Inquinamento da plastica usa e getta, dalle multinazionali arrivano solo “false soluzioni”
La denuncia di Greenpeace: solo false soluzioni all’inquinamento da plastica usa e getta da parte delle grandi imprese. Bisogna ridurre packaging usa e getta e investire nel riuso, nello sfuso e nella ricarica
Dalle multinazionali arrivano solo «false soluzioni all’inquinamento da plastica usa e getta». Il packaging sostenibile, la carta, le bioplastiche non sono una soluzione efficace per ridurre e risolvere il problema dell’inquinamento da plastica. Ognuna di loro ha infatti un impatto ambientale. E il riciclo da solo non basta.
Insomma: «le soluzioni promosse dalle grandi aziende degli alimenti e delle bevande, non riducendo a monte la produzione di packaging usa e getta, consentiranno di perpetuare un modello di business e di consumo insostenibile per l’ambiente».
È la denuncia che arriva dal report di Greenpeace “Il Pianeta usa e getta. Le false soluzioni delle multinazionali alla crisi dell’inquinamento da plastica”, che evidenzia come la sostituzione della plastica con materiali alternativi come carta e bioplastiche e gli investimento nei nuovi sistemi di riciclo non bastano e non sono efficaci. La soluzione qual è? La riduzione degli imballaggi monouso e il ricorso al riuso, allo sfuso, alla ricarica.
“Packaging sostenibile in carta”, “#Plastica biodegradabile”, “100% riciclabile”, ecco le false soluzioni delle aziende. RT e #Breakfreefromplastic! pic.twitter.com/1SLlq9aaaO
— Greenpeace Italia (@Greenpeace_ITA) October 1, 2019
Le «false soluzioni» al problema della plastica
«Nonostante il packaging in plastica rappresenti circa il 40 per cento di tutta la plastica prodotta nel mondo e costituisca una delle fonti principali di rifiuti in plastica dispersi nell’ambiente, – si legge nel rapporto di Greenpeace – nessuna delle grandi multinazionali come Nestlé, PepsiCo e Coca Cola si è impegnata a ridurre la produzione di packaging monouso, investendo in sistemi di consegna basati sullo sfuso e sulla ricarica».
Molte multinazionali come Nestlè, Unilever, PepsiCo si sono impegnate a rendere gli imballaggi riciclabili, compostabili e riutilizzabili, ma allo stesso tempo continuano a produrre prodotti confezionati in plastica monouso o in materiali usa e getta. Il trattamento chimico dei rifiuti in plastica ha un impatto ancora dubbio. Mentre sono numerose le «false soluzioni» proposte al problema della plastica.
Una falsa soluzione è la sostituzione della plastica con la carta, che potrebbe generale «enormi pressioni sulle foreste del Pianeta, ecosistemi a elevata biodiversità e fondamentali nella lotta al cambiamento climatico».
Falsa soluzione è anche il passaggio a plastiche biodegradabili e compostabili, realizzate a base di materie prime come mais o canna da zucchero. Prima di tutto vengono da colture agricole; inoltre gran parte delle tecnologie ora disponibili non permettono di fare packaging solo a base di materiali rinnovabili.
«Il ricorso al termine biodegradabile – aggiunge Greenpeace – è spesso fuorviante per i consumatori: questi prodotti non si decompongono se dispersi nell’ambiente o gettati in discarica ma solo in determinate condizioni di temperatura e umidità, raramente presenti in natura. In pratica, se dispersi nell’ambiente possono dar luogo agli stessi problemi dei prodotti in plastica tradizionale».

I problemi del riciclo
Anche il riciclo crea problemi. E comunque non basta, perché il fatto che qualcosa sia riciclabile non significa che venga davvero riciclato. Spesso infatti si dimentica che più del 90% di tutta la plastica prodotta dagli anni Cinquanta non è stata riciclata, che i sistemi di riciclo attuali non sono in grado di assicurare lo smaltimento di tutta la plastica prodotta e in più che quella davvero riciclabile viene riutilizzata in percentuali molto basse.
«Per alcune plastiche realmente riciclabili come il Polietilene tereftalato (PET) e il Polietilene ad alta intensità (HDPE) – aggiunge Greepeace – i tassi di riciclo sono ancora spaventosamente bassi: solo la metà del PET venduto viene raccolto per essere riciclato, e solo il 7 per cento delle bottiglie raccolte per il riciclo sono trasformate in nuove bottiglie.”
Gran parte dei packaging in plastica viene riprocessato per prodotti di qualità inferiore non riciclabili. E come se non bastasse, negli ultimi anni è cresciuta la quantità di packaging composto da diversi materiali (poliaccoppiati) difficili o impossibili da riciclare.
Riuso, sfuso e ricarica
«Nonostante le crescenti prove scientifiche sui danni irreversibili che l’inquinamento da plastica può causare, la produzione aumenterà drasticamente nei prossimi anni – ha detto Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace – Le multinazionali continuano a promuovere come sostenibili alternative che in realtà non lo sono e che rischiano di generare ulteriori impatti su risorse naturali già eccessivamente sfruttate, come le foreste e i terreni agricoli. Per risolvere il problema dell’inquinamento da plastica, le grandi aziende devono ridurre drasticamente la produzione di usa e getta, investendo in sistemi di consegna dei prodotti basati sul riuso e sulla ricarica e che non prevedano il ricorso a packaging monouso”.
Le grandi aziende di alimenti e bevande devono dunque impegnarsi ad eliminare la plastica monouso, partendo dagli imballaggi superflui e più difficili da riciclare, ridurre il numero di contenitori in plastica immessi nel mercato e investire in sistemi di consegna basati su sfuso e ricarica.

