Stigma del peso, colpisce già dall'infanzia (Foto Pixabay)
Stigma del peso, pediatri: inizia già a 3-4 anni
Lo stigma del peso, con pregiudizio e discriminazione, inizia già dall’infanzia. E mette a rischio autostima, salute e qualità di vita. Pediatri e associazioni sanitarie pubblicano un documento congiunto con una serie di consigli per trattare e comunicare l’obesità e il sovrappeso fra i bambini e gli adolescenti
È doloroso, pericoloso, e a volte inizia sin dall’infanzia, anche in modi inconsapevoli da parte dei genitori. Lo stigma del peso investe i più piccoli già in età pediatrica e poi gli adolescenti in condizione di sovrappeso o obesità. E può avere conseguenze devastanti, condizionare lo stesso successo delle cure, portare a una ridotta autostima, diminuire la qualità di vita.
Stigma del peso già a 4 anni
Lo stigma del peso “comincia molto presto: già a 3-4 anni i bambini vengono derisi e discriminati”.
È quanto si legge in un documento di consigli, redatto dal Gruppo Intersocietario obesità SIP–SIEDP–SINUPE–SIO–SIPPS, dedicato al contrasto dello stigma del peso in età pediatrica, un fenomeno diffuso che incide profondamente sul benessere psicologico, sociale e sulla qualità delle cure dei bambini e degli adolescenti con obesità. Il documento propone definizioni condivise e dieci consigli operativi per “promuovere un linguaggio rispettoso, migliorare l’accoglienza nei percorsi assistenziali e sostenere una cultura sanitaria e sociale libera da pregiudizi”.
Stigma e discriminazioni
Chi soffre di obesità vive complicazioni psicologiche legate a una forma di stigma del peso, o Weight Stigma, che enfatizza soprattutto ideali di bellezza associati alla magrezza. Lo stigma porta alla discriminazione e questa coinvolge famiglia, scuola, società, lavoro, servizi sanitari.
“Lo stigma esplicito e implicito legato al peso è diventato pervasivo, universale e persistente, documentato in tutti i settori sociali e in crescita, nonostante l’aumento della prevalenza dell’obesità”.
Lo stigma del peso è inteso come “svalutazione sociale e denigrazione degli individui a causa del loro peso corporeo in eccesso. Può portare a atteggiamenti negativi, stereotipi, pregiudizio e discriminazione”. Gli stereotipi basati sul peso comprendono generalizzazioni secondo cui gli individui con sovrappeso o obesità sarebbero “pigri, golosi, privi di forza di volontà e autodisciplina, incompetenti, non motivati a migliorare la propria salute, non aderenti ai consigli dei sanitari e sono personalmente responsabili del loro elevato peso corporeo”.
Un contesto che discrimina
È un fenomeno diffuso. E tanto. La metà degli adulti in sovrappeso o obesità sperimenta forme di interiorizzazione dello stigma, ovvero accetta gli stereotipi e li applica a se stesso, svalutandosi.
Il documento riconosce che “bambini e adolescenti sono spesso stigmatizzati, anche inconsapevolmente, fin dai primi anni di vita dai propri genitori”. E riconosce anche il ruolo dei media, che possono rafforzarlo con nozioni errate sull’obesità, come appunto il fatto di attribuirla alla responsabilità personali. Medici e operatori sanitari, pediatri e specialisti dell’obesità a loro volta spesso fanno discriminazione.
Oltre a iniziare presto, già dall’infanzia, lo stigma del peso fa peggiorare i comportamenti legati allo stile alimentare e motorio, peggiora la relazione fra sanitari e famiglia/bambino e quindi la qualità dell’assistenza. Quando si rivolge agli adolescenti, “rende difficile lo sviluppo di una buona identità sociale e facilita lo strutturarsi di identità danneggiate, con conseguenze sulla Qualità di Vita lungo tutto l’arco della vita”.
Non giudicare, non colpevolizzare
Il documento offre allora una serie di consigli operativi. Questi comprendono indicazioni per trattare i bambini in eccesso di peso, a partire da una valutazione ponderale fatta “con garbo”.
E poi “comunicare la diagnosi in modo non giudicante, non colpevolizzante, sottolineando la natura complessa di questa “malattia”: genetica, biologica e non solo comportamentale. Valutare il bambino sul piano fisico e psicologico, evidenziando pregressi episodi di derisione e discriminazione. Valutare l’interiorizzazione dello stigma e i disturbi dell’immagine corporea. Contrastare il pensiero che la persona con obesità sia “sbagliata, incapace e valga meno di una normopeso”. Ancora: non bisogna dare per scontato che se il peso non è cambiato, non lo sia stato anche il comportamento. E vanno aiutati i genitori a indagare su eventuali forme di derisione, discriminazione, bullismo e cyberbullismo, a scuola o in famiglia.
Il documento chiede di garantire una completa formazione dei sanitari sull’obesità infantile, comprese le sue cause e lo stigma del corpo per cambiarne la narrazione tradizionale, e sulla prevenzione dell’obesità e sovrappeso in età evolutiva. E di diffondere una cultura anti-stigma in tutti gli ambiti sanitari scolastici, politici, mediatici.

