Energia, scatta la penalità per il recesso anticipato. MDC: una vessazione per i consumatori (Foto Pixabay)

L’energia è tema delicato per i consumatori. E con l’arrivo del nuovo anno è scattata una novità: dal 1° gennaio di quest’anno i fornitori di energia elettrica hanno la facoltà di applicare un onere a carico del cliente che esercita il recesso prima dello scadere del contratto, nel caso di offerte a prezzo prezzo fisso e se la durata del prezzo o del contratto è per un tempo determinato (solitamente 12 o 24 mesi). “Nuova vessazione ai danni dei consumatori”, commenta oggi il Movimento Difesa del Cittadino. Per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta di “una vergogna”.

MDC: insidia per i consumatori

Il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) esprime oggi “profonda preoccupazione” sulle recenti misure introdotte da ARERA che prevedono l’imposizione di penalità per il recesso anticipato da contratti di fornitura di energia elettrica e gas. A partire dal 1° gennaio, ricorda l’associazione, i clienti domestici e le piccole imprese che desiderano cambiare fornitore prima della scadenza del loro contratto si troveranno a fronteggiare costi aggiuntivi. Una disposizione che si applica sia ai contratti a durata determinata, solitamente di 12 o 24 mesi a prezzo fisso, sia, in alcuni casi, ai contratti a tempo indeterminato con tariffe fisse per periodi specifici.

«In un momento delicato di transizione dal mercato tutelato a quello cosiddetto libero, con la cessazione, il 10 gennaio, delle tutele previste per il gas e, il 1° luglio, per l’elettricità, riteniamo che tali misure possano rappresentare una insidia per i consumatori», dichiara il presidente del Movimento, Antonio Longo.

MDC si unisce pertanto alle altre associazioni che hanno già espresso pareri critici e intenzioni di impugnare la delibera ARERA e sottolinea che le penalità imposte contrastano con il principio di un mercato veramente libero, limitando di fatto la mobilità dei consumatori e favorendo gli operatori a scapito degli utenti finali come già accaduto nel mercato della telefonia mobile. Per il Movimento si tratta di un vero e proprio regalo alle principali società energetiche che fa il paio con l’aumento in bolletta dell’IVA sul gas visto che il governo non ha prorogato l’applicazione dell’aliquota ridotta al 5% fino al 31 dicembre 2023.

«Dal 1° gennaio 2024, per il gas metano per usi civili e industriali, comprese le forniture di servizi di teleriscaldamento e le somministrazioni di energia termica prodotta con gas metano in esecuzione di un contratto di servizio energia (allegato II, dlgs 30 maggio 2008 n. 115), si tornerà ad applicare l’aliquota IVA ordinaria, che va dal 10 al 22%. Per il gas impiegato in usi civili si applica l’aliquota ridotta al 10% solamente ai primi 480 metri cubi all’anno, poi la percentuale è al 22%», chiarisce Francesco Luongo portavoce ed esperto di MDC. Il Movimento si impegna dunque a vigilare attentamente sull’evoluzione della situazione, supportando i diritti dei consumatori e opponendosi a misure che possano compromettere la loro libertà di scelta e la sostenibilità economica.

UNC: Governo e Parlamento contro concorrenza

Sulla penale per il recesso si era pronunciata anche l’Unione Nazionale Consumatori

«Una vergogna! Abbiamo chiesto inutilmente e ripetutamente a Governo e Parlamento, depositando le osservazioni al disegno di legge sulla concorrenza appena varata, di abrogare l’art. 7, comma 5 del Decreto Legislativo n. 210 dell’8 novembre 2021, che prevede che il fornitore di energia elettrica possa far pagare ai clienti una somma di denaro in caso di recesso anticipato da un contratto di fornitura a tempo determinato o a prezzo fisso – ha detto Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori – Purtroppo, il Parlamento, dimostrando di voler stare dalla parte delle compagnie energetiche che stanno facendo extraprofitti milionari e non da quella delle famiglie, in barba alla libera concorrenza, che prevede la perfetta mobilità del consumatore, non ha accolto la nostra richiesta».

Il fatto, prosegue l’associazione, è ancora più grave perché sta per essere eliminato il mercato tutelato dell’energia. E quindi, conclude Vignola, «le famiglie, non informate su quello che devono correttamente fare per evitare di pagare di più, non essendo mai partita la campagna informativa, dovrebbero almeno essere lasciate libere di cambiare fornitore in caso di fregature. Insomma, dopo il danno la beffa!».

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