Liste di attesa (Foto Pixabay)
Liste di attesa: accesso alle cure, emergenza sanitaria
In Italia l’emergenza sanitaria riguarda la possibilità di accedere alle cure. Liste di attesa al primo posto delle segnalazioni da parte dei cittadini: fino a 400/500 giorni per una prima visita specialistica. Cure quasi un lusso per chi ha patologie croniche e rare
Se la priorità non è urgente, le liste di attesa sono infinite. Spesso troppo lunghe anche per prestazioni da fare subito. I cittadini aspettano fino a 360 giorni per una Tac torace, fino a 540 giorni per una visita oculistica, fino a 720 giorni per una colonscopia. Fra un anno e due anni di attesa, centinaia di giorni prima di accedere a una prima visita specialistica. Le liste di attesa sono sempre al primo posto quando si parla di accesso ed erogazione dei servizi sanitari e di segnalazioni dei cittadini. È un diritto alla salute negato e sempre più traballante.
“In Italia la principale emergenza sanitaria non riguarda la qualità delle cure, ma la possibilità stessa di accedervi”, denuncia Cittadinanzattiva.
Diritto alla salute a rischio
Prosegue Cittadinanzattiva: “Sebbene si comincino ad intravedere alcuni effetti delle riforme in corso – da quella sul contenimento dei tempi di attesa, a quella prevista per l’assistenza territoriale, all’aggiornamento dei Lea, all’ampliamento degli screening e del calendario vaccinale – le liste d’attesa, la carenza di personale e la disomogeneità territoriale nell’erogazione dei servizi sanitari mettono ancora a rischio l’effettività del diritto alla salute”.
Oggi l’associazione ha presentato il Rapporto Civico sulla salute e il Rapporto sulle politiche della cronicità nel corso dell’evento “L’incomprimibile diritto alla salute. Riforme in corso, bisogni in attesa” al Ministero della Salute.
Le liste di attesa vedono tempi sforati per moltissime prestazioni, comprese quelle urgenti, mentre chi soffre di malattie croniche o rare si scontra con una realtà per la cura la cura diventa un lusso per chi non può aspettare o non può pagare di tasca propria.
Difficoltà di accesso a cure e prestazioni
Le difficoltà di accesso alla salute rappresentano quasi la metà (47,8%) delle quasi 17 mila segnalazioni fatte dai cittadini a Cittadinanzattiva. Si parla di liste di attesa per esami diagnostici, prime visite specialistiche, interventi chirurgici, che superano spesso di mesi i tempi previsti e rappresentano oggi la criticità più grave e trasversale del Servizio Sanitario Nazionale.
Nel 2024, sulla base dei tempi di attesa segnalati dai cittadini, si arrivano ad aspettare – spiega Cittadinanzattiva – fino a 360 giorni per una TAC torace; fino a 540 giorni per una risonanza magnetica all’encefalo e per una visita oculistica; fino a 720 giorni per una colonscopia e anche oltre i 400/500 giorni per le prime visite specialistiche.
L’associazione ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato a tutte le Regioni per valutare l’organizzazione delle agende di prenotazione e dei cosiddetti percorsi di tutela. Solo 8 Regioni hanno fornito dati completi e trasparenti,5 non hanno risposto affatto, le restanti hanno inviato informazioni parziali o formali. Questa difformità conferma che le possibilità di ottenere una visita o un esame entro i tempi previsti dipendono ancora dalla Regione di residenza.
Le criticità sono ampie: alcune regioni (in particolare Basilicata, Sardegna, Abruzzo) giustificano l’assenza di dati con la transizione alla nuova Piattaforma Nazionale AGENAS non ancora a regime. Molte amministrazioni non monitorano indicatori chiave come le prenotazioni nei giorni festivi/prefestivi o la percentuale di prime disponibilità accettate. C’è una generale disparità Nord-Sud per cui una maggiore trasparenza sui dati viene dal Centro-Nord, mentre il Sud è caratterizzato da risposte parziali o dal silenzio totale.
Ci sono criticità anche per la Piattaforma Nazionale Agenas sulle Liste d’Attesa: solo il 40,6% delle prestazioni diagnostiche e solo il 34,5% delle visite specialistiche viene accettata dal cittadino alla prima disponibilità proposta dal cup, segno che in molti casi la data proposta non risponde ai bisogni o la struttura è troppo distante; solo 4 prenotazioni in pre-lista su 10 vengono erogate nei tempi. Solo metà delle prestazioni rispetta i tempi massimi di attesa.
“Nella fascia di priorità urgente, prestazioni come la colonscopia superano, per un paziente su quattro, i 105 giorni a fronte di un limite di 72 ore; nelle fasce D (Differibile, entro 60 giorni) i tempi massimi sono ampiamente superati ed arrivano fino a 147 gg per la mammografia e a 177 giorni per la visita dermatologica. Lo stesso per la fascia programmabile (limite 120 gg) dove si registrano 357 gg per la colonscopia e 260 per la diagnostica senologica”.
Cronicità e malattie rare, le criticità per i pazienti
I cittadini segnalano carenze nell’assistenza di prossimità, quindi nel rapporto con medici di base e pediatri, e in quella ospedaliera, soprattutto nell’emergenza-urgente e nel pronto soccorso. C’è poi il grande tema della cronicità e delle malattie rare.
Anche in questo campo, le segnalazioni dei cittadini sono pesanti:
- l’83,6% dei pazienti riporta tempi d’attesa eccessivi;
- oltre il 55% dichiara di aver rinunciato almeno a una visita o esame negli ultimi 12 mesi per indisponibilità della prestazione nel SSN;
- l’85,9% ha sostenuto spese di tasca propria, spesso per farmaci, integratori e visite specialistiche.
In molti casi, la presa in carico della cronicità diventa insostenibile per chi vive condizioni economiche fragili.
Grandi i problemi anche per i pazienti con malattie rare:
- oltre il 43% denuncia di doversi spostarsi in un’altra Regione per ricevere cure adeguate
- il 78% ha sostenuto dei costi di tasca propria per gestire la patologia;
- il 68,3% riporta ancora una volta le criticità di lunghi tempi di attesa per prestazioni e visite;
- il 46,3% riferisce problemi nell’accesso ai servizi riabilitativi.
“Il nostro Servizio sanitario nazionale resta l’antidoto più efficace per superare le disuguaglianze e garantire la salute a tutti e a tutte – ha detto Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva – Vogliamo mettere la sanità e la costruzione della salute pubblica al centro di un dibattito di cui i cittadini siano i protagonisti, con i loro diritti e con le loro responsabilità; vogliamo contrapporre alla rassegnazione o al rischio di una profezia che si autoavvera – quella che la malattia del Servizio sanitario nazionale sia talmente grave che lasciarlo morire non fa la differenza – il potere di autonoma iniziativa che l’articolo 118 della Costituzione ci riconosce, e favorire una stagione di confronto con e fra i cittadini, a partire dalla quale proporre un’Agenda civica sulla salute e sul Servizio sanitario nazionale”.

