Una bresaola ci salverà? L’ultima strategia del Ministero dell’Agricoltura (e molti dubbi) (Foto ROMAN ODINTSOV per Pexels)

Si va verso il patto della bresaola, o più prosaicamente una bresaola ci seppellirà? Nel gioco delle dichiarazioni e delle preoccupazioni nei confronti dei dazi statunitensi, nei giorni scorsi è arrivata la proposta di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare (dettaglio non da poco) e delle foreste: importare carne statunitense per la produzione di bresaola da destinare al mercato americano. Una bresaola, ha detto Lollobrigida nel question time alla Camera, “esclusivamente finalizzata al mercato statunitense”.

“ Una sorta di “bresaola di ritorno”, prodotta con carni americane, ma lavorata in Italia secondo il disciplinare IGP”, spiega il Fatto Alimentare in un approfondimento in cui Roberto La Pira evidenzia le lacune dell’idea.

Partiamo dalle conclusioni della testata specializzata: “non ci sono elementi concreti” per portare avanti questo progetto, “non c’è convenienza economica”. E non ci sono neanche volumi di esportazioni che possano giustificare il piatto (sic) della trattativa.

Spiega La Pira: “l’Italia esporta negli USA un quantitativo ridicolo di bresaola, tanto che non si sposterebbe di una virgola la nostra bilancia commerciale alimentare in caso di dazi punitivi”.

Una bresaola per il mercato Usa

L’idea è appunto quella di offrire al mercato Usa una bresaola fatta con le carni statunitensi importate in Italia, lavorate col disciplinare IGP della bresaola e riportata in questa forma negli Stati Uniti. Rispondendo al question time del 9 luglio alla Camera, il ministro ha spiegato che “l’export di bresaola negli Stati Uniti non è modesto, non c’è proprio” a causa delle restrizioni legate alle norme sulla mucca pazza.

Per Lollobrigida “la produzione di bresaola con carni statunitensi avrebbe l’effetto quindi di aprire questo mercato, con un ritorno importante per le aziende del settore, e credo sia questa la ragione per la quale sono stati proprio i produttori ad avercela sottoposta. Al tempo stesso, garantirebbe anche export di carni statunitensi, richiesta già presentata dai negoziatori americani alle autorità europee. Si tratterebbe eventualmente – prosegue il ministro – di una importazione vincolata alla produzione di bresaola esclusivamente finalizzata al mercato statunitense e quindi in nessun modo commercializzabile in Unione europea”.

La procedura sarebbe fatta nel rispetto del disciplinare di produzione della bresaola che già ora “è prodotta utilizzando circa l’80% di carni di altre aree del continente americano”.

Bresaola, qualche numero

Ed è proprio questo uno dei punti cruciali. Circa l’80% della carne usata per produrre la bresaola IGP è infatti importata dal Brasile e dal Sud America. Ed è carne di zebù. Spiega ancora Il Fatto Alimentare: “La bresaola della Valtellina IGP, uno dei salumi più noti d’Italia, è tradizionalmente prodotta con carne bovina salata ed essiccata, ma la carne utilizzata oggi proviene in larga parte da zebù sudamericano, in particolare proveniente da Brasile e Uruguay, che garantiscono una qualità eccellente e una fornitura di materia prima costante”.

Come spiega anche il Consorzio di tutela bresaola della Valtellina, “i produttori aderenti al Consorzio utilizzano principalmente carne proveniente da allevamenti europei e sudamericani, dove i sistemi di allevamento e i controlli in tutte le fasi della filiera garantiscono una materia prima che risponde alle elevate esigenze di qualità richiesta per la produzione della Bresaola della Valtellina IGP”.

Sempre secondo il Consorzio, l’esportazione nel 2024 “rappresenta il 5% della produzione, con un valore di 14 milioni di euro (+4,64%). Nel 2024, sono state esportate infatti 632 tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP, nei Paesi UE (72% del totale in aumento del +3,2% rispetto al 2023) ed extra UE (28% del totale in aumento del +8,5% rispetto al 2023), dove spiccano diversi paesi del Medio Oriente, soprattutto nei paesi di religione islamica”.

C’è però una forte contrazione dell’importazione di materia prima di origine europea, tanto che 2024 la carne bovina proveniente da paesi Ue si è ridotta al 22%. E si prevede che la tendenza negativa proseguirà anche quest’anno.

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