Mare e laghi, il bilancio di Goletta Verde e Goletta dei Laghi

Inquinamento, cattiva depurazione e crisi climatica sono i principali nemici di mare e laghi italiani. Oltre il 34% dei campioni di acque marine e lacustri monitorate in 19 regioni evidenzia valori superiori ai limiti di legge, con situazioni critiche soprattutto alle foci dei fiumi.

Il 56% di quelle monitorate da Legambiente, non controllate dalle autorità competenti e quindi non balneabili, risultano comunque avere in prossimità della foce una spiaggia libera. C’è poi l’impatto del caldo estremo e della crisi climatica: le acque superficiali del Mediterraneo hanno una temperatura media superficiale che a giugno e luglio è stata di 25,4°C, la più calda dal 2016 a oggi.

Il bilancio finale di Goletta Verde e Goletta dei Laghi 2025, diffuso da Legambiente ad agosto, evidenzia le criticità in cui versano mare e laghi d’Italia.

Mare e laghi, inquinato un terzo dei campioni

I numeri? Nell’estate 2025 su 388 campionamenti effettuati nelle acque costiere e lacustri in 19 regioni, spiega Legambiente, “il 34% è risultato oltre i limiti di legge, ossia 1 campione su 3. In particolare, il 35% dei punti campionati con Goletta Verde è risultato inquinato o fortemente inquinamento con una media di un punto ogni 80 km, per i bacini lacustri il 30% dei punti campionati da Goletta dei Laghi è risultato oltre i limiti di legge”.

I punti critici sono le foci di fiumi, canali e corsi d’acqua che sfociano a mare o nei laghi. Oltre la metà dei punti critici analizzati, il 54%, 101 su 188, è risultato inquinato o fortemente inquinato. La situazione è migliore per i campioni prelevati direttamente in mare o nelle acque del lago, ossia in aree lontane da foci o scarichi, dove solo il 15% dei punti campionati è risultato oltre i limiti di legge (30 su 200).

Sulla questione foci a mare, Legambiente denuncia poi che “il 56% di quelle monitorate da Goletta Verde, non controllate dalle autorità competenti e di conseguenza non balneabili, risultano avere in prossimità una spiaggia libera. Un dato preoccupante se si pensa che oltre 220km di costa sabbiosa ad oggi non sono monitorati dalle autorità competenti (sui 3.346 km di costa bassa), ovvero il 6,6%, e alle poche spiagge libere rimaste nella Penisola, soprattutto in alcune regioni”.

 

Foto Legambiente

Mediterraneo, crisi climatica e inquinamento

Oltre all’inquinamento, e insieme a questo, c’è l’impatto della crisi climatica. Con lo slogan “Non è caldo, è crisi climatica”, Legambiente – rielaborando i dati forniti dalle immagini satellitari di Copernicus – ha calcolato che a giugno e luglio la temperatura media delle acque superficiali del Mediterraneo è stata di 25,4°C, al primo posto nell’ultimo decennio, superando i precedenti record del 2022 (media 25,2°C) e quello del 2024 (25,1°C) e i valori degli anni fino al 2021 che erano intorno ai 24,5°C.

Un aumento sensibile di circa mezzo grado centigrado che mette a repentaglio la biodiversità marina e che amplifica gli eventi metereologici più estremi.

Sulle coste, su 263 punti campionati lungo gli oltre 7.500 km di costa italiana, l’8% è stato giudicato inquinato e il 27% fortemente inquinato. I problemi principali si sono avuti alle foci dei fiumi, dove il 58% delle analisi (69 su 119) ha avuto esito negativo risultando inquinato (15) o fortemente inquinato (54). Balza agli occhi come il 71% delle foci monitorate nella campagna Goletta Verde (85 su 119) corrisponda a tratti di costa non campionati dalle autorità competenti e di queste ben 47 siano risultate oltre i limiti di legge.

«Un’anomalia – ha spiegato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – che viene spesso giustificata dalle autorità competenti con il fatto che le foci dei fiumi non sono balneabili e che si dia per scontato che siano inquinate. È questa la reale differenza tra i campionamenti eseguiti dalle autorità competenti per stabilire la balneazione di un tratto di costa, e quelle eseguite da Legambiente che hanno come obiettivo individuare le criticità dovute ad una scarsa o assente depurazione che minaccia la qualità del mare. Ma dietro questa mancanza di campionamenti alle foci dei fiumi, si cela anche un’altra criticità, il fatto che spesso si trovino spiagge libere oggi sempre più relegate a zone di serie B mentre i numerosi cittadini che vogliono fruirne meriterebbero di trovarle almeno in luoghi monitorati e balneabili».

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