PFAS e vigili del fuoco, esposto a 36 Procure su esposizione e rischi per lavoratori e cittadinanza (Foto di Matthias Fischer da Pixabay)
PFAS e vigili del fuoco, esposto a 36 Procure su esposizione e rischi
Dopo il caso dei vigili del fuoco deceduti per un raro tumore, Movimento Consumatori, ADiC, ISDE e Medicina Democratica hanno inviato un esposto a 36 Procure per capire se i lavoratori siano esposti a PFAS nelle schiume antincendio e nelle tute di lavoro. Chiesta un’indagine epidemiologica e chiarimenti anche sui rischi per la cittadinanza
I vigili del fuoco sono esposti a contaminazione da PFAS nei presidi antincendio? Un gruppo di associazioni impegnate nella tutela della salute e dell’ambiente ha presentato un esposto alla Procura di Arezzo, e ad altre 35 Procure, per chiedere verifiche sulla possibile contaminazione da PFAS nei presidi antincendio dei Vigili del Fuoco, in particolare durante le esercitazioni con schiumogeni contenenti PFOA (una delle sostanze PFAS). Nell’esposto chiedono di verificare se ci sia stata esposizione anche per la cittadinanza, se anche dopo il regolamento europeo si sia continuato a usare queste sostanze in contesti operativi, se il decesso di tre vigili del fuoco ad Arezzo per un tumore raro sia riconducibile all’eventuale esposizione a PFAS o ad altre fonti di cancerogeni nell’ambiente di lavoro.
L’iniziativa, spiegano le associazioni, nasce anche dalla mobilitazione dei familiari di tre vigili del fuoco del comando di Arezzo, deceduti per glioblastoma in meno di due anni, fra ottobre 2022 e dicembre 2023. Le associazioni che hanno firmato l’esposto – ADiC Toscana, Movimento Consumatori, ISDE Italia Associazione Medici per l’Ambiente e Medicina Democratica – chiedono accertamenti sanitari sui vigili del fuoco, analisi ambientali nei 36 presidi antincendio italiani e l’avvio di un’indagine epidemiologica nazionale.
Nell’esposto si chiede inoltre di verificare se, nonostante il Regolamento europeo 2020/784 che vieta l’uso di PFOA, queste sostanze siano state ancora impiegate in contesti operativi, mettendo a rischio non solo i vigili del fuoco ma anche la cittadinanza. Le associazioni chiedono inoltre al Governo una legge nazionale per vietare in modo definitivo l’uso industriale dei PFAS.
Vigili del fuoco, la mobilitazione dopo i decessi
La vicenda è stata portata alla luce da Arezzo News e riguarda la morte di tre vigili del fuoco che avevano lavorato ad Arezzo, tutti deceduti a causa della stessa neoplasia, un raro glioblastoma. Le famiglie hanno chiesto di fare luce sulla possibile esposizione dei vigili del fuoco a PFAS attraverso schiume antincendio e tute. Stanno portando avanti una battaglia per capire se la morte possa essere collegata all’esposizione a queste sostanze, “inquinanti per sempre” e cancerogene, attraverso il contatto con schiume antincendio usate nelle esercitazioni o altri materiali contenenti PFAS, come tute, scarpe, guanti e capi di vestiario antifiamma. Si sono attivati dunque per chiedere l’avvio di una causa di servizio e hanno inoltrato al Ministero una domanda per un’indagine epidemiologica in tutta Italia (Fonti: Il Fatto Quotidiano e Arezzo News).
I timori per la presenza di PFOA
Nella loro lettera, le quattro associazioni che hanno inviato l’esposto a 36 Procure spiegano che i vigili del fuoco svolgono periodicamente delle esercitazioni che comprendono lo spegnimento di incendi con utilizzo di schiumogeni.
Dalle comunicazioni svolte con le istituzioni nel 2024 si è preso atto che i presidi antincendio “potevano avere in dotazione anche schiumogeni filmanti denominati AFFF contenenti sostanze fluorurate (PFOA)”. Il timore è che queste schiume abbiano prodotto un “un inquinamento da PFOA (acido perfluoroottonico)” e da sali e composti correlati.
Le associazioni temono che ci sia stato e ci sia ancora un ampio inquinamento da parte di queste sostanze perché, come si legge nella lettera, “il PFOA e i suoi Sali o derivati (sostanze che appartengono al Gruppo dei PFAS) hanno una grande stabilità chimica e quindi potrebbero essere ancora presenti, anche a distanza di anni nei piazzali, negli scarichi delle condutture, fino ad arrivare ai depuratori, nei prati degli eliporti e da questi migrare nell’aria e nelle acque, visto che queste sostanze sono anche molto mobili. Pertanto potrebbero aver costituito non solo un danno per la salute dei VVFF (che presumibilmente sono i più esposti) ma anche per la CITTADINANZA, soprattutto quella in prossimità delle aree suddette o comunque dove avvenivano le esercitazioni”.
I PFAS infatti, in tutto oltre 10 mila molecole di sintesi non presenti in natura, usati in processi industriali e per la realizzazione di prodotti di uso comune, “sono definiti “inquinanti eterni” per la loro stabilità chimica (si accumulano nell’ambiente anche per 1000 anni), possono percorrere lunghe distanze nell’ambiente (es. attraverso l’aria, l’acqua, la polvere…), entrare nella catena alimentare e persistere anche nell’organismo umano”.
“In data 18 marzo 2025, abbiamo depositato un esposto alla Procura di Arezzo mettendo in evidenza le nostre preoccupazioni e il 28 marzo scorso in considerazione del fatto che il problema poteva rappresentare anche tutti i presidi antincendio in Italia, è stato inviato un altro esposto a 35 Procure di competenza dei presidi antincendio”, dichiarano i rappresentanti delle associazioni.
Che chiedono dunque di agire per capire i rischi cui sono esposti i vigili del fuoco e la cittadinanza. Chiedono inoltre una legge nazionale che vieti la produzione, l’importazione e l’impiego industriale dei PFAS ovunque e risorse adeguate per le bonifiche nelle aree inquinate.

