Intelligenza artificiale, Garante Privacy: “Servono autorità di vigilanza indipendenti e imparziali” (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Chi vigilerà sull’intelligenza artificiale? Il Garante Privacy nei giorni scorsi ha inviato una segnalazione ai Presidenti di Senato e Camera e al Presidente del Consiglio in cui spiega che per l’intelligenza artificiale bisogna individuare Autorità di vigilanza indipendenti e imparziali. Di più.

“Il Garante per la protezione dei dati personali possiede i requisiti di competenza e indipendenza necessari per attuare il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale coerentemente con l’obiettivo di un livello elevato di tutela dei diritti fondamentali”.

È quanto scrive nella lettera il presidente del Garante privacy Pasquale Stanzione.

Intelligenza artificiale e vigilanza

Il Parlamento europeo ha appena approvato il regolamento sull’intelligenza artificiale e anche il Governo ha annunciato un disegno di legge sul tema. Uno dei nodi da sciogliere è a chi verrà affidata la vigilanza sull’intelligenza artificiale. Nei giorni scorsi l’annuncio dato dal sottosegretario all’innovazione Alessio Butti è che se ne occuperanno due agenzie, Agid – Agenzia per l’italia digitale e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Fonte: Fortune Italia).

Una prospettiva che si scontra però con quanto rivendica il Garante Privacy. La recente approvazione dell’AI Act da parte del Parlamento europeo, spiega il presidente dell’Autorità, “impone agli Stati membri alcune scelte essenziali sulle norme di adeguamento degli ordinamenti interni”.

E ancora: “L’incidenza dell’IA sui diritti suggerisce di attribuirne la competenza ad Autorità caratterizzate da requisiti d’indipendenza stringenti, come le Authority per la privacy, anche in ragione della stretta interrelazione tra intelligenza artificiale e protezione dati e della competenza già acquisita in materia di processo decisionale automatizzato”.

Per l’interrelazione fra intelligenza artificiale e protezione dati, per la competenza sul processo decisionale automatizzato e le caratteristiche d’indipendenza, nella segnalazione il Garante spiega che “sarebbe utile ragionare sulla soluzione proposta dal Comitato europeo per la protezione dati e dal Garante europeo. Con il parere congiunto n. 5 del 2021, essi hanno infatti suggerito  l’individuazione, nelle Autorità di protezione dati, delle autorità di controllo per l’i.a.”

L’AI Act, ricorda ancora l’Autorità, “si fonda sull’articolo 16 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che è la base giuridica della normativa di protezione dei dati, e lo stesso Regolamento sull’intelligenza artificiale prevede il controllo delle Autorità di protezione dei dati personali su processi algoritmici che utilizzino dati personali. La sinergia tra le due discipline e la loro applicazione da parte di un’unica Autorità è quindi determinante per l’effettività dei diritti e delle garanzie sanciti – conclude Stanzione – suggerendo in proposito una riflessione a Parlamento e Governo”.

Ci sarebbe anche un problema di competenze ripartite fra più autorità. Nella segnalazione il Garante Privacy ricorda infatti che “in assenza dell’attribuzione” del ruolo di autorità competente sull’intelligenza artificiale, “andrebbero disciplinati meccanismi (non scevri da oneri amministrativi per cittadini e imprese) di coordinamento”.

“La designazione, quali autorità competenti per l’i.a., di organi diversi determinerebbe infatti una frammentazione eccessiva della governance, con inevitabili conflitti di competenza e duplicazione ingiustificata degli oneri amministrativi per soggetti pubblici e privati”.

Ci sarebbe anche “una notevole semplificazione per gli utenti, che dovrebbero rivolgersi a un’unica autorità per i sistemi di i.a. che operino su dati personali senza il rischio di conflitti di competenza o di duplicazione di oneri amministrativi”.


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