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Software libero, la richiesta: diritto di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo

Software libero, FSFE: diritto di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo

La Free Software Foundation Europe pubblica una lettera aperta, firmata con altre 37 organizzazioni, per chiedere ai legislatori europei il diritto di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo. Il software libero permette il riuso, il diritto alla riparazione e una maggiore sostenibilità digitale

Il software libero è fondamentale per la sostenibilità dell’hardware e per il diritto alla riparazione, per rendere i dispositivi riutilizzabili e aumentare la loro longevità. Dare agli utenti il diritto di scegliere liberamente sistemi operativi, software e servizi permetterà  di usare e riutilizzare i loro dispositivi per più tempo.

È quanto dice la Free Software Foundation Europe (FSFE), onlus per il software libero, in una lettera aperta cofirmata da 37 organizzazioni e aziende per chiedere ai legislatori europei il diritto di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo, con pieno accesso all’hardware, per sostenere la riusabilità e la longevità dei dispositivi. L’alleanza è formata da enti dei settori ambientale, economico e tecnologico.

«Il diritto universale di scegliere liberamente i sistemi operativi, i programmi e i servizi è cruciale per una maggiore sostenibilità nella società digitale», si legge nella lettera che chiede il diritto di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo.

Digitalizzazione, riparabilità e barriere del software

La digitalizzazione delle infrastrutture e dei servizi implica un numero crescente di dispositivi elettronici collegati a internet, e troppi di questi vengono buttati via dopo un certo tempo e non sono riparabili perché il software smette di funzionare o non viene più aggiornato.

Gli utenti che vogliono continuare a usare i propri dispositivi (tablet, smartphone, pc) per lungo tempo o in modo creativo si scontrano con una serie di barriere del software. In pratica, spiegano i promotori dell’iniziativa, “queste restrizioni artificiali all’uso e al riuso dell’hardware sono sostanzialmente imposte dal software”.

«Le restrizioni – si legge nella lettera – vanno dal bloccare fisicamente l’hardware, alla segretezza tecnica tramite l’uso di software proprietario, alle restrizioni legali tramite licenze software e contratti imposti all’utente finale. In questo modo, i produttori spesso impediscono la riparazione, l’accesso e il riutilizzo dei dispositivi da loro prodotti. Anche dopo l’acquisto, i clienti spesso non possiedono veramente i propri dispositivi: non sono in grado di fare ciò che vogliono con i loro stessi dispositivi. Se non si può installare il software che si desidera sul proprio dispositivo, significa che non lo si possiede».

Il libero accesso all’hardware e al software determina quanto a lungo e quanto spesso un dispositivo può essere usato. E per una società digitale più sostenibile servono dispositivi più longevi e che possano essere riutilizzati. Da qui la richiesta: «chiediamo ai legislatori di tutta Europa di sfruttare l’occasione storica e permettere un uso più sostenibile dei prodotti e dei dispositivi elettronici tramite un diritto universale di installare ed eseguire qualsiasi software su qualsiasi dispositivo».

 

 

Diritto alla riparazione, il Parlamento UE chiede prodotti più durevoli e facilmente riparabili
Diritto alla riparazione, il Parlamento UE chiede prodotti più durevoli e facilmente riparabili

 

Right to Repair

Il momento sembra quello giusto perché, come ricorda la Fsfe, l’Unione europea sta per  ridefinire i criteri di progettazione ecologica per prodotti in diverse proposte legislative, tra cui l’Iniziativa sui Prodotti Sostenibili, l’Iniziativa sull’Elettronica Circolare e il Diritto di Riparazione. Sono proposte che mirano a estendere il tempo di uso dei dispositivi elettronici e facilitare l’economia circolare.

Il software influenza quanto a lungo i consumatori possono usare i propri dispositivi, ricorda la FSFE, però gli stessi consumatori si scontrano con una serie di restrizioni che in praticha vengono dal software proprietario.

«Le licenze del Software Libero risolvono molti di questi problemi che pertanto diventano cruciali per un design ecologico e per la sostenibilità dell’hardware». È dunque questo il messaggio centrale della lettera aperta pubblicata oggi.

Tra i primi firmatari ci sono sindacati dei grandi gruppi di riparazione quali “The European Right to Repair Campaign”, il “Round Table Repair” e la “Netzwerk Reparatur Initiative” che insieme rappresentano centinaia di iniziative e associazioni del settore europeo della riparazione. Insieme a iFixit, Fairphone, Germanwatch, Open Source Business Alliance, Wikimedie DE, Digitalcourage, European Digital Rights Initiative, e altre 28 organizzazioni, chiedono ai legislatori europei un’economia digitale più sostenibile che dia agli utenti il diritto di scegliere liberamente sistemi operativi, software e servizi.

Software libero, le richieste

Nella lettera questo diritto si specifica in quattro richieste fondamentali.

La prima è il diritto universale di installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo.

«I nostri tablet, telefoni e altri dispositivi connessi sono computer di uso generico. La sostituzione del software e dei sistemi operativi su questi dispositivi ci permette di estendere la vita utile di un dispositivo e di fare pieno uso del nostro hardware. Per poter riutilizzare e riproporre le nostre risorse in modo creativo e sostenibile, è necessario avere il diritto universale di installare e sviluppare qualsiasi sistema operativo e software che si desideri su qualsiasi dispositivo. Qualsiasi ostacolo, sia esso legale, tecnico o di altro tipo che inibisca la possibilità di riutilizzare questi dispositivi per qualsiasi scopo non deve essere permesso».

È necessaria la libera scelta dei fornitori di servizi online; l’uso di un certo hardware non deve poter imporre i servizi online da usare.

Servono dispositivi interoperabili e compatibili: l’uso di un certo hardware non deve imporre una scelta su quale altro hardware comprare per poter mantenere i dispositivi connessi. I produttori devono fornire in formati e standard aperti tutti i dati necessari per far funzionare un dispositivo, permettendone l’interoperabilità. L’incompatibilità artificiale dei dispositivi non deve essere permessa.

La sigla chiede inoltre la pubblicazione del codice sorgente di driver, strumenti e interfacce. Riutilizzare e riparare i dispositivi è possibile “solo se gli utenti possono accedere e riutilizzare il codice sorgente di tutti i driver, strumenti e interfacce per far funzionare il dispositivo e i suoi componenti. Questo significa che il codice sorgente di strumenti, driver e interfacce relativi ad ogni componente hardware all’interno di un dispositivo deve essere pubblicato con una licenza di Software Libero”.

Una licenza libera, ricorda la lettera aperta, è qualsiasi licenza che garantisca le quattro libertà di usare, studiare, condividere e migliorare il software. Comprende le licenze di Software Libero e di Software Open Source. Ed è fondamentale per garantire il diritto alla riparazione.


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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