Eventi climatici estremi, l’Enea individua le aree più a rischio di mortalità (Foto Pixabay)

Gli eventi climatici estremi stanno aumentando e uno dei primi dati sui quali misurarne l’impatto è la mortalità. Contare il numero di vittime degli eventi meteorologici e idrogeologici estremi in Italia per capire dove si rischia di più. Perché ci sono delle aree del territorio, delle regioni e dei luoghi più a rischio. Uno studio dell’Enea, pubblicato sulla rivista Safety in Extreme Environment, ha permesso di identificare le aree d’Italia più a rischio di mortalità per eventi climatici estremi.

Dal 2003 al 2020 gli eventi estremi hanno causato complessivamente 378 decessi, di cui 321 per frane e valanghe, 28 per tempeste e 29 per inondazioni.

Come spiega l’Enea, le regioni con il maggior numero di decessi e di comuni coinvolti sono Trentino-Alto Adige (73 decessi e 44 comuni), Lombardia (55 decessi e 44 comuni), Sicilia (35 decessi e 10 comuni), Piemonte (34 decessi e 28 comuni), Veneto (29 decessi e 23 comuni) e Abruzzo (24 decessi e 12 comuni), con un alto numero di comuni a rischio riscontrato anche in Emilia-Romagna (12), Calabria (10) e Liguria (10). Tra le regioni ad alto rischio c’è anche la Val d’Aosta con 8 decessi, un numero elevato se si tiene conto degli abitanti complessivi.

Mortalità per eventi climatici estremi, minaccia in crescita

Mortality from extreme meteorological and hydrogeological events in Italy: a rising health threat connected to climate change” è dunque la ricerca che individua le aree d’Italia più a rischio di mortalità per eventi estremi. A partire da un fenomeno che ha un impatto sempre più alto sul territorio e sulle comunità.

Numero e frequenza degli eventi estremi sono drammaticamente aumentati anche in Italia, come evidenziano i rapporti periodici dell’Istituto Italiano per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e di associazioni ambientaliste come Legambiente. Dal 2009 al 2014 sono aumentate frane e alluvioni.

Secondo dati Legambiente, da gennaio a maggio 2023, si sono verificati 122 eventi meteorologici estremi rispetto ai 52 registrati nello stesso periodo del 2022 (+135%) e le regioni più colpite sono state Emilia-Romagna, Sicilia, Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana. Tutte queste aree, eccetto il Lazio, sono state identificate come a rischio anche nello studio dell’Enea.

Eventi climatici estremi e mortalità: più a rischio le aree montane e poco abitate

Il dossier disegna un quadro della mortalità italiana dal 2003 al 2020 dovuta a eventi estremi (frane, valanghe, temporali e alluvioni), in termini di distribuzione geografica dal livello nazionale a quello comunale.

“La mortalità è l’unico indicatore sanitario disponibile per tutti i comuni italiani, consentendo di indagare l’intero territorio italiano – spiega lo studio – Naturalmente, l’impatto reale degli eventi estremi è sottostimato perché non può tenere conto delle persone sopravvissute, alcune delle quali con gravi traumi fisici e psicologici”.

I risultati? Trentino-Alto Adige, Lombardia, Sicilia, Piemonte, Veneto, Abruzzo e Valle d’Aosta sono emerse come le regioni a più alto rischio in termini di livelli di mortalità e per l’inclusione di un numero considerevole di comuni colpiti da casi di morte all’interno dei confini regionali.

Risultano più a rischio di eventi estremi le regioni montane e risultano particolarmente a rischio le aree meno abitate. Circa la metà dei comuni italiani con almeno un decesso è rappresentato da centri montani o poco abitati dove il rischio di mortalità da eventi estremi potrebbe essere legato alla fragilità del territorio o alle difficoltà dei soccorsi.

“Un’ipotesi potrebbe essere che queste aree siano intrinsecamente più pericolose delle città in caso di eventi estremi, forse a causa di minori protezioni infrastrutturali o addirittura di tempi più lunghi necessari affinché i soccorsi arrivino ed siano operativi”, si legge nello studio.

«La mortalità è l’unico indicatore sanitario immediatamente disponibile per tutti i comuni italiani e la Banca Dati Epidemiologica dell’ENEA consente di effettuare studi sull’intero territorio nazionale utilizzando la mortalità per causa come indicatore di impatto sulle popolazioni residenti» ha spiegato Raffaella Uccelli, ricercatrice del Laboratorio ENEA Salute e Ambiente e coautrice dello studio insieme alla collega Claudia Dalmastri.

C’è una differenza di genere fra le vittime.

«A livello demografico le vittime sono state 297 uomini e 81 donne. La ragione di questa disparità fra i sessi potrebbe essere collegata, almeno in parte, a diversi stili di vita, alle attività svolte, agli spostamenti casa-lavoro e ai tempi diversi trascorsi all’aperto», ha detto Claudia Dalmastri.

 

Clima, Italia 2023: 378 eventi meteorologici estremi, +22% (Foto Pixabay)

La fragilità dell’Italia e le priorità di azione

L’Italia è paese fragile: oltre il 90% dei comuni e oltre 8 milioni di abitanti sono a rischio di eventi meteo estremi, soprattutto di frane e inondazioni.

«Gli eventi meteo estremi stanno aumentando di frequenza e intensità a causa dei cambiamenti climatici, con conseguenze drammatiche su territori e popolazioni, in particolare sugli over 65, la cui percentuale in Italia è aumentata del 24% in 20 anni – ha aggiunto Raffaella Uccelli – Conoscere le aree a più alto rischio anche per la mortalità associata diventa quindi fondamentale per definire le azioni prioritarie di intervento, allocare risorse economiche, stabilire misure di allerta e intraprendere azioni di prevenzione e di mitigazione a tutela del territorio e dei suoi abitanti».

Le regioni e le aree ad alto rischio dovrebbero essere considerati prioritari per indagini e azioni di mitigazione del rischio, che vanno dirette alla prevenzioni degli esiti catastrofici.

Cosa fare? Nelle conclusioni lo studio Enea suggerisce un percorso di azioni necessarie.

“La prima necessità è attuare piani d’azione a lungo termine volti a garantire la sicurezza delle persone, degli edifici e dei beni. In secondo luogo, quando le azioni preventive risultano insufficienti, è importante essere preparati ad attivare le strutture sanitarie, anche in termini di posti letto e di terapie adeguate per i traumi fisici e psicologici occorsi alla popolazione residente. Inoltre, le strategie di emergenza per evitare il consumo umano di cibo e acqua contaminati, potenziale causa di epidemie, dovrebbero essere attivate immediatamente dopo l’evento. In terzo luogo, devono essere immediatamente operativi ed efficaci anche i piani tecnici volti al ripristino di tutte le condizioni ambientali, infrastrutturali, economiche e sociali esistenti prima dell’evento”.

In un contesto di aumento di eventi meteo estremi, conoscere le aree ad alto rischio permette di valutare priorità, definire misure di allarme, e di agire per prevenire ulteriori disastri.


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