Digital omnibus, Amnesty: a rischio i diritti digitali (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)
Digital omnibus, Amnesty: a rischio i diritti digitali
Amnesty: il digital omnibus fa parte della spinta alla deregolamentazione da parte dell’Ue, a rischio i diritti digitali dei cittadini
Il digital omnibus fa parte di “un ampio programma di deregolamentazione”. Lo hanno scritto 127 organizzazioni della società civile, preoccupate perché “ciò che viene presentato come una “semplificazione tecnica” delle normative digitali dell’UE è, in realtà, un tentativo di smantellare segretamente le più solide protezioni europee contro le minacce digitali”.
Fra queste c’è Amnesty International, per la quale “il Digital Omnibus fa parte di una più ampia spinta alla deregolamentazione da parte dell’Ue”.
Dati personali e intelligenza artificiale
Il digital omnibus è un pacchetto di riforme presentato dalla Commissione europea, che punta alla semplificazione e alla riduzione della burocrazia tecnologia nell’Unione europea. È oggetto di valutazioni contrastanti e critiche perché interviene sul GDPR , il regolamento sulla protezione dei dati, cambiando il modo in cui si decide se un dato è considerato dato personale. E interviene sull’AI Act, la legge sull’intelligenza artificiale, col rischio (in sintesi) dell’addestramento dell’AI attraverso i dati personali dell’Ue.
La deregolamentazione porterà all’oppressione digitale
Per Amnesty il digital omnibus smantellerà le tutele dell’Ue contro le minacce digitali.
Sostiene Damini Satija, direttrice di Amnesty Tech: “L’attuale spinta alla deregolamentazione dell’Ue porterà a un indebolimento dei diritti delle persone e le esporrà all’oppressione digitale. Aprirà la porta alla sorveglianza illegale, alla profilazione discriminatoria nel welfare e nelle attività di polizia, privando le persone del loro diritto di controllare i propri dati personali e di opporsi alle decisioni automatizzate e alla diffusione di contenuti dannosi online. Renderà inoltre più difficile individuare e contestare le decisioni prese dai sistemi automatizzati riguardo alle persone destinatarie di prestazioni sociali, posti di lavoro e opportunità di istruzione, aggravando ulteriormente i danni climatici alimentati da politiche che danno priorità all’industria tecnologica”.
Salvaguardia dei dati personali e responsabilità delle aziende per l’uso improprio delle tecnologie sono misure “essenziali per una società digitalmente sicura”.
Alcune leggi devono ancora entrare in vigore ma, spiega Damini Satija, “l’Ue sta già cercando di spostare l’equilibrio di potere dalla protezione dei singoli individui all’impunità delle aziende, cedendo alle motivazioni incentrate sul profitto dei colossi tecnologici che spesso operano a scapito dei nostri diritti. Se l’Ue vuole davvero sostenere l’implementazione senza intoppi delle leggi in materia digitale, tra cui l’AI Act, il GDPR e altri regolamenti fondamentali, dovrebbe rafforzare le tutele esistenti e garantire che le leggi siano applicate in modo significativo, invece di smantellare il quadro normativo attuale che permette di chiamare le aziende a rispondere delle loro azioni e al contempo consente di progredire verso un futuro tecnologico rispettoso dei diritti”.

