformazione nel quadro della legge sui servizi digitali.

Questa integrazione renderà il codice un punto di riferimento per determinare la conformità delle piattaforme alla legge sui servizi digitali. A firmare il Codice contro la disinformazione sono fra gli altri Facebook, Instagram, LinkedIn, Bing, TikTok, YouTube e Google Search.

«Gli europei meritano uno spazio online sicuro in cui poter navigare senza essere manipolati – ha detto Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutivo per la sovranità, la sicurezza e la democrazia nel settore tecnologico – La conversione in un codice di condotta ai sensi della legge sui servizi digitali è una pietra miliare importante per rafforzare il quadro normativo dell’UE nella lotta contro la disinformazione. Mi impegnerò con i firmatari per garantire che vi siano sforzi efficaci per proteggere i processi democratici».

Nel gennaio 2025, spiega Bruxelles, i firmatari del codice, comprese le società designate ai sensi della legge sui servizi digitali come piattaforme online e motori di ricerca di dimensioni molto grandi (come Google, Meta, Microsoft e TikTok) hanno presentato tutti i documenti necessari a sostegno della loro richiesta di conversione in un codice di condotta ai sensi della legge sui servizi digitali. Il Codice deve soddisfare i criteri stabiliti dalla legge sui servizi digitali; la Commissione e il Comitato hanno approvato l’integrazione ufficiale del codice nel quadro della legge sui servizi digitali.

Con la sua integrazione nel regolamento sui servizi digitali, l’aderenza al Codice di condotta contro la disinformazione può essere considerata una misura adeguata di attenuazione dei rischi per i firmatari, piattaforme online e motori di ricerca. Il Codice diventerà insomma un parametro di riferimento significativo per determinare la conformità alla legge sui servizi digitali.

Il Codice di condotta contro la disinformazione: gli impegni

Il Codice di condotta contro la disinformazione è un insieme riconosciuto di impegni. Il loro valore risiede nel fatto che sono il frutto di un accordo fra diversi attori sulla base delle migliori pratiche esistenti.

Il Codice prevede fra gli altri la riduzione degli incentivi finanziari per chi diffonde disinformazione (demonetizzazione) e la trasparenza della pubblicità politica con un’etichettatura che permetta agli utenti di riconoscerla.

Prevede di ridurre gli account falsi, l’amplificazione basata sui bot, i deep fake malevoli e altri comportamenti manipolativi utilizzati per diffondere disinformazione. E potenzia le attività di utenti, ricercatori e comunità di fact-checking con strumenti migliori per individuare la disinformazione.

La conversione del codice di condotta avrà effetto dal 1° luglio 2025: a partire da tale data saranno dunque verificabili gli impegni presi.

A oggi sono 42 i firmatari del Codice di condotta contro la disinformazione. Il Codice è stato istituito per la prima volta nel 2018 quando i rappresentanti delle piattaforme online, delle principali società tecnologiche e degli attori del settore pubblicitario si sono uniti in un’attività di autoregolamentazione su base volontaria contro la disinformazione.

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