Prezzi dei beni alimentari, rincari di quasi il 25% dal 2021 a oggi (Foto Pixabay)
Prezzi dei beni alimentari, rincari di quasi il 25% dal 2021 a oggi
In quattro anni, dal 2021 al 2025, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%. Il focus dell’Istat evidenzia quello che le associazioni dei consumatori denunciano da tempo
Il carrello della spesa è sempre più vuoto ma lo scontrino corre e non si è affatto accorciato. Che i prezzi dei beni alimentari siano aumentati in modo vertiginoso i consumatori l’hanno capito da subito, davanti a listini prezzi che al supermercato sembrano correre di settimana in settimana. E in effetti, negli ultimi quattro anni, i prezzi sono aumentati eccome. Oggi fare la spesa costa quasi il 25% in più rispetto al 2021.
Beni alimentari, prezzi a più 24,9% in quattro anni
Nell’ultima nota sull’andamento dell’economia italiana, pubblicata oggi, l’Istat presenta un focus sui prezzi dei beni alimentari negli ultimi anni.
“Da ottobre 2021 a ottobre 2025 – scrive l’Istituto di statistica – i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 24,9%, un incremento superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quanto evidenziato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (+17,3%)”.
L’Istat spiega che “alla forte crescita negli anni 2022-2023 ha contribuito lo shock sui listini dell’energia, che ha colpito in misura rilevante il settore degli alimentari non lavorati, sia in modo diretto, dato il rilevante peso degli input energetici, sia in modo indiretto, alimentando l’incremento del prezzo di importanti prodotti intermedi, come i fertilizzanti. Negli ultimi due anni, la dinamica di crescita è stata più contenuta e, in parte, sostenuta dal recupero dei margini di profitto delle imprese del settore agricolo”.
Il solo cibo a più 26,8%
L’Istat fa riferimento a una voce “beni alimentari” che comprende cibo, bevande e tabacchi. I beni alimentari rappresentano nel 2025 oltre un quinto del valore economico dei beni e servizi consumati dalle famiglie italiane e il solo cibo rappresenta il 16,6% della spesa.
Poiché sono in prevalenza necessari, “gli incrementi dei listini hanno un impatto rilevante sul potere di acquisto delle famiglie, soprattutto quelle a più basso reddito in considerazione della maggiore quota dei beni alimentari rispetto al totale dei consumi”.
Attenzione alla corsa dei prezzi. Nel confronto sugli ultimi quattro anni, a settembre 2025 il prezzo del cibo è cresciuto del 26,8% rispetto ad ottobre 2021, con incrementi maggiori per i prodotti vegetali (+32,7%), latte, formaggi e uova (+28,1%) e pane e cereali (+25,5%).
L’andamento dei prezzi e le tensioni internazionali
“I prezzi degli alimentari iniziano a crescere nella seconda metà del 2021; subiscono un’impennata dall’inizio del 2022 fino alla metà del 2023, e continuano ad aumentare, seppure a tassi più moderati, anche nel periodo successivo”.
È una dinamica che ha colpito anche altri paesi europei, alcuni in modo maggiore: l’aumento dei prezzi del cibo, in questi quattro anni, è stato del 29% per l’area euro (+32,3 nella Ue27), del 32,8% in Germania, del 29,5% in Spagna. In Francia il rincaro è un po’ più basso rispetto all’Italia (23,9%).
Sull’andamento dei prezzi hanno pesato soprattutto una serie di fattori internazionali. Dalla seconda metà del 2021, ci sono state le pressioni al rialzo dei prezzi internazionali delle materie prime alimentari con la ripresa post-pandemia. Poi è iniziata la guerra fra Russia e Ucraina e le conseguenti pressioni inflattive sui prezzi dei beni energetici. L’aumento del costo dell’energia si è fatto sentire nel settore degli alimentari, con un impatto sia diretto sia indiretto – ad esempio con l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti.
Prezzi del cibo alle stelle
I Consumatori trovano conferma alle loro denunce. I prezzi del cibo sono ormai alle stelle, spiega l’Unione Nazionale Consumatori.
«A ottobre, mentre l’inflazione mensile scendeva dello 0,3%, i Prodotti alimentari e delle bevande analcoliche salivano dello 0,2% – analizza il presidente dell’associazione Massimiliano Dona – Su base annua, poi, il rialzo è stato del 2,7%, che tradotto in soldoni significa che per mangiare e bere una coppia con 2 figli paga su base annua ben 250 euro in più, una coppia con 1 figlio 219 euro, 173 per una famiglia media». In un solo anno, fra i rincari più alti si segnalano ad esempio Cacao e cioccolato in polvere che costa il 21,8% in più, il Caffè è rincarato del 21,1%, il Cioccolato segna più 10,2%, la Carne bovina più 7,9%, le Uova più 7,2%.
I rincari non sono rientrati
Fare la spesa costa quasi il 25% in più rispetto al 2021 ma, una volta finito l’effetto delle varie crisi, il caro prezzi è rimasto.
Il Codacons sottolinea che “una volta terminati gli effetti di tali emergenze, i rincari non sono rientrati, e i listini non sono tornati alla normalità: al contrario i prezzi di cibi e bevande hanno continuato a salire, realizzando una possibile speculazione sulla pelle dei consumatori – spiega l’associazione – Per questo chiediamo oggi l’intervento di Antitrust e Mister Prezzi, affinché avviino una approfondita indagine sull’andamento dei listini alimentari in Italia, volta ad individuare possibili anomalie nella formazione dei prezzi a danno dei consumatori italiani”.
Una famiglia su tre taglia la spesa
Il risultato dei rincari degli alimentari è che una famiglia su tre taglia le spese per cibi e bevande. Di fronte alla corsa dei prezzi, cambiano le abitudini di spesa.
«La costante crescita dei listini al dettaglio nel comparto alimentare ha portato ad una situazione paradossale: le famiglie italiane spendono sempre di più per un carrello sempre più vuoto», spiega il presidente Assoutenti Gabriele Melluso.
Assoutenti ricorda che, secondo dati Istat, da ottobre 2021 a oggi le vendite alimentari sono crollate in volume del -8,8%, ma nello stesso periodo i prezzi di cibi e bevande sono saliti di quasi il 25%. I rincari anche oggi sono forti su carne, uova, formaggi, latticini, burro e riso. E sono a due cifre per il cioccolato che sale del +10,2%, per il caffè del +21,1%, per il cacao del +21,8%.

