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Rifiuti tessili sempre più importanti per l'economia circolare

I rifiuti tessili avranno un ruolo sempre più importante nell’economia circolare. E presto arriverà, in Italia e in Europa, l’obbligo di fare la raccolta differenziata dei rifiuti tessili. È quanto ricorda Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, che ha stilato le “Linee guida per l’affidamento del servizio di gestione degli indumenti usati”.

Rifiuti tessili e criticità della filiera

I rifiuti tessili entrano a pieno titolo nelle esigenze di una nuova economia che punti sul riuso e sul riciclo.

La fast fashion, la “moda veloce”, ha infatti reso disponibili negli anni grandi quantità di abiti e stili a prezzi bassi. E questo ha portato a un aumento di indumenti prodotti, usati spesso poco, poi scartati. Nuove abitudini, per cui gli abiti usati non vengono donati ma buttati via, hanno portato a un aumento dei rifiuti tessili.

La stessa gestione dei rifiuti tessili è cosa complessa, come ricorda Utilitalia, perché la filiera degli abiti usati presenta diverse criticità. Sconta problemi di reputazione, come quando si scoprono destinazioni solidali ingannevoli.

«Purtroppo – si legge nelle linee guida di Utilitalia – le filiere degli indumenti usati originate dalle raccolte differenziate presentano crescenti problemi di reputazione. In esse sono stati riscontrati una serie di reati (commercio in nero, false pratiche di igienizzazione, falsificazione di formulari e bolle di trasporto, smaltimenti illegali del materiale di scarto spesso ritrovato negli incendi della “terra dei fuochi”, frodi doganali, contrabbando, riciclaggio di denaro sporco, intimidazioni, reati fiscali basati su triangolazioni con Paesi a bassa tassazione e infiltrazioni della criminalità organizzata)».

Le linee guida sono dunque anche un modo per aumentare la trasparenza della filiera.

 

Rifiuti urbani, l'economia circolare nel Nord Italia

 

Linee guida sui rifiuti tessili

L’obiettivo del documento, spiega Utilitalia, è di fornire alle aziende di igiene urbana indicazioni per contribuire a rendere la filiera dei rifiuti tessili più trasparente e sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale.

«Le aziende di igiene urbana, nelle loro funzioni di stazioni appaltanti, possono svolgere un importante ruolo di promozione della trasparenza, della sostenibilità sociale e ambientale e di prevenzione dell’illegalità», dice Utilitalia.

Il documento vuole dare le indicazioni che servono per «selezionare operatori onesti, efficienti e trasparenti» e allargare il livello della concorrenza. Attraverso le Linee guida si punta inoltre ad assicurare appropriati strumenti di rendicontazione e informazione e a promuovere una più ampia tracciabilità dei rifiuti raccolti.

«Il 5 gennaio scorso la Commissione Europea ha pubblicato la Roadmap per la definizione della strategia europea per i prodotti tessili, mentre il pacchetto di direttive europee sull’economia circolare – dice il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – ha già da tempo stabilito che ogni Stato membro dovrà istituire la raccolta differenziata dei rifiuti tessili entro il primo gennaio del 2025, e l’Italia ha anticipato questa scadenza al primo gennaio del prossimo anno.  Ciò comporterà lo sviluppo dei servizi di raccolta e quindi un incremento degli indumenti usati raccolti in modo differenziato e una crescente necessità da parte del sistema di assorbire nuovi flussi, e di conseguenza una maggiore capacità organizzativa non solo delle imprese della raccolta, ma di tutta la filiera».

Il documento fornisce dunque strumenti per organizzare il servizio di gestione nell’ottica di trasparenza, tracciabilità e legalità, preservando al tempo stesso le finalità solidali della filiera, che è quello che il cittadino si aspetta quando conferisce i propri indumenti usati nei contenitori stradali.

«I rifiuti tessili – dice Brandolini – giocheranno sempre più un ruolo non marginale nell’economia circolare. Innanzitutto perché, grazie alla preparazione al riutilizzo, si consente di prolungare la vita di molti indumenti e quindi ridurre i volumi dei rifiuti da smaltire. Inoltre, gli sviluppi tecnologici futuri potranno consentire di riciclare ciò che non può essere riutilizzato, recuperando le fibre tessili, per esempio, attraverso il riciclo chimico».

 

industria tessili impatto ambientale
L’impatto ambientale dell’industria tessile. Fonte: Parlamento europeo

 

L’impatto ambientale dei rifiuti tessili

Nel marzo 2020 la Commissione europea ha adottato un nuovo piano d’azione per l’economia circolare, che comprende una strategia dell’Ue per i tessili, con l’obiettivo di sviluppare l’innovazione e promuovere il riutilizzo.

I rifiuti tessili che finiscono in discarica rappresentano un problema. Dal 1996 la quantità di abiti acquistati in Ue per persona è aumentato del 40%, il ciclo di vita dei prodotti tessili si è ridotto e si stima che i cittadini europei consumino ogni anno quasi 26 kg di prodotti tessili e ne smaltiscono circa 11 kg (fonte: Parlamento europeo).

Gli indumenti usati possono essere esportati al di fuori dell’UE, ma per lo più vengono inceneriti o portati in discarica (87%). A livello mondiale meno dell’1% degli indumenti viene riciclato come vestiario, anche per la presenza di tecnologie inadeguate.

L’impatto ambientale dei rifiuti tessili è grande in termini di consumo di acqua, inquinamento, rilascio di microplastiche nelle acque. Alcune stime dicono che per produrre una sola maglietta di cotone occorrano 2.700 litri di acqua dolce, un volume pari a quanto una persona dovrebbe bere in 2 anni e mezzo.

«Si stima che la produzione tessile – evidenzia un focus del Parlamento europeo – sia responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile a causa dei vari processi a cui i prodotti vanno incontro, come la tintura e la finitura, e che il lavaggio di capi sintetici rilasci ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari. Il lavaggio di indumenti sintetici rappresenta il 35% del rilascio di microplastiche primarie nell’ambiente. Un unico carico di bucato di abbigliamento in poliestere può comportare il rilascio di 700.000 fibre di microplastica che possono finire nella catena alimentare».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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