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Verso il Green New Deal

In Italia ci sono 170 opere pubbliche prioritarie per il Green New Deal. Aspettano di essere sbloccate o finanziate. Servono a far riaprire i cantieri, a rilanciare investimenti e occupazione, e a farlo nell’ottica della qualità della vita per i cittadini e per i territori stessi. Perché si tratta di bonifiche, mobilità dolce, depurazione, messa in sicurezza, energia, infrastrutture, rifiuti e trasporti. 170 opere pubbliche e 11 emergenze nazionali sono le priorità dell’Italia secondo Legambiente, che le ha messe nero su bianco in un dossier nel quale traccia un elenco dettagliato delle opere divise per regione e per tipo di intervento.

 

opere utili legambiente
Opere utili, rapporto Green New Deal Italiano, Legambiente 2020

 

Opere prioritarie per il Green New Deal

Altro che “ambientalismo del no”, dice l’associazione.

«Abbiamo utilizzato criteri di utilità per i territori e i cittadini, di miglioramento della sicurezza (sismica, idrogeologica, sanitaria), di innovazione nel sistema della mobilità, di minore consumo delle risorse naturali e di materia, di transizione energetica – spiega Legambiente nel dossier – Opere coerenti con la lotta ai cambiamenti climatici che farebbero aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità. Sono tipologie di Opere che danno concretezza agli ingenti investimenti che si prevedono a livello nazionale ed europeo per il Piano Green New Deal».

L’elenco risponde a esigenze che riguardano sicurezza sismica, idrogeologica e sanitaria, innovazione e trasporti, transizione energetica e bonifiche.

Ci sono ad esempio, spiega Legambiente, «la bonifica delle falde delle province di Vicenza, Padova e Verona dai Pfas per garantire l’acqua potabile, la messa in sicurezza della falda acquifera inquinata del Gran Sasso in Abruzzo, la bonifica della Valle del Sacco nel Lazio, la bonifica in Calabria di oltre 10 milioni di metri quadrati di coperture in eternit, sempre in Calabria i 129 comuni in infrazione europea per la mancata e cattiva depurazione, il porto di Gioia Tauro senza collegamento ferroviario, la diga sul Metrano ancora incompiuta nonostante abbia inghiottito un mare di denaro pubblico».

A Roma c’è il completamento degli ultimi 10 chilometri dell’anello ferroviario. A Taranto c’è naturalmente la grande questione dell’Ilva e della bonifica di vaste aree a carico del pubblico di cui non è dato conoscere ancora “il quando e il come” degli interventi da effettuare, prosegue Legambiente, nonostante l’andirivieni di vari commissari straordinari e gli 800 milioni di euro della transazione con la famiglia Riva.

«Per le opere di cui è stato possibile avere il dato economico, gli investimenti già stanziati che aspettano di essere ben spesi sono pari a 15.871 milioni di euro mentre gli investimenti che aspettano di essere finanziati sono pari a 14.190 milioni di euro».

 

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L’Europa sceglie il Green New Deal. Italia, #opereprioritarie per il futuro

 

Le emergenze nazionali

Il dossier individua anche 11 emergenze nazionali in attesa di risposte concrete. Comprendono la ricostruzione post terremoto, il risanamento dei siti industriali inquinati, la bonifica delle discariche abusive, l’intervento sui depositi di scorie radioattive, il corretto smaltimento dell’amianto, lo smantellamento delle piattaforme offshore non produttive, gli interventi di adattamento e riduzione del rischio idrogeologico, l’abbattimento degli edifici abusivi, fino all’innovazione tecnologica nei piccoli comuni per fermare lo spopolamento delle aree interne.

«Vista la crisi climatica e i limiti di bilancio è necessario scegliere le priorità, e cambiare metodo perché finora si è agito sugli effetti senza prendere di petto le cause. Gli interventi che mettiamo in evidenza sono coerenti con la lotta ai cambiamenti climatici – dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – farebbero aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità: interventi che danno concretezza agli ingenti investimenti che si prevedono a livello nazionale ed europeo per il Green New Deal. Alla luce del piano presentato dalla Commissione europea con lo stanziamento di mille miliardi di euro per le politiche ambientali e climatiche, una parte importante di queste risorse deve finanziare il Green New Deal italiano, dando priorità a queste 170 opere».

Una visione per lo sviluppo

Le 170 opere selezionate sono molto diverse fra loro ma sono tutte o bloccate, o vanno a rilento, per effetto di inadempienze, rimpalli e contenziosi, di cattiva progettazione, di piani finanziari incerti o troppo ambiziosi, di perdita di finanziamenti o lievitazioni dei costi, con commissari straordinari nominati e revocati.

Non significa che vadano aggirate le norme.

«Non serve smontare le regole che pongono argini agli scempi, all’illegalità, all’infiltrazione mafiosa, al lavoro nero e dequalificato – spiega Maria Maranò della segreteria di Legambiente e curatrice del rapporto Green New Deal italiano – Sono circa 20 anni che si interviene con leggi speciali per sbloccare i cantieri, dai nomi salvifici – Legge Obiettivo (governo Berlusconi), Sblocca centrali (Berlusconi), Sblocca Italia (Renzi), Sblocca Cantieri (Conte 1) – che si accompagnano solitamente con una moltiplicazione di commissari straordinari; ma la realtà ha dimostrato che gli effetti di queste norme, quando non fanno danno, sono poco efficaci».

Va invece adottata una visione verso cui indirizzare lo sviluppo.

«Permetterebbe di selezionare le opere davvero utili invece di riattivare, a prescindere, betoniere, gru e cantieri, a costo di far lievitare costi, corruzione, illegalità – si legge nel dossier – Vista la crisi climatica e i limiti di bilancio dobbiamo cambiare e scegliere le priorità».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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