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Mar Mediterraneo, l'appello del WWF per difenderlo

Il Mar Mediterraneo deve riprendere fiato. È un concentrato di biodiversità, è fonte di ricchezza economica, è un’attrattiva turistica per milioni di viaggiatori in crociera. Ma il Mar Mediterraneo è sotto stress, solo poco più dell’1% è davvero protetto, è soggetto ai cambiamenti climatici, all’inquinamento, al sovrasfruttamento. Il Mare Nostrum va protetto. Così nella Giornata mondiale degli Oceani il WWF propone ai paesi del Mediterraneo un Blue Recovery Plan, un piano per la ripresa del Mediterraneo.

Oggi la Giornata mondiale degli Oceani

La Giornata mondiale degli oceani riconosce l’importanza vitale del mare e degli oceani, che vanno difesi dal sovrasfruttamento delle risorse ittiche, dall’inquinamento da plastica, dall’impatto del cambiamento climatico.

Il tema della Giornata di quest’anno  è “Together We Can Protect Our Home”. L’obiettivo è quello di chiedere ai leader mondiali di proteggere il 30% dei mari entro il 2030.

Salvaguardando almeno il 30% del nostro oceano attraverso una rete di aree protette possiamo assicurare un ambiente salutare per la vita marina e per l’umanità: questo il messaggio principali della campagna. Proteggere almeno il 30% della risorsa marina è obiettivo che va perseguito anche per il Mediterraneo.

 

 

 

Un Blue Recovery Plan per il mar Mediterraneo

«Il Mediterraneo è un concentrato di biodiversità che tutto il mondo ci invidia, con oltre 17.000 specie, paesaggi evocativi, ricco di cultura, tradizioni – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia – I paesi che condividono questa grande ‘oasi marina’ hanno quindi un’enorme responsabilità verso i propri cittadini e la nostra proposta punta ad un futuro sostenibile del mare, per il Mondo che Verrà».

Nel Mediterraneo devastato dalla pandemia e che si avvia verso una stagione turistica poco promettente, il WWF lancia un appello ai paesi e territori costieri che affacciano sul Mediterraneo. La proposta è quella di lavorare su un  “Blue Recovery Plan” (Un Piano per la Ripresa).

L’associazione stima che che l’economia legata agli oceani nel Mediterraneo possa generare un valore annuo di circa 400 milioni di euro, l’equivalente di oltre la metà del Fondo per la Ripresa proposto dall’UE. Ma questa economia blu, prosegue il WWF, «può mettersi in moto solo se un’efficace protezione del mare e uno sviluppo economico sostenibile diventano la norma».

 

mar mediterraneo
Mar Mediterraneo

 

Mar Mediterraneo a rischio

Nel Mediterraneo si rischia un peggioramento delle prospettive ecologiche ed economiche. Bisogna recuperare uno status naturale e gestire in modo più sostenibile le attività economiche che dipendono dal mare, come la pesca e le crociere solo per fare un paio di esempio.

«Prima di tutto dobbiamo lasciare che il mare ‘riprenda fiato’ e recuperi uno status naturale – dice il WWF –Al momento appena l’1,27% del Mediterraneo è effettivamente protetto mentre i maggiori scienziati del mondo concordano sul fatto che almeno il 30% del mare dovrebbe essere tutelato. Le aree protette marine gestite in modo efficace sono fondamentali per ricostruire gli stock ittici, sostenere attività di pesca e turismo sostenibili e mitigare gli effetti del cambiamento climatico».

Va ripensato anche il sistema economico perché, prosegue l’associazione, tutti i principali settori marittimi, dal trasporto all’acquacoltura, dalla nautica da diporto alla pesca ricreativa e su piccola scala, si basano o competono su aree marine chiave, lasciandole in uno stato di grave esaurimento. Il declino delle risorse naturali comporterebbe inevitabilmente il declino della maggior parte dei settori economici della regione e delle molte comunità che dipendono da essi.

Ecosistema, pesca, crociere

Nel Mediterraneo i servizi ecosistemici sono a forte rischio: il 33% degli habitat marini italiani di interesse comunitario, tra cui praterie di posidonia, foreste di macroalghe e coralligene, presentano uno stato di conservazione inadeguato.

Oltre al forte traffico merci via mare, sul Mediterraneo pesa l’attività turistica delle crociere: è infatti la prima destinazione crocieristica d’Europa. I viaggiatori in crociera nel Mediterraneo sono passati, nell’arco di un decennio, da 8,7 milioni a 30 milioni. Il Mediterraneo è la destinazione principale del mondo per il turismo costiero e marittimo e attira circa un terzo di tutti i visitatori globali.

«Più della metà dei superyacht del mondo solcano le acque del Mediterraneo ogni estate, ma l’ancoraggio è anche la prima minaccia per i fondali nelle aree marine protette».

Il Mediterraneo è anche uno dei mari più sfruttati al mondo per la pesca. L’acquacoltura è quadruplicata negli ultimi 20 anni e rappresenta già oltre la metà della produzione totale del pescato. Tutte queste attività vanno gestite in modo più sostenibile.

 

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Blue Recovery

 

Investire per il futuro

Spiega Giuseppe Di Carlo, Direttore della WWF Mediterranean Marine Initiative: «Disastri ecologici, temperature in aumento, crisi dei rifugiati, disoccupazione e ultimo, ma non meno importante, la pandemia: la regione mediterranea è in costante stato di emergenza. La mappa del Mediterraneo vede un grande bacino blu al centro che tiene insieme i 22 paesi costieri  Il mare è l’unico e più importante tesoro naturale ed economico che possediamo. Ed è qui che dobbiamo investire se vogliamo avere la possibilità di una ripresa reale e a lungo termine. La recente interruzione di alcune attività marittime a causa di COVID-19 ha confermato che se riduciamo la pressione sul mare, gli stock ittici e gli habitat marini potrebbero ricostruire rapidamente e fornire le risorse necessarie a sostenere il nostro rilancio socioeconomico. Abbiamo bisogno di cambiamenti coraggiosi se vogliamo dare alle giovani generazioni la possibilità di vivere e lavorare nel Mediterraneo».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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