Sanità italiana tra crisi e riforma: la sussidiarietà come chiave per salvare il SSN
Il Rapporto “Sussidiarietà e Salute” della Fondazione per la Sussidiarietà fotografa le criticità del Servizio Sanitario Nazionale e propone un nuovo modello di collaborazione tra Stato, territori e comunità per garantire equità, sostenibilità e qualità delle cure.
Il Servizio Sanitario Nazionale italiano sta attraversando una fase critica, segnata da disuguaglianze crescenti, sottofinanziamento e difficoltà nell’assistenza ai pazienti più fragili. A fotografare la situazione della sanità italiana è il Rapporto “Sussidiarietà e Salute” della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato questa mattina alla Camera dei Deputati, che non si limita a denunciare le criticità ma propone un modello innovativo basato sulla collaborazione tra Stato, territori e comunità. Un approccio che punta a rilanciare l’universalismo del sistema sanitario e a garantirne la sostenibilità nel lungo periodo.
Il documento evidenzia una progressiva perdita di universalismo ed equità, principi fondanti del sistema sanitario pubblico italiano, sempre più messo alla prova da vincoli finanziari, invecchiamento della popolazione e crescente complessità dei bisogni di cura.
I dati: disuguaglianze crescenti e rinuncia alle cure
Il Rapporto offre un quadro preoccupante: tra il 9 e il 10% della popolazione rinuncia o rinvia le cure per motivi economici o per le lunghe liste d’attesa, percentuale che supera il 20% tra le fasce più svantaggiate.
Le disuguaglianze sociali incidono anche sulla mortalità evitabile, che risulta quasi doppia tra chi ha un basso livello di istruzione rispetto ai laureati. L’invecchiamento della popolazione rappresenta un’altra sfida cruciale: circa 4 milioni di over 65 sono non autosufficienti e oltre 5,5 milioni vivono soli, con il 14% a rischio isolamento sociale.
L’assistenza domiciliare integrata copre solo il 30,6% degli anziani non autosufficienti, lasciando un carico significativo sulle famiglie. Inoltre, la spesa sanitaria a carico diretto dei cittadini rappresenta il 24% della spesa totale, una delle percentuali più alte in Europa.
Le criticità strutturali del sistema
Secondo il Rapporto, il SSN soffre di problemi strutturali accumulati negli ultimi anni. Tra questi, il sottofinanziamento cronico, con tagli stimati in circa 37 miliardi di euro tra il 2010 e il 2019, una gestione delle risorse orientata alle singole prestazioni più che ai percorsi integrati di cura e una scarsa integrazione tra ambito sanitario e sociosanitario.
A ciò si aggiunge la carenza di personale, in particolare dei medici di medicina generale, che rende difficile garantire continuità assistenziale, soprattutto ai pazienti cronici e fragili costretti a muoversi tra diversi setting di cura senza una responsabilità unitaria.
Modelli virtuosi e proposte di riforma
Il Rapporto segnala esperienze positive basate sulla collaborazione tra enti sanitari, istituzioni locali e comunità, come il modello delle Botteghe di Comunità della ASL di Salerno, che coinvolge 29 comuni e oltre 28.000 cittadini.
Tra le principali proposte figurano l’aumento della spesa sanitaria, l’introduzione di budget di cura per i pazienti fragili, il rafforzamento dell’assistenza territoriale tramite Case e Ospedali di Comunità, l’istituzione di un Servizio nazionale per la non autosufficienza e piani pluriennali per il personale sanitario, con retribuzioni allineate alla media europea. Importante anche una migliore regolazione del privato accreditato, orientata alla riduzione delle disuguaglianze e delle inefficienze.
La sussidiarietà come architettura dell’universalismo
Per Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il dibattito non è tra pubblico e privato, ma tra un Paese che garantisce cure per tutti e uno in cui solo chi può permetterselo accede ai servizi sanitari. La sussidiarietà, intesa come collaborazione strutturata tra istituzioni, territori e società civile, viene proposta come architettura istituzionale capace di rendere il diritto alla salute effettivo e sostenibile nel tempo.
La posizione del ministro Schillaci
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato l’importanza dei principi di sussidiarietà, soprattutto nella sua dimensione orizzontale, per preservare i valori di un sistema universalistico. In un contesto di bisogni di salute sempre più complessi, ha evidenziato la necessità di valorizzare il contributo della società civile e del Terzo settore, indicando nelle Case di Comunità uno strumento concreto per rafforzare l’assistenza territoriale.
Il Rapporto “Sussidiarietà e Salute” propone una visione di riforma che punta a superare le attuali frammentazioni del sistema sanitario italiano, rilanciando l’universalismo attraverso una nuova alleanza tra Stato, territori e comunità. Una sfida cruciale per garantire equità e sostenibilità al SSN nel futuro.

