Povertà dei trasporti, nasce un osservatorio contro le disuguaglianze (Foto di Petar Ubiparip da Pixabay)

Povertà dei trasporti, nasce un osservatorio contro le disuguaglianze

Nasce un osservatorio sulla povertà dei trasporti, un fenomeno ancora poco visibile di esclusione sociale che impedisce a una parte di popolazione l’accesso a servizi di mobilità sicuri e sostenibili. Il Transport Poverty Lab è promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dalla Fondazione Transform Transport ETS

I trasporti rappresentano la terza voce di spesa delle famiglie, dopo le spese per l’abitazione e quelle per il cibo. E c’è una forma di povertà ancora poco riconosciuta, ma con un forte impatto sulla qualità della vita, legata appunto alla povertà dei trasporti. Questa si verifica quando persone, famiglie e comunità non hanno accesso a soluzioni di mobilità adeguate, sicuri e accessibili, e limita evidentemente la partecipazione alla vita sociale, lavorativa ed educativa. Entrano in gioco non solo gli alti costi ma anche la carenza di servizi di trasporto e di infrastrutture.

Per accendere un faro sulla povertà dei trasporti nasce il Transport Poverty Lab, “un osservatorio strategico per comprendere e contrastare le disuguaglianze e le barriere economiche che impediscono a una parte della popolazione di accedere in modo adeguato a servizi di mobilità efficienti, sicuri e sostenibili”. La povertà dei trasporti è “una forma di vulnerabilità ancora poco riconosciuta, ma con un forte impatto sulla qualità della vita e sul tessuto socio-economico”, spiega la Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Transport Poverty Lab, il progetto

Il Transport Poverty Lab, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dalla Fondazione Transform Transport ETS, con il supporto di Tper e Nordcom e presentato con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di Cassa Depositi e Prestiti, ha come obiettivo quello di proporre soluzioni per affrontare in modo strutturato il fenomeno della povertà dei trasporti. È questa una realtà ancora sottovalutata che rischia di accentuare le disuguaglianze se non adeguatamente accompagnata da misure di inclusione. Proprio i trasporti, nella spesa mensile delle famiglie italiane rappresentano in media la terza voce di spesa, con il 10% sul valore complessivo, subito dopo le spese legate all’abitazione (39%) e le spese per il cibo (18%).

Il Transport Poverty Lab coinvolgerà imprese dei trasporti, associazioni di categoria, istituti di ricerca ed enti locali. Nei prossimi mesi realizzerà un Rapporto sulla povertà dei trasporti in Italia, con una mappatura territoriale del fenomeno e approfondimenti sulle correlazioni tra reddito e accessibilità. Le tre direttrici operative lungo le quali si svilupperà il progetto sono quelle della consapevolezza del fenomeno all’interno del dibattito pubblico e istituzionale sui trasporti; della costruzione di una solida base dati; della proposizione di politiche pubbliche, strumenti normativi e soluzioni integrate per ridurre l’esclusione legata alla mobilità.

La povertà dei trasporti

Secondo il Rapporto finale sulla povertà dei trasporti redatto dalla Commissione Europea, la povertà dei trasporti viene definita come “l’incapacità o la difficoltà di individui e famiglie di sostenere i costi del trasporto privato o pubblico, o la mancanza o l’accesso limitato ai trasporti necessari per accedere a servizi e attività socioeconomiche essenziali, considerando il contesto nazionale e spaziale”.

Il fenomeno è legato all’accessibilità socioeconomica e territoriale. Sul versante dei costi, la Fondazione ricorda che in Italia sei famiglie su dieci possono spendere per i trasporti meno del valore medio nazionale, stimato a 262 €/mese. Secondo un rapporto della Commissione europea, il 21% delle famiglie a rischio di povertà affronta costi di trasporto insostenibili.

A livello internazionale si sono diffuse diverse misure di intervento, in gran parte mirate a ridurre le barriere economiche nell’accesso ai trasporti delle fasce vulnerabili. Fra questi ad esempio “mobility wallet”, portafogli digitali per pagare TPL, sharing e taxi, legati al reddito (Los Angeles, Bruxelles, Francia) o incentivi per veicoli sostenibili, con bonus maggiorati per auto e bici elettriche destinati a famiglie con basso ISEE (Italia, California, Germania), o ancora abbonamenti gratuiti o a prezzo ridotto, o “trasporto a chiamata” per aree rurali o periferiche con tariffe sociali. Sono strumenti che puntano soprattutto su incentivi alla domanda e accesso a veicoli sostenibili, ma richiedono – spiega la Fondazione per lo Sviluppo sostenibile – un rafforzamento dell’offerta di servizi e una maggiore integrazione con il trasporto pubblico per risultare realmente inclusivi ed efficaci.

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