Il caso “Tari gonfiata” continua a tenere banco. La denuncia è stata fatta da giorni: nei Comuni che hanno fatto pagare più volte la quota variabile della tariffa rifiuti, questa è lievitata. Sono stati promessi rimborsi ma si temono aumenti per l’anno prossimo. Le associazioni dei consumatori si sono mobilitate e promettono battaglia. Denuncia oggi il Movimento Difesa del Cittadino: “Alle città coinvolte si potrebbe aggiungere anche Roma”. Sembra che nella Capitale il consumatore non riesca a sapere se la tassa rifiuti che paga sia giusta oppure no.

MDC prosegue la campagna SOS Tari lanciata lo scorso ottobre per denunciare le distorsioni create dalla moltiplicazione indebita della quota variabile sulle pertinenze dell’abitazione. “Non c’è ancora una stima precisa dei Comuni irregolari, ma dovrebbero essere circa 800, ovvero uno su 10”, dice l’associazione. I calcoli li aveva fatti il Sole 24 Ore: la Tari “gonfiata” arriva a costare, a una famiglia di quattro persone, oltre 280 euro in più. E la tariffa dei rifiuti si “gonfia” quando la quota variabile della tariffa viene fatta pagare più volte calcolandola non una sola volta per tutta l’abitazione, ma replicandola per cantine e garage. Quello che invece è stato fatto da alcune amministrazioni comunali è stato di conteggiare la quota variabile non una sola volta sull’insieme di abitazione e pertinenze (garage, cantine) ma replicandola per l’appartamento e per ogni pertinenza. Da qui i rincari, le polemiche di questi giorni, le promesse di rimborsi e il rischio che per compensare le mancate entrate si arrivi a un rincaro nella Tari 2018.

Dall’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, è arrivata la precisazione che non c’è stato dolo ma errori. “Sulla vicenda Tari occorre fare chiarezza: non c’è stato alcun dolo perché non c’è stato e non può esserci aumento del gettito. Si tratta di errori, capitati in pochi Comuni, per poche utenze e cifre molto basse – così il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro – La legge che ha istituto la Tari prevede che il gettito vada a coprire integralmente il costo del servizio: se qualcuno ha pagato di più vuol dire che qualcun altro ha pagato qualcosa in meno, il gettito è rimasto lo stesso. Che è successo? La legge non è esplicita, il regolamento tipo del Mef non prevede la questione delle pertinenze in particolare. Infine, ricordo che ogni anno tutti i circa ottomila Comuni mandano i regolamenti al Mef, per le verifiche a campione della correttezza. Bene, il Mef neppure in un caso ha sollevato obiezioni“. Ora il problema è come risolvere l’errore e disporre i rimborsi. Ha detto il presidente Anci: “I Comuni hanno sempre delle riserve e noi pensiamo che per i calcoli errati negli anni passati i rimborsi possano provenire dalle casse del Comune. Ci auguriamo anche con una formula automatica, senza costringere i contribuenti a presentare domanda”. Per il futuro invece, prosegue Decaro, “se il costo del servizio resta lo stesso, chi ha pagato di più dovrà pagare di meno e chi ha pagato di meno pagherà di più. Ma si tratta di cifre impercettibili, in molti casi variazioni di qualche centesimo di euro. Per far risparmiare soldi ai contribuenti l’unica strada è produrre meno rifiuti, riciclare correttamente quelli che si producono, non sporcare le strade pubbliche: contribuire tutti a rendere meno oneroso il servizio”.

Il caso nelle ultime settimane è diventato di dominio pubblico. “Una volta tanto le amministrazioni coinvolte hanno riconosciuto l’errore e il diritto alla restituzione delle somme pagate illecitamente – ha detto il presidente del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo – Il nodo, adesso, è proprio quello dei rimborsi e delle loro tempistiche. L’Anci, ad esempio, pur ammettendo un errore nel calcolo della tassa, scarica la responsabilità sul Ministero delle Finanze che non avrebbe controllato i Regolamenti trasmessi e paventa il rischio di un aumento per tutti sulla Tari del 2018”.

Prosegue Luongo: “Attendiamo al più presto l’elenco dei Comuni che hanno gonfiato la Tari e chiediamo un Tavolo al MEF per capire come e quando rimborsare i cittadini evitando soluzioni pasticciate e rinvii, su questo non tollereremo ritardi o ripensamenti come avvenne nel caso dei costi per la depurazione senza impianti. Intanto la nostra Associazione ha predisposto fin da subito un modulo di autotutela che il consumatore può compilare in modo facile e veloce da trasmettere al proprio Comune, il quale deve rispondere entro 90 giorni”.

L’associazione denuncia però anche il “caso Roma”. Oggi, durante la trasmissione Mi Manda Rai Tre, MDC ha detto che all’elenco dei Comuni coinvolti nello “scandalo Tari” si potrebbe aggiungere anche la Capitale, che sembrava invece applicare un calcolo regolare. Spiega Luongo: “Dopo un esame approfondito delle varie delibere del Campidoglio ed in particolare della n. 3/17 ci siamo accorti che non vengono indicate da nessuna parte le tariffe a metro quadro per la quota fissa e variabile che compongono la Tari per le utenze domestiche e questo anche negli allegati. Dunque il consumatore non può sapere se la tassa rifiuti che paga è giusta oppure no perché nelle varie delibere del Comune si fa riferimento solo ai coefficiente ed al Piano finanziario dove non sono neppure specificate del dettaglio. Un vuoto che crea una situazione di totale incertezza tanto che, come ha anche già sottolineato il Sole 24 Ore, in alcuni casi il conto non torna nemmeno quando si confronta la tariffa chiesta ai cittadini con quella indicata dal calcolatore online di Ama”. L’associazione promette di non abbandonare il caso. “Chiederemo a riguardo chiarimenti formali al Comune di Roma e nel frattempo continueremo a fornire assistenza ai consumatori che si trovano in questa assurda situazione e faremo buona guardia sui pretesi aumenti della Tari che i Comuni vorrebbero applicare dal 2018”.

 

Notizia pubblicata il 15/11/2017 ore 17.14

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

2 thoughts on “Tari “gonfiata”, MDC: “A Roma il consumatore non sa se la tassa è giusta o no”

  1. Ma se fosse un fenomeno così esteso, almeno dieci casi concreti dovrebbero farceli vedere.
    E di questi dieci casi, siamo certi che si tratti effettivamente di 10 pertinenze.
    Io penso che così il consumerismo perda di credibilità.

  2. a Roma AMA mette a disposizione un calcolatore che chiede unicamente metri quadri e numero occupanti. Per un appartamento di 100 mq e 3 occupanti risulta TARI = 382,76. Questo è vero sia nel caso che i 100 mq siano tutti di appartamento, sia nel caso in cui siano 70 mq di appartamento e 30 mq di pertinenze. Il che sembra in contrasto con quanto indicato dal MEF.

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