Inquinamento da ozono nel periodo estivo, Legambiente: Pianura Padana maglia nera in Europa (foto Pixabay)
Inquinamento da ozono nel periodo estivo, Legambiente: Pianura Padana maglia nera in Europa
Legambiente presenta il nuovo dossier sull’inquinamento da ozono, con un focus sul caso padano. In Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto quasi la metà delle emissioni nazionali di metano a causa di allevamenti intensivi e coltivazione del riso
La Pianura padana è maglia nera in Europa per inquinamento da ozono e hotspot emissivo di metano, tra i gas all’origine dell’accumulo atmosferico di ozono. Un inquinamento troppo spesso sottovalutato, con picchi importanti soprattutto in estate.
A fare un punto è Legambiente, che diffonde oggi i dati del nuovo dossier dal titolo “Inquinamento da ozono-il caso padano”.
“L’ozono – spiega l’associazione ambientalista – è un potente ossidante, con azione tossica in particolare verso le mucose respiratorie e oculari. La tossicità è anche più elevata per i tessuti vegetali che, in presenza di elevate concentrazioni di questo inquinante, accusano rilevanti cali di fotosintesi. Questo significa che al danno per la salute umana si somma anche un danno economico e di produzione alimentare, legato alle perdite di produttività delle colture agrarie, che nei nostri climi aggrava gli effetti delle sempre più frequenti annate siccitose. Come se non bastasse, l’ozono è anche un potente gas serra, responsabile fino ad oggi – secondo l’IPCC – di un incremento di temperatura media globale di 0,23°C, ma con grandi differenze regionali”.
Inquinamento atmosferico, il focus di Legambiente sull’ozono
Sono le aree urbane del bacino padano quelle maggiormente impattate a livello nazionale.
Infatti, considerando i dati Ispra degli ultimi 3 anni (2022-2024), la quasi totalità (90%) dei capoluoghi di provincia ha registrato più di 25 superamenti dell’obiettivo di lungo termine (OLT). Il 55% dei capoluoghi ha registrato ben più di 50 giorni di superamento dell’OLT, con picchi massimi (oltre 70 superamenti) nelle città di Bergamo (90), Piacenza (78), Vercelli (75), Milano (74), Lecco (73), Lodi (71) e Modena (70).
Solo le località romagnole (Ravenna e Rimini) e quelle alpine (Belluno e Sondrio) rispettano i limiti normativi vigenti (meno di 25 superamenti annui).
Inoltre nell’ultimo triennio i superamenti della soglia di informazione sono stati cospicui: l’80% delle stazioni urbane ha registrato almeno un superamento nel 2022, il 68% nel 2023, il 38% nel 2024, con un andamento coerente con la meteorologia stagionale. Solo nel 2023 si è registrato un superamento della soglia di allarme, nella città di Bergamo. Le città più inquinate, specie quelle pedemontane, non pagano tanto gli effetti dell’inquinamento prodotto nel loro territorio, quanto le conseguenze dell’essere sottovento rispetto alle principali fonti emissive: sono le brezze estive a portare l’aria inquinata da ozono a ridosso dei primi rilievi prealpini e appenninici.
“Con il primo episodio di caldo torrido, che ha colpito le regioni del Centro Nord, – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – torna il problema dell’inquinamento da ozono, una sostanza pericolosa anche per la salute, che si forma dagli inquinanti che risiedono nell’atmosfera quando questi sono esposti a intensa radiazione solare. La qualità dell’aria peggiora anche a causa di altri gas precursori, tra cui il metano. Per questo è fondamentale che ogni Paese, a partire dall’Italia, faccia la sua parte per ridurre le emissioni di metano”.
Il punto della situazione sul metano
Secondo il dossier di Legambiente, in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si concentra quasi la metà delle emissioni nazionali di metano.
Un primato – spiega Legambiente – riconducibile in gran parte all’elevata densità di capi bovini presenti negli allevamenti intensivi; responsabile anche le coltivazione del riso, le cui emissioni sono concentrate nei mesi estivi, quando nelle risaie, con acqua calda e povera di ossigeno, l’attività metanigena è massima. Nel nord Italia, nelle province piemontesi e lombarde di Novara, Vercelli, Pavia e Milano, si trova la più importante area di coltivazione del riso presente in Europa, estesa per circa 2200 km2 di monocoltura.
“Ad oggi un grosso ostacolo alla riduzione delle emissioni di metano nelle regioni padane – dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia – è nei numeri degli allevamenti intensivi, che derivano da decenni di assenza di governo dei processi di concentrazione nella zootecnia, con il risultato di un grande numero di animali allevati in sempre meno aziende di allevamento, sempre più dipendenti dall’importazione di foraggi esteri e sempre meno in grado di gestire le decine di milioni di tonnellate di liquami prodotti. Ridurre il numero dei capi è un elemento dirimente per la sostenibilità zootecnica in Pianura Padana, e lo si deve fare puntando sull’aumento del valore e della qualità delle produzioni, anziché sulla quantità. Così come nel settore risicolo, per esempio, le tecniche di sommersione e asciutta periodica permettono di ridurre fortemente le emissioni di metano. Lo sviluppo di una impiantistica avanzata per la raccolta, stoccaggio e trasformazione dei liquami può permettere da un lato di migliorare le rese produttive di biogas/biometano, e dall’altro di ridurre moltissimo le emissioni fuggitive di metano che derivano dalla gestione di liquami e digestati”.


rimango dell’idea meno allevamenti intensivi e più carne “coltivata”